Il sindaco li ha ringraziati in pubblico. Il gruppo di giovani tedeschi sottolinea il valore della pace

Ripulito il cimitero tedesco. Ragazzi al lavoro 15 giorni

06/08/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Per quindi­ci giorni han­no puli­to e cura­to le tombe dei loro sol­dati mor­ti in guer­ra, nel nome del­la pace e del­la ric­on­cil­i­azione. Oggi sono già a casa, in Ger­ma­nia, i ven­tidue ragazzi che con i loro otto accom­pa­g­na­tori, han­no parte­ci­pa­to dal 21 luglio a l’altro ieri) al cam­po di lavoro svol­gen­do un servizio di cura e manuten­zione nel Cimitero tedesco che ospi­ta oltre 20mila loro caduti.L’altra sera il sin­da­co Fioren­zo Loren­zi­ni, tut­ta l’amministrazione, gli , Giulio Ron­ti­ni che segue il con Obern­dorf e il par­ro­co don Gior­gio Scala li han­no salu­tati con una cer­i­mo­nia che si è svol­ta pri­ma davan­ti al mon­u­men­to ai cadu­ti ital­iano e poi nell’impressionante cam­posan­to ger­man­i­co. Qui, su una stele tra l’erica, accan­to a una rosa rossa era sta­to posato un pic­co­lo apparec­chio di car­ta gial­la, con alcune righe scritte a mano: «I ragazzi», ha spie­ga­to Jochen Droste, del­la «Lega popo­lare tedesca per la cura dei cimi­teri», che li ha segui­ti e lavo­ra al prog­et­to, «sono impeg­nati a redi­gere anche biografie dei sol­dati. In questi giorni han­no pos­to l’attenzione su questo ragaz­zo. Era un pilota, vola­va per hob­by e per pas­sione». Si chia­ma­va Wal­ter Grigo­let, era orig­i­nario di Pad­aborn; ave­va 21 anni quan­do morì, era il 30 set­tem­bre 1944. «In un momen­to in cui la guer­ra in Medio Ori­ente va mietendo tante vite, tra cui quelle di tan­tis­si­mi bim­bi, ques­ta cer­i­mo­nia acquista un val­ore spe­ciale», ha det­to don Gior­gio Scala. «Ricor­dare» ha con­tin­u­a­to il sin­da­co, «serve a capire gli errori del pas­sato e a non ripeter­li. Il lavoro di questi gio­vani tedeschi, fat­to a dis­tan­za di sessant’anni dai tragi­ci even­ti del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale, dimostra che i gio­vani stan­no lavo­ran­do vera­mente per la pace. E’un esem­pio anche per i nos­tri ragazzi e le nos­tre ragazze, che li han­no incon­trati». Cias­cuno di loro poi ha let­to pen­siero: «La pace non si può creare in un giorno, è come un fiore che ha bisog­no di amore e atten­zione, solo pro­tet­ta e cura­ta cresce bene». Oppure: «Siamo addo­lorati per le vit­time di tut­ti i con­flit­ti». E anco­ra: «Com­memo­ri­amo quel­li che sono sta­ti perse­gui­tati e uccisi per­ché era­no di un’altra nazion­al­ità, per­ché appartenevano a una raz­za diver­sa o per­ché la loro vita era con­sid­er­a­ta inutile, a causa di una malat­tia o di una muti­lazione». Droste ha chiu­so così la cer­i­mo­nia: «Il lavoro per la pace e per la ric­on­cil­i­azione sulle tombe è una idea per la quale ci impeg­ni­amo conc­re­ta­mente da anni. In tut­to il mon­do ci sono con­flit­ti, ma sem­bra sia trop­po dif­fi­cile trovare soluzioni per un mon­do paci­fi­co. Il lavoro sulle tombe fa vedere ai gio­vani cosa cau­sano le guerre; i cimi­teri di guer­ra sono posti uni­ci, dove la morte è vis­i­bile. In ognuno, accan­to alle vit­time, si tro­ver­an­no anche innu­merevoli carn­efi­ci, ma è impor­tante chiarire che ogni com­mem­o­razione dei mor­ti è ded­i­ca­ta alle vit­time e non ai carnefici».

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