Il maestro d’ascia Sauro Feltrinelli ha presentato la gara di due giorni tra San Nicolò e Siora Veronica E c’è ancora chi li costruisce

Ritorna la sfida tra i bragozzi

19/09/2004 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

È rimas­to l’ultimo del­la dinas­tia di costrut­tori di bar­coni in leg­no sul Gar­da. Sauro Fel­trinel­li, 76 anni di Mal­ce­sine, ieri mat­ti­na nel­la sala civi­ca del munici­pio ha riper­cor­so la vita dei vec­chi “mer­can­tili” del Bena­co durante la pre­sen­tazione del­la sfi­da fra il San Nicolò e la Sio­ra Veron­i­ca: gara di due giorni in pro­gram­ma saba­to e domeni­ca prossi­mi. I due bial­beri, cap­i­ta­nati da Aldo Gia­rbi­ni e dall’imprenditore altotesino Hans Ren­ner, ripro­por­ran­no la stor­i­ca sfi­da fra i bragozzi, imbar­cazioni con por­ta­ta da 100 a 700 quin­tali, che si svol­ge­va negli anni Ven­ti nelle acque anti­s­tan­ti Riva del Gar­da. A ricor­dare la fun­zione dei bar­coni da cari­co, oggi mer­ce rara, è sta­to pro­prio il mae­stro d’ascia Sauro Fel­trinel­li. Imbec­ca­to dal pro­fes­sore Gior­gio Maria Cam­biè, autore nel 1988 del libro Uomi­ni e mer­ci sul Bena­co, l’anziano d’origine gar­gag­nese ha con grande lucid­ità sve­la­to l’importanza eco­nom­i­ca dei pesan­ti bial­beri costru­iti con il padre Car­lo, che ered­itò il mestiere dal non­no Gio­van­ni. «Papà ne fab­bricò molti anche per­ché il boom si ebbe subito dopo la pri­ma guer­ra mon­di­ale. I cantieri navali era­no le spi­agge: qui i com­mit­ten­ti por­ta­vano il leg­no per la costruzione. Noi da Gargnano, dove il lavoro scarseg­gia­va, ci trasfer­im­mo dap­pri­ma ad Assen­za e poi nel­la spi­agget­ta sot­to il castel­lo scaligero di Mal­ce­sine. Da lì, in local­ità Retelino, dove tutt’oggi ho il mio pic­co­lo cantiere». Già per­ché nonos­tante l’incedere del tem­po l’attivo Fel­trinel­li, che non ha trova­to apprendisti a cui cedere la sua espe­rien­za («È un lavoro che si fa per pas­sione non cer­to per fare sol­di», dice), ha negli ulti­mi anni costru­ito delle bisse per Cas­sone, Peschiera, Sirmione e Gar­da. Poca cosa rispet­to al pas­sato quan­do insieme alla famiglia, lavo­ran­do giorno e notte (uni­co giorno di fes­ta quel­lo del varo dell’imbarcazione) e uti­liz­zan­do solo l’ascia dal man­i­co cor­to e la pial­la, real­iz­za­va in quat­tro mesi bar­coni di staz­za vari­abile. «Fare un bar­cone, allo­ra, costa­va quan­to costru­ire un alber­go», affer­ma Sauro che con tris­tez­za ricor­da quan­do alla fine degli anni Cinquan­ta nel suo cantiere stazion­a­vano ben otto mer­can­tili des­ti­nati alla demolizione. «Sono tut­ti fini­ti come leg­na nei forni dei panet­tieri». A dec­retare la lenta morte dei bragozzi, che trasporta­vano mer­ci pesan­ti e povere (leg­no, car­bone, pietre) la costruzione a fine anni Ven­ti del­la Garde­sana. L’idea di risco­prire un momen­to di vita quo­tid­i­ana del­la pri­ma metà del Nove­cen­to pro­po­nen­do la sfi­da fra i mer­can­tili del Bena­co è venu­ta a e ai coni­u­gi Anna e Hans Ren­ner, arma­tori del San Nicolò, bial­bero di poco più di 16 metri vara­to nel 1926 e di pro­pri­età dell’agenzia Euro­plan, e del­la Sio­ra Veron­i­ca, scafo di 24 metri costru­ito da due fab­bri di Peschiera nel 1927. Inizia­ti­va subito sup­por­t­a­ta dai Comu­ni di e Mal­ce­sine. «Vogliamo che questo avven­i­men­to diven­ti un appun­ta­men­to fis­so, da pro­porre come aper­tu­ra di una man­i­fes­tazione impor­tante», ha dichiara­to il sin­da­co di Bar­dolino, Pietro Meschi. Sul­la stes­sa lunghez­za d’onda Giuseppe Lom­bar­di, pri­mo cit­tadi­no di Mal­ce­sine. «La cosa più impor­tante per il nos­tro lago è non perdere la memo­ria e le ric­chezze del­la tradizione», ha rimar­ca­to il sot­toseg­re­tario alla Riforme isti­tuzion­ali Aldo Branch­er. All’incontro era­no pre­sen­ti anche Fer­nan­do Moran­do, pres­i­dente Con­f­com­mer­cio, Anto­nio Pasot­ti, pres­i­dente del con­sorzio è…, l’assessore al tur­is­mo di Mal­ce­sine Car­lo Chin­car­i­ni, Mar­co Zaninel­li dell’Assogardacamping, e le autorità mil­i­tari locali.

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