In questi giorni il diciottenne sarà in Francia a gareggiare con i colori dell’Italia. Confessa: «Vincere questo titolo era il mio sogno». Il figlio della Simeoni e di Roberto Azzaro è campione italiano di salto in alto juniores È stato convocato nella sq

Roby vola come mamma Sara

24/02/2009 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Camilla Madinelli

L’aria buona e gen­uina di Riv­o­li colpisce anco­ra. Il paese che ha per sim­boli stori­ci Napoleone e il Forte e per mito sporti­vo Sara Sime­oni ha un nuo­vo, gio­vane cam­pi­one di salto in alto juniores. Rober­to Azzaro, 18 anni, figlio del­la fuori­classe Sime­oni, la sig­no­ra dell’atletica ital­iana record del mon­do nel 1978 con 2,01 metri, e dell’ex pri­ma­tista ital­iano Erminio Azzaro, ai Cam­pi­onati ital­iani di Ancona ha fat­to meglio di tut­ti, superan­do al sec­on­do ten­ta­ti­vo l’asticella piaz­za­ta a 2,11 metri. Pochi giorni pri­ma, ai Cam­pi­onati region­ali, ave­va fat­to anche meglio, toc­can­do quo­ta 2,15 metri. Il gio­vane Azzaro è sta­to con­vo­ca­to nel­la squadra nazionale e in questi giorni sarà in Fran­cia a gareg­gia­re in rap­p­re­sen­tan­za dell’Italia.Il tito­lo ital­iano ora è di Rober­to, che anco­ra non ci crede. Una grande gioia per papà e mam­ma, l’airone azzur­ro indi­men­ti­ca­to e indi­men­ti­ca­bile per classe e bravu­ra, dalle cui mani Roby — come lo chia­mano affet­tu­osa­mente gen­i­tori e ami­ci — ha rice­vu­to la maglia tri­col­ore. «Non pos­si­amo negare di essere con­tenti, è sta­to molto bra­vo», ammette sor­ri­den­do la Sime­oni. La vit­to­ria del 14 feb­braio è una fes­ta grande per tut­to il paese di Riv­o­li, cui la famiglia è sem­pre rimas­ta lega­ta, un affet­to ricam­bi­a­to di cuore dai riv­o­le­si. All’indomani del suc­ces­so ottenu­to dal gio­vane atle­ta, il sin­da­co Mir­co Cam­pag­nari si è reca­to per­sonal­mente a casa Azzaro per con­grat­u­lar­si da parte di tut­ta la comu­nità. «Rober­to lo meri­ta», spie­ga il pri­mo cit­tadi­no, «per­ché si sta impeg­nan­do molto e sta dimostran­do di essere sul­la stra­da buona. Nel­lo sport non è il nome che con­ta ma l’impegno e la voglia di fare sem­pre meglio, doti che il ragaz­zo possiede».Insomma, qualche gene spe­ciale nel Dna il diciot­tenne figlio d’arte se lo ritro­va di cer­to, ma alla fine quel­lo che si allena con costan­za, quel­lo che si con­cen­tra, prende la rin­cor­sa e salta è lui, da solo. «Saltare è una cosa mia, mi piace e con­tin­uerò a far­lo», ammette Rober­to. A qualche giorno di dis­tan­za dal­la vit­to­ria, con­fes­sa di dover tornare anco­ra con i pie­di per ter­ra. «Vin­cere il tito­lo ital­iano era un sog­no», spie­ga, «ci sper­a­vo, ma la gara era tos­ta e gli avver­sari pure. Anco­ra non mi sem­bra vero di avercela fatta».E ce l’ha fat­ta eccome questo ragaz­zo dall’aria tran­quil­la, schi­vo e di poche parole, alto un metro e 93 cen­timetri. Ha super­a­to nel migliore dei modi la pri­ma vera com­pe­tizione del­la sua vita sporti­va. «Era la pri­ma vol­ta che sta­vo sul­la pedana con gli spalti tut­ti intorno», pros­egue, riv­e­lando un’emozione anco­ra alle stelle. I gen­i­tori non l’hanno mai forza­to a seguire le orme già trac­ciate dai loro suc­ces­si, gli han­no inseg­na­to la pas­sione e la tena­cia nec­es­sarie per trovare da solo la sua stra­da nel­lo sport come nel­la vita. E lui ha impara­to in fretta.In pro­gram­ma per fis­sare per sem­pre questo momen­to nel­la memo­ria c’è una fes­ta con gli ami­ci, come è d’obbligo a 18 anni, ma qualche sor­pre­sa ci sarà anche a Riv­o­li, con un momen­to ded­i­ca­to a lui all’interno del­la fes­ta del­lo sport che si svol­gerà in mag­gio. «Un cam­pi­one ital­iano in casa meri­ta di essere ricorda­to e seg­nala­to come si deve», con­clude il sin­da­co Campagnari.Adesso Rober­to ha anco­ra più voglia di con­tin­uare con l’atletica e il salto in alto, promette anco­ra più impeg­no e di miglio­rare le prestazioni, cen­timetro dopo cen­timetro. Oltre che allenar­si due volte alla set­ti­mana a San Pietro in Car­i­ano con i com­pag­ni dell’Atletica Valpo­li­cel­la, Rober­to si tiene in for­ma anche nel gia­rdi­no di casa facen­do eser­cizi prepara­tori e gin­nas­ti­ca mira­ta sot­to gli occhi atten­ti di mam­ma Sara e papà Erminio. «Non lo abbi­amo mai spin­to a prati­care l’atletica e tan­to meno il salto in alto, li ha scelti lui lib­era­mente», sot­to­lin­ea la mam­ma. «Ai cam­pi­onati ital­iani ha fat­to bene, con­sideran­do che era la pri­ma gara impor­tante che affronta­va dopo tante com­pe­tizioni che era­no per lo più feste in nome del­lo sport. Ha saputo rea­gire a una realtà che non conosce­va, rima­nen­do con­cen­tra­to e dan­do il mas­si­mo. In gara sei tu da solo». Paro­la di mam­ma cam­pi­ones­sa olimpionica.ANNUNCI