Presentata la ricostruzione della zona. Splendido il plastico opera dell’olandese Rudi Van Der Werff

Rocca, l’area archeologica sarà il «cuore» del Parco

10/01/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
c.a.

Il remo­to splen­dore del­la è tor­na­to a riv­i­vere in un plas­ti­co gra­zie alla pazien­za e alla pas­sione hob­bis­ti­ca di un olan­dese di stan­za sul Gar­da: Rudi Van Der Werff, questo il suo nome, ha pazien­te­mente ricostru­ito la Roc­ca dell’antichità basan­dosi sulle indi­cazioni for­nite dal pro­fes­sor Giampi­etro Bro­gi­o­lo, che da oltre trent’anni segue gli scavi arche­o­logi­ci sul­la parte som­mi­tale dell’area pro­tet­ta. La splen­di­da opera è sta­ta pre­sen­ta­ta nel­la sala del­la bib­liote­ca di Maner­ba nel cor­so di una ser­a­ta che ave­va come scopo prin­ci­pale quel­lo di fare il pun­to sia sulle oper­azioni di sca­vo dei reper­ti arche­o­logi­ci, sia sui prog­et­ti del Comune per la val­oriz­zazione di un’area di stra­or­di­nario val­ore nat­u­ral­is­ti­co, stori­co e ambi­en­tale. Sot­to quest’ultimo pun­to di vista, il 2003 sarà un anno di gran­di novità per la Roc­ca: la Regione ha riconosci­u­to all’area nat­u­rale, cir­ca 900 mila metri qua­drati, lo sta­tus di par­co locale di inter­esse sovra­co­mu­nale, cosa che con­sente al Comune di Maner­ba di avere acces­so a una serie di finanzi­a­men­ti comu­ni­tari per lo svilup­po, la val­oriz­zazione e la tutela delle aree pro­tette. E l’amministrazione manerbese non ha per­so tem­po, sti­lan­do in col­lab­o­razione con la Provin­cia di Bres­cia la richi­es­ta di un con­trib­u­to Frisl pari a cir­ca 2 mil­ioni di euro: sol­di che servireb­bero per gettare le basi di quel Par­co del­la Roc­ca del quale da tem­po si dis­cute in paese. Il par­co è una realtà indub­bi­a­mente com­p­lessa: la zona arche­o­log­i­ca sca­v­a­ta negli ulti­mi 30 anni sot­to la direzione di Bro­gi­o­lo (docente di arche­olo­gia all’ di Pado­va) e del pro­fes­sor Barfield dell’Università di Birm­ing­ham, non è che una parte di un’area nat­u­rale molto più vas­ta, frazion­a­ta in numerose pro­pri­età pri­vate. Alcu­ni anni fa, la deci­sione di alcu­ni pri­vati di recintare le pro­prie aree ha defin­i­ti­va­mente aper­to il dibat­ti­to sul futuro di un’area da sem­pre per­cepi­ta come pat­ri­mo­nio­di tut­ti. Da qui l’idea di creare un vero e pro­prio par­co sull’esempio amer­i­cano, del quale l’area arche­o­log­i­ca recen­te­mente ripor­ta­ta alla luce e orga­niz­za­ta in un per­cor­so rap­p­re­sen­terebbe una delle prin­ci­pali attrazioni. Il Comune pen­sa anche a uno sposta­men­to dei reper­ti attual­mente cus­todi­ti dal Museo nel­la casa recen­te­mente acquisi­ta e pos­ta sul­la sali­ta che por­ta alla Roc­ca.

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