Allievi dicono di averli trovati nel piatto, la preside scrive alle famiglie ma mancano prove e tutti gli alimenti sono in regola

Riso con i vermi, giallo all’alberghiero

15/10/2005 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Un pas­tic­cio indi­gesto. A scuotere la tran­quil­lità dell’istituto alberghiero Car­naci­na non è però un piat­to di lasagne, ben­sì di riso. La vicen­da, cir­co­scrit­ta nell’ambito sco­las­ti­co durante l’orario di lezione, è trapela­ta all’esterno non tan­to per la pre­sa di posizione degli stu­den­ti ma quan­to per quel­la del­la stes­sa pre­side, Anna Maria Silingardi.La diri­gente sco­las­ti­ca, infas­tidi­ta per la super­fi­cial­ità dell’assistente tec­ni­co del lab­o­ra­to­rio e del docente di turno, ha ind­i­riz­za­to una let­tera ai gen­i­tori e agli alun­ni di una classe. La pre­side chiede scusa per un increscioso episo­dio ver­i­fi­catosi nel lab­o­ra­to­rio di cuci­na. In prat­i­ca, sec­on­do le notizie rac­colte, in una bus­ta sig­illa­ta di riso e in un sac­chet­to di uva pas­sa sareb­bero sta­ti rin­venu­ti dei pic­coli ver­mi. Ad accorg­ersene, ma solo dopo aver man­gia­to il risot­to, sareb­bero sta­ti un paio di stu­den­ti pron­ti a far pre­sente il prob­le­ma all’insegnante che, per tut­ta rispos­ta, avrebbe affer­ma­to: «Quel che no stran­go­la engras­sa». Una for­ma dialet­tale per sot­to­lin­eare, prob­a­bil­mente, lo scar­so cred­i­to alla denun­cia degli studenti.Già, per­ché in tut­ta ques­ta vicen­da sem­bra non siano rimaste prove ogget­tive. Chia­mati a rap­por­to dal­la pre­side, inseg­nante e ragazzi avreb­bero for­ni­to due ver­sioni opposte. A chi credere? Sen­za perdere tem­po in cal­coli di con­ve­nien­za la diri­gente ha scrit­to ai gen­i­tori del­la classe inter­es­sa­ta per scusar­si dell’episodio e assi­cu­rare: «È sta­to subito pre­dis­pos­to un piano di ver­i­fi­ca e di con­trol­lo delle der­rate ali­men­ta­ri pre­sen­ti in mag­a­zz­i­no e nei laboratori».Seppure a dis­tan­za di giorni l’episodio non è sta­to diger­i­to dal­la pre­side pre­oc­cu­pa­ta per il buon nome del­la scuo­la. «Non esiste alcu­na pro­va di cosa sia vera­mente suc­ces­so in lab­o­ra­to­rio: di cer­to nes­suno dei com­men­sali ha accusato alcun tipo di malessere», affer­ma Anna Maria Silin­gar­di, che non nasconde il suo dis­ap­pun­to per l’atteggiamento assun­to dal pro­fes­sore in servizio. «Sim­ili bat­tute», affer­ma, «non sono ammesse, mai. E anco­ra meno atteggia­men­ti super­fi­ciali di fronte a seg­nalazioni degli stu­den­ti. Il nos­tro isti­tu­to (mille stu­den­ti tra e Valeg­gio) si fre­gia del sis­tema di qual­ità Iso 9001 e per­tan­to deve rispettare tutat una serie di para­metri. Abbi­amo già provve­du­to alla ver­i­fiche del caso e non è emer­sa la benché min­i­ma situ­azione anom­ala. In par­ti­co­lare per il pac­co di riso incrim­i­na­to, la sca­den­za, ripor­ta­ta sul­la con­fezione, era luglio 2006».