Le opere di pulizia e manutenzione dei canali d’irrigazione del Mantovano condizionano il lago, albergatori preoccupati. Il livello è ormai nettamente sopra la soglia di rischio ma la diga di Salionze non ne fa defluire abbastanza

Ritorna l’incubo dell’acqua alta

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

Pri­ma trop­po bas­sa, ora trop­po alta. Sti­amo par­lan­do del­l’ac­qua del lago di Gar­da al cen­tro del­l’en­nes­i­ma polem­i­ca tra i cen­tri che insistono sul più grande lago d’I­talia e quel­li del Man­to­vano. La sto­ria, per chi ha per­so le ultime pun­tate, non neces­si­ta di un det­taglia­to rias­sun­to trat­tan­dosi di una vicen­da che si per­pet­ua cicli­ca­mente con con­trap­posti inter­es­si tra gli oper­a­tori tur­is­ti­ci, ma non solo, del Benà­co e quel­li agri­coli dei pae­si vir­giliani. Una ques­tione che in prat­i­ca non ha bisog­no di par­ti­co­lari men­ti illu­mi­nate per essere risol­ta alla base vis­to che neces­si­ta solo di pro­gram­mazione e una visione uni­taria e non par­ti­co­lar­is­ti­ca del sis­tema Gar­da. Con­cetti facili da scri­vere ma di dif­fi­cile appli­cazione. A soll­e­vare ora il prob­le­ma l’U­nione garde­sana alber­ga­tori verone­si (Ugav) che fa sen­tire la pro­pria voce con una let­tera invi­a­ta al Mag­is­tra­to alle Acque e per conoscen­za ad una serie di autorità ed enti che van­no dal prefet­to di Verona al min­is­tero dei lavori pub­bli­ci, dal­la Regione Vene­to alla Provin­cia di Verona per arrivare alla Comu­nità del Gar­da, Legam­bi­ente e ai sin­daci del­la Riv­iera degli Olivi. Uno scrit­to fir­ma­to da Giuseppe Loren­zi­ni e Gio­van­ni Altomare, rispet­ti­va­mente pres­i­dente e diret­tore del­l’U­gav, asso­ci­azione che con­ta 330 soci. La pre­oc­cu­pazione del­la cat­e­go­ria deri­va dal liv­el­lo delle acque del Gar­da «notevol­mente al di sopra del­la soglia di ris­chio». «Con­sid­er­a­to che siamo appe­na entrati nel­la sta­gione autun­nale, per tradizione peri­o­do più piovoso del­l’an­no, sol­leciti­amo le autorità com­pe­ten­ti a mon­i­torare con la dovu­ta atten­zione il fenom­e­no e a rego­lare adeguata­mente le por­tate in usci­ta in modo da ripristinare una situ­azione di sostanziale sicurez­za per il peri­o­do inver­nale». La soluzione? «Riportare il liv­el­lo delle acque sot­to la soglia dei cen­to cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera». Vale a dire aprire di più i rubi­net­ti del­la diga di Salionze e far defluire nel Min­cio e di con­seguen­za nel Man­to­vano l’ac­qua in ecce­den­za nel Gar­da. «Non vor­rem­mo, con­clude la mis­si­va, affrontare altre emer­gen­ze dovute alla sot­to­va­l­u­tazione del prob­le­ma dopo i dan­ni subiti con la lagheg­gia­ta del novem­bre del 2000 e la recente grand­i­na­ta del 4 agos­to». «Siamo fer­mi a due mesi fa», inter­viene nel­la vicen­da il sen­a­tore e vice sin­da­co di Peschiera Umber­to Chin­car­i­ni. «Una situ­azione d’im­mo­bil­is­mo dove l’u­ni­co che ha potere deci­sion­ale rimane l’ingeg­n­er Quar­ta, respon­s­abile del man­u­fat­to di Salionze. Ed è noto­rio come la sua atten­zione sia par­ti­co­lare per il set­tore agri­co­lo del Man­to­vano. In questi giorni nel ter­ri­to­rio vir­giliano stan­no facen­do opera di pulizia e manuten­zione ordi­nar­ia dei canali. Quin­di da Salionze non esce acqua del Gar­da se non in misura ridot­ta pari a 30 metri cubi al sec­on­do con un lago che attual­mente si attes­ta attorno a 104 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera. Oggi come oggi è più l’ac­qua che entra nel Benà­co che quel­la che defluisce nel Min­cio e ciò che pre­oc­cu­pa è che ci sti­amo avvic­i­nan­do ad un peri­o­do del­l’an­no dove esiste una mag­giore prob­a­bil­ità di piog­gia. Tro­vo assur­do che i lavori di sis­temazione dei canali irrigui del Man­to­vano (dal 1° otto­bre è chiu­so il canale Vir­gilio, ndr ) vengano effet­tuati in questo peri­o­do e non in gen­naio e feb­braio quan­do sta­tis­ti­ca­mente è prova­to che le pre­cip­i­tazioni sono minori. «La ver­ità», con­clude il sen­a­tore leghista «è che ci vor­rebbe più con­di­vi­sione nelle deci­sioni”.