Il Dipartimento ricerche e studi ha ricevuto il documento da un privato. L’11 settembre ’34 chiese la grazia al re per un tenente sotto inchiesta

Ritrovata una lettera di Mussolini

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Di Luca Delpozzo
Massimo Zuccotti

Il Drs, Dipar­ti­men­to ricerche e stu­di di Peschiera, sim­po­sio di appas­sion­ati di indagine stor­i­ca da poco nato nel­la cit­tad­i­na aril­i­cense, ha mes­so a seg­no il pri­mo colpo: il ritrova­men­to di un doc­u­men­to stori­co di eccezionale inter­esse, con data che cade pro­prio l’11 set­tem­bre di 67 anni fa. Si trat­ta di una let­tera auto­grafa­ta dal duce, con la quale viene fat­ta una relazione al re su una sin­go­lare «grazia» nei con­fron­ti di un uffi­ciale di fan­te­ria. L’episo­dio cade stori­ca­mente in un momen­to par­ti­co­lare. Il giorno 10 set­tem­bre 1934, venne isti­tu­ito uffi­cial­mente il sot­toseg­re­tari­a­to per la stam­pa nazionale e venne affida­to a Galeaz­zo Ciano, gen­ero di Mus­soli­ni. Il giorno dopo il Duce si dedicò ad un’al­tra fac­cen­da molto par­ti­co­lare: l’am­nis­tia, in qual­ità di min­istro del­la Guer­ra, di un uffi­ciale di com­ple­men­to, accusato di vendere sostanze mediche sen­za la deb­i­ta autor­iz­zazione. La sin­go­lar­ità sta nel fat­to che Mus­soli­ni inter­venne diret­ta­mente a dife­sa del mil­itare, abolen­do di fat­to una sanzione già defini­ta dal Con­siglio dis­ci­pli­nare. Di quel­la pag­i­na dimen­ti­ca­ta di sto­ria ne sono riaf­fio­rate le trac­ce. Il sin­go­lare doc­u­men­to, data­to Roma 11 set­tem­bre 1934, è redat­to su car­ta intes­ta­ta del min­is­tero del­la Guer­ra «divi­sione dis­ci­plina», ovvero il repar­to incar­i­ca­to a seguire gli atti sanzion­a­tori. Il testo è bat­tuto a macchi­na mec­ca­ni­ca su nas­tro nero ed inizia riv­ol­gen­dosi a Re Vit­to­rio Emanuele con il clas­si­co «Sire». Poi pro­cede con «il Tenente di com­ple­men­to in ogget­to, sot­to­pos­to a pro­ced­i­men­to penale per la ven­di­ta di cocaina sen­za la pre­scrit­ta licen­za, è sta­to in defin­i­ti­va prosci­olto da tale imputazione per inter­venu­ta amnis­tia. Il Con­siglio di dis­ci­plina adunatosi a Paler­mo il 7 luglio 1934, lo ha giu­di­ca­to non meritev­ole di con­ser­vare il gra­do, ad una­nim­ità. Senonché, dal testo del­la sen­ten­za, si rica­vano ele­men­ti per dubitare seri­amente del­la colpev­olez­za del­l’uf­fi­ciale. D’al­tro can­to, tes­ti­moni autorevoli e deg­ni di fede, affer­mano che egli è galan­tuo­mo e che il pro­ced­i­men­to penale da lui subito è frut­to di vol­gare calun­nia. Ottime sono le infor­mazioni for­nite sul suo con­to dai reali. Infine, il seg­re­tario fed­erale del Par­ti­to nazionale fascista comu­ni­ca di aver­gli con­ces­so la tessera, in data 29 otto­bre 1932. In con­sid­er­azione di quan­to pre­cede, ho deter­mi­na­to di mit­i­gare il verdet­to con­trario del Con­siglio di dis­ci­plina, definen­do la sua posizione con una ordi­nar­ia sanzione dis­ci­pli­nare e, nel tem­po stes­so, di revo­care la sospen­sione pre­cauzionale del gra­do, a lui prece­den­te­mente inflit­ta. In tal sen­so mi onoro sot­to­porre alla augus­ta sanzione del­la maestà Vos­tra». Fir­ma­to Mus­soli­ni. Il curioso doc­u­men­to è sta­to con­seg­na­to agli stu­diosi di Peschiera da un cit­tadi­no che lo ha ritrova­to in alcu­ni vec­chi lib­ri dimen­ti­cati del tem­po; una pic­co­la ma curiosa pag­i­na di sto­ria che si aggiunge alla mole di even­ti accadu­ti nel cor­so del ‘900.

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