Il Consiglio di Stato dà ragione al Comune, concludendo la battaglia legale che si trascina nelle aule dal 1995. Vinto l’appello contro la Regione Martedì sera assemblea pubblica

Roma salva l’ospedale del Baldo

12/07/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Caprino Veronese

Anche il Con­siglio di Sta­to sta con l’Amministrazione comu­nale per l’ospedale. Nel­la sfi­da a tut­to cam­po con la Regione per la soprav­viven­za dell’ospedale a dare ragione al Comune è arriva­ta, dopo quel­la del Tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo regionale (Tar), anche la sen­ten­za d’appello assun­ta a Roma in sede giuris­dizionale del­la quar­ta sezione del mas­si­mo organo del­la gius­tizia ammin­is­tra­ti­va. Il Con­siglio di Sta­to, ricon­fer­man­do quan­do ave­va sen­ten­zi­a­to il Tar nell’aprile del 2000, ha di fat­to ritenu­to infonda­to il ricor­so in appel­lo avan­za­to del­la e lo ha quin­di respin­to ordi­nan­do che la deci­sione sia ese­gui­ta dall’autorità ammin­is­tra­ti­va. Si chi­ude così un ulte­ri­ore capi­to­lo di una lun­ga e tri­bo­la­ta verten­za in dife­sa dell’ospedale capri­nese, che la Regione e l’Ulss 20 ave­vano dis­pos­to di dis­at­ti­vare, trasfor­man­do­lo in strut­tutra sociosan­i­taria con attiv­ità poliambu­la­to­ri­ale, poten­zi­a­ta nel peri­o­do esti­vo. Per illus­trare ai cit­ta­di­ni capri­ne­si e dei Comu­ni lim­itrofi il futuro del­la strut­tura ospedaliera, alla luce delle due sen­ten­ze favorevoli, l’amministrazione comu­nale ha indet­to mart­edì alle 20.30 nel­la sala civi­ca, un’assemblea pub­bli­ca con invi­tate autorità san­i­tarie, nonché rap­p­re­sen­tan­ti isti­tuzion­ali region­ali, provin­ciali e locali. Ver­rà fat­ta la sto­ria di ques­ta sfi­da che ave­va cre­ato pre­oc­cu­pazioni e tim­o­ri di inglo­riosa fine dell’ospedale capri­nese, con mobil­i­tazione gen­erale quan­do nel 1998 la Regione, nel pro­gram­ma di revi­sione del piano ospedaliero ripro­pone­va la elim­i­nazione di tut­ti i repar­ti, del pron­to soc­cor­so e la trasfor­mazione dell’ospedale, sit­u­a­to al cen­tro di una vas­ta zona mon­tana, in «res­i­den­za san­i­taria assis­ti­ta». La rispos­ta dell’amministrazione pub­bli­ca capri­nese fu un ricor­so al Tar dopo quel­li inoltrati negli anni 1995 a 1996. Nell’aprile del 2000 la sen­ten­za del­la pri­ma corte del tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo che, uni­fi­cati i tre ricor­si, accoglie­va le istanze dell’amministrazione capri­nese con­sid­er­a­ta «l’illegittimità, per tut­ta una serie di motivi, com­pre­so il difet­to di moti­vazione e di istrut­to­ria, oltre alla illogic­ità e con­trad­di­to­ri­età» giuridiche del­la scelta di dis­at­ti­vare l’ospedale. A ques­ta sen­ten­za pro­pone­va appel­lo la Regione con atto noti­fi­ca­to il 31 mag­gio del­lo scor­so anno al Con­siglio di Sta­to. Nel ricor­so l’appellante sostene­va la tesi che la «dis­at­ti­vazione dell’ospedale non dipen­de­va da mere ragioni politiche finanziare e di bilan­cio, ma rispon­de­va a esi­gen­ze di sicurez­za legate all’ottimale sfrut­ta­men­to delle capac­ità del­la strut­tura ospedaliera, non assi­cu­ra­ta dall’ospedale capri­nese». Appel­lo ritenu­to però infonda­to e quin­di respin­to dal Con­siglio di Sta­to, in quan­to il pro­ced­i­men­to uti­liz­za­to dal­la ammin­is­trazione regionale di sos­ti­tuire le schede rel­a­tive al piano socio san­i­tario in vig­ore, aggior­nan­do­lo con i nuovi obi­et­tivi fis­sati, per quan­to ispi­ra­to a lode­voli esi­gen­ze di celer­ità e di sem­pli­fi­cazione del pro­ced­i­men­to, «non può mai tra­mu­tar­si nell’attenuazione delle garanzie di dife­sa del cit­tadi­no e dell’ente espo­nen­ziale degli inter­es­si del­la col­let­tiv­ità stanzi­a­ta sul suo ter­ri­to­rio». In defin­i­ti­va la con­fer­ma di quan­to ave­va cor­ret­ta­mente sot­to­lin­eato un anno pri­ma il Tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo regionale che ave­va ritenu­to «illog­i­ca e con­trad­dit­to­ria» la deci­sione di dis­at­ti­vare l’ospedale capri­nese in quan­to non era sta­to tenu­to con­to delle «speci­ficità geogra­fiche e sociali del rel­a­ti­vo baci­no di utenza»

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