I sondaggi in piazza d’Armi portano alla luce, oltre alla via Gallica, il «vicus» e un importante muro medievale. Bruno: «Reperti intatti, servono uno studio e l’ampliamento del cantiere»

Rispunta la Peschiera romana

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Il «vicus», ovvero il cen­tro abi­ta­to d’epoca romana; il sel­ci­a­to del­la via Gal­li­ca; il muro che delimi­ta la darse­na (lo spazio acqueo cre­ato in epoca medievale o di poco suc­ces­si­va, per sep­a­rare nel paese la parte mil­itare del­la Roc­ca da quel­la civi­ca). Gli scavi in cor­so in piaz­za d’Armi, nel cuore del cen­tro stori­co, chi­esti dall’amministrazione come indagine pre­ven­ti­va per val­utare un prog­et­to di rior­ga­niz­zazione del­la piaz­za, por­tano alla luce uno sce­nario architet­ton­i­co pres­soché intat­to. «È questo l’aspetto più ecla­tante dei ritrova­men­ti», com­men­ta Brunel­la Bruno, che segue il cantiere, affida­to allo Stu­dio di arche­olo­gia Mel­oni di Pado­va per con­to del­la Soprint­en­den­za arche­o­log­i­ca. «Ci siamo mossi sul­la base di indi­cazioni car­togra­fiche e storiche che indi­ca­vano la pre­sen­za sia del vicus romano, di cui esiste un’altra tes­ti­mo­ni­an­za di fian­co alla chiesa di San Mar­ti­no, che del muro che delim­i­ta­va il canale e che era uti­liz­za­to come banchi­na, attrac­co delle barche». «Ma il dato vera­mente sor­pren­dente è lo sta­to di con­ser­vazione di questi man­u­fat­ti: dell’abitato romano intrave­di­amo le creste e i liv­el­li super­fi­ciali delle strut­ture; c’è la via Gal­li­ca, strat­i­fi­ca­ta in più fasi e sostanzial­mente intat­ta». «Ques­ta stra­da», con­tin­ua la dot­tores­sa Bruno, «pros­egui­va attra­ver­so la Roc­ca e poi sul ponte Bel­gioioso; è sta­ta pre­sum­i­bil­mente dis­trut­ta e inter­rot­ta in epoca medievale dai lavori per la real­iz­zazione del­la spon­da muraria del canale che sep­a­r­a­va la parte mil­itare da quel­la civi­ca dell’abitato di Peschiera». Anche questo muro si pre­sen­ta otti­ma­mente con­ser­va­to e la Bruno definisce il man­u­fat­to «una mag­nifi­ca opera in ciotoli che vogliamo vedere dove va a finire». «Tut­to il pat­ri­mo­nio arche­o­logi­co indi­vid­u­a­to neces­si­ta di essere stu­di­a­to e doc­u­men­ta­to; questo indipen­den­te­mente da quan­to sarà deciso per la piaz­za, il cui prog­et­to urban­is­ti­co non potrà che essere con­di­vi­so tra l’amministrazione comu­nale e le Soprint­en­den­ze arche­o­log­i­ca e ai Beni architet­toni­ci». La respon­s­abile dei lavori non si esprime nem­meno sul des­ti­no dei reper­ti. «Sarà uno degli ulti­mi aspet­ti ad essere pre­si in esame. Per adesso pos­si­amo dire che l’indagine con­tin­uerà, ovvi­a­mente con­cor­da­ta con l’amministrazione e com­pat­i­bil­mente con le esi­gen­ze via­bilis­tiche dell’area». Piaz­za d’Armi è oggi è un parcheg­gio e vi tran­si­tano le auto in usci­ta dal cen­tro stori­co. Oltre a quel­lo che sta emer­gen­do di sot­ter­ra­neo, sui suoi lati si affac­ciano: la caser­ma XXX mag­gio, ospedale dell’epoca aus­tri­a­ca uti­liz­za­to sino a pochi anni fa come carcere mil­itare; il com­pen­dio del­la caser­ma La Roc­ca, che rac­chi­ude l’omonimo man­u­fat­to dove sog­giornò anche Dante Alighieri che per questo cita Peschiera «bel­lo e forte arnese» nel­la sua Com­me­dia; la chiesa par­roc­chiale ded­i­ca­ta a San Mar­ti­no vesco­vo; l’edificio che fino a due anni fa ha ospi­ta­to le ele­men­tari. Non è un’esagerazione affer­mare che ques­ta piaz­za rac­chi­ude in sé tes­ti­mo­ni­anze architet­toniche e storiche degli ulti­mi mille anni. L’amministrazione comu­nale ha deciso di dare una prob­a­bil­mente defin­i­ti­va des­ti­nazione urban­is­ti­ca alla piaz­za; tra le ipote­si anche quel­la di una riqual­i­fi­cazione abbina­ta alla real­iz­zazione di un parcheg­gio mul­ti­p­i­ano sot­ter­ra­neo. In quest’ottica e in tale fase pre-prog­et­tuale la stes­sa ammin­is­trazione ha chiesto alla Soprint­en­den­za di effet­tuare l’indagine. «Un’indagine di cui atten­di­amo fiduciosi le val­u­tazioni», com­men­ta il sin­da­co , «dico fiduciosi per­ché dopo molto tem­po abbi­amo trova­to in Soprint­en­den­za per­sone con cui si è instau­ra­to uno stra­or­di­nario rap­por­to di col­lab­o­razione. Quelle che dovre­mo adottare per piaz­za d’Armi saran­no sicu­ra­mente scelte com­pli­cate; ci con­for­ta sapere di pot­er con­tare sul­la loro assis­ten­za tec­ni­ca e professionale».

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