Ieri l’inaugurazione della struttura di 1600 mq, in pieno centro storico, recuperata con una spesa di 500 mila euro. Recuperata da Comune e Regione, sarà come un museo turistico-didattico

Rivive la limonaia del «Castel»

23/07/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Osser­van­do le immag­i­ni che la ritrag­gono pri­ma del recu­pero, che ormai è in via di con­clu­sione (qualche rifini­tu­ra, infat­ti, anco­ra man­ca), la limon­a­ia del Castèl, a Limone sul Gar­da, potrebbe gius­ti­fi­care le parole del­lo scrit­tore inglese David Her­bert Lawrence: «Questi enor­mi, brut­ti capan­noni sporgono come escrescen­ze dal fian­co del monte, uno dietro l’al­tro, scuri e uni­for­mi, squalli­di a ved­er­si. Luoghi lugubri». Ospite sul­la riv­iera garde­sana tra set­tem­bre 1912 e aprile 1913, l’au­tore di «Viag­gio in Italia» ed altri cele­bri romanzi ha prob­a­bil­mente per­so quel peri­o­do del­l’an­no in cui la car­i­ca di sug­ges­tione e di vita spri­giona dalle limon­aie o, meglio, dai “Gia­r­di­ni di limoni”: l’in­ten­so col­ore verde delle piante, il ter­reno sof­fice da cui queste si innalzano, i muri in pietra che le pro­teggono. E anco­ra: il pro­fu­mo inten­so del­la fior­it­u­ra, lo sboc­cia­re del frut­to, il suo col­ore inser­i­ti in un con­testo che dà vita ad un’ar­chitet­tura uni­ca, dota­ta di impianto di irrigazione sca­v­a­to nel­la pietra e arric­chi­ta da una lun­ga serie di ogget­ti in leg­no, utili a chi­ud­ere e coprire queste serre che cos­ti­tu­is­cono un arredo con­nat­u­ra­to con l’al­to Gar­da da oltre mez­zo mil­len­nio. Qualche cosa di insep­a­ra­bile dal pae­sag­gio, ormai. L’ul­ti­mo inter­ven­to di recu­pero di una limon­a­ia è sta­to pre­sen­ta­to ieri a Limone sul Gar­da, pre­sen­ti il sin­da­co Chic­co Risat­ti, gli asses­sori region­ali Mario Scot­ti (Com­mer­cio, Fiere e Mer­cati) e Ettore Alber­toni (Cul­ture, Iden­tità e Autonomie), il Pres­i­dente del­la Comu­nità Par­co, Bruno Faus­ti­ni. Il “Gia­rdi­no di Limoni”, rina­to con obi­et­tivi tur­is­ti­co-cul­tur­ali e muse­ali-didat­ti­ci è quel­lo ded­i­ca­to a Giuseppe Segala e si tro­va in pieno cen­tro stori­co, con entrate da via Orti e dal­la sopras­tante garde­sana. L’im­mag­ine che offre di sé la limon­a­ia del Castèl dopo i lavori di restau­ro indur­rebbe forse lo stes­so Lawrence a ricon­sid­er­arne la definizione. Una scala in leg­no col­le­ga i tre liv­el­li del casel­lo e le cop­er­ture sono state ripristi­nate nel­la posizione e incli­nazione orig­i­nali, man­to di cop­er­tu­ra in cop­pi vec­chi di recu­pero, canali di gron­da e plu­vi­ali di scari­co in rame, il tam­pon­a­men­to dei fron­ti pos­te­ri­ore e ante­ri­ore al sec­on­do e al ter­zo liv­el­lo ese­gui­to in doppio tavola­to in leg­no di abete. Tor­na, dunque, a risplen­dere nel cen­tro bena­cense che traina il tur­is­mo bres­ciano, uno dei prin­ci­pali sup­por­ti del­l’e­cono­mia agri­co­la garde­sana del pas­sato, gra­zie a un’­op­er­azione che ha resti­tu­ito alla attiv­ità pro­dut­ti­va alcu­ni ter­raz­za­men­ti men­tre qual­cosa da rifinire res­ta anco­ra. I lavori, comunque — assi­cu­ra il sin­da­co Risat­ti — sono in via di definizione e per agos­to saran­no ulti­mati men­tre, dal­l’au­tun­no, le sco­laresche potran­no preno­tare vis­ite gui­date. La strut­tura risale al pri­mo Set­te­cen­to e si estende su oltre 1.600 metri quadri. Il Comune l’ha in pro­pri­età dal 1995, quan­do la ottenne nel­l’am­bito di un piano inte­gra­to di recu­pero. I lavori più recen­ti han­no avu­to un cos­to di 500.000 euro cop­er­ti per il 70% dal­la Regione, inter­venu­ta attra­ver­so la Comu­nità Mon­tana. Il resto lo ha mes­so il Comune. Altre spese era­no già state effet­tuate con 100.000 euro del­la Regione e 14.000 euro il Comune. Le opere, iniziate lo scor­so mese di set­tem­bre, sono state prog­et­tate da Beat­rice Angeli­ni e Adri­ano Vol­pa­to. La ricer­ca stor­i­ca è sta­ta cura­ta da Domeni­co Fava, men­tre Car­lo Simoni e Fabio Festi coor­di­nano l’in­ser­i­men­to di questo inter­ven­to nel sis­tema muse­ale che và pren­den­do for­ma sul­l’al­to lago e che include altri “Gia­r­di­ni di Limoni”.

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