La pieve è il «biglietto da visita» dell’arte valtenesina. Ultimati gli interventi sulle opere del ’200 e del ’300 nella chiesa di S. Emiliano

Risplendono gli affreschi

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Di Luca Delpozzo
Padenghe sul Garda

Sono sta­ti ulti­mati i lavori di restau­ro degli affres­chi del­l’an­tichissi­ma pieve di San­t’E­mil­iano, sulle colline alle spalle di Padenghe, vici­no alla local­ità Passeg­gero. Gli affres­chi del­la parete a nord sono sta­ti fati­cosa­mente por­tati alla luce, con un lavoro di cer­tosi­na pazien­za, dal pro­fes­sor Gian Car­lo Quaglia e dal­la sua équipe. Ovvia la sod­dis­fazione per i restau­ra­tori per­chè gli affres­chi si sono riv­e­lati in tut­ta la loro stu­pen­da bellez­za artis­ti­ca. Sono data­bili fra il 1200 e il 1300, sono tor­nati al loro splen­dore orig­i­nale, e sono tut­ti di otti­ma fat­tura. «Gli ignoti autori sicu­ra­mente non era­no degli artisti improvvisati — com­men­ta Quaglia — ben­sì per­sone alta­mente qual­ifi­cate e maestri nel­l’arte del­l’af­fres­co. «L’im­por­tan­za del dip­in­to più anti­co, quel­lo del ’200, che raf­figu­ra l’ar­can­ge­lo Gabriele che annun­cia la nasci­ta del Cristo ai pas­tori, è notev­ole in quan­to le tes­ti­mo­ni­anze due­cen­tesche sono davvero rare sul Gar­da. «L’at­ten­zione che l’artista ha pos­to — pros­egue il docente — nel­la com­po­sizione e nel­l’u­so delle terre col­orate con una tavoloz­za pregev­ole, avval­o­ra la tesi iniziale, per cui si può dire che ci tro­vi­amo di fronte ad una tes­ti­mo­ni­an­za artis­ti­ca di gran­dis­si­mo val­ore». Sul­la stes­sa parete c’è un’al­tra pag­i­na, data­bile al 1300, e vi sono raf­fig­u­rati l’ar­can­ge­lo Michele con la bilan­cia e al fian­co San Bar­tolomeo ed è com­parsa la figu­ra di San­t’E­mil­iano, di cui si han­no abbi­amo pochi­sisime tes­ti­mo­ni­anze. La scommes­sa lan­ci­a­ta nel­lo scor­so mese di set­tem­bre durante il con­veg­no pro­mosso dal Fon­do per l’ambiente del Gar­da, con la col­lab­o­razione del Fon­do ital­iano per l’Am­bi­ente e del­la Incres, è sta­ta in parte vin­ta. La pri­ma pietra è sta­ta col­lo­ca­ta, dice­va Quaglia, ora è nec­es­sario con­tin­uare sul­la stra­da intrapre­sa con il recu­pero strut­turale del­l’in­tero com­p­lesso. San­t’E­mil­iano, ques­ta chieset­ta di Padenghe che fino a qualche anno fa era des­o­lata­mente abban­do­na­ta e in con­dizioni dis­as­trose, si pone dunque in una posizione di priv­i­le­gio artis­ti­co, come una sor­ta di «por­tale d’arte» del­la Valte­n­e­si. Il Fon­do per l’Am­bi­ente del Gar­da, guida­to da Wal­ter Romag­no­li, ave­va vis­to gius­to già nel 1996 con la sua «Gior­na­ta di Pri­mav­era». Oggi, con la col­lab­o­razione tra il par­ro­co don Negret­to, lo stu­dioso Quaglia e lo stes­so , il prog­et­to sta muoven­do dei pas­si concreti.

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