L’Amministrazione ha acquistato il prezioso libro del matematico Scolari. L’opera di oltre 200 pagine è intitolata «Scala Grimaldelli»

Ritorna a casa il volume del ’500

06/02/2001 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

Nel numero dei cit­ta­di­ni illus­tri lacisien­si del peri­o­do rinasci­men­tale, assieme al giurisperi­ta Alear­do Gaffori­ni (1374–1455) e al let­ter­a­to Anto­nio Parte­nio (1456–1506), c’è da annover­are anche il matem­ati­co Francesco Feli­ciano Sco­lari nato ver­so il 1470 e spen­tosi in data impre­cisa­ta tra il 1533–41. Quest’ultimo pos­tosi all’attenzione degli spe­cial­isti pub­bli­can­do a Venezia nel 1517 il «Libro de aba­co» e dieci anni dopo tre lib­ri di arit­met­i­ca e geome­tria col biz­zarro tito­lo di «Scala Grimaldel­li» in quan­to con la «scala si ascende in alto, e con lo gramaldel­lo se apre li lochi ser­rati & chiusi». Al di là dell’espediente retori­co, di fat­to, invece lo Sco­lari affronta­va e spie­ga­va sem­pre con chiarez­za «tem­atiche e pro­ce­dure sulle quali un ambi­ente in crescen­do, sem­pre più coin­volto negli affari legati alla mar­catu­ra chiede­va di essere infor­ma­to». Opere che si riv­e­larono, è mes­so in evi­den­za nel dizionario biografi­co degli ital­iani dell’Istituto del­la Enci­clo­pe­dia, «di grande for­tu­na, tes­ti­mo­ni­a­ta dal­la serie cospicua delle edi­zioni suc­ces­sive a quegli anni e anche pos­tume». Opere che già nel XVIII sec­o­lo Francesco Fontana, altro illus­tre lacisiense scrive­va di possedere e che defini­va «raris­si­ma», ma mai per­venu­ta al Comune di Lazise attra­ver­so il lasc­i­to tes­ta­men­tario. Appun­to per col­mare la sen­ti­ta man­can­za l’Amministrazione comu­nale, approf­ittan­do di una van­tag­giosa offer­ta, ha acquis­ta­to il raro vol­ume alto 22 cen­timetri. Un bel esem­plare stam­pa­to a otta­vo su bel­la car­ta, cop­er­ti­na in mez­za perga­me­na coe­va con tas­sel­lo in oro sul dor­so. Un vol­ume di pagine VIII-240 con molte inci­sioni, sche­mi e fig­ure geo­met­riche inserite nel testo e riprodotte con la tec­ni­ca xilo­grafi­ca. Il carat­tere usato è un romano rinasci­men­tale ton­do che ricor­da le fusioni di Francesco Grif­fo (stam­pa­tore veneziano delle edi­zioni di Aldo Manun­zio) e il per­fezion­is­mo di Claude Gara­mond; anche i mar­gi­ni del­la pag­i­na sono ampi e ben pro­porzionati. «Un’edizione del­la Scala Grimaldel­li», fa pre­sente il con­sigliere comu­nale Ser­gio Mar­coni che di queste cose se ne intende, «molto impor­tante per l’aggiunta «De prob­le­mi per l’algebra» in calce ai quali sta la sigla B.B. che il Ric­car­di con­get­tura essere di Bernardi­no Bal­di». Alvaro Joppi