Rosso sulle colline

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Di Redazione
Alberto Rigoni - Rigù

Il libro di Gian­car­lo Ganz­er­la per le Edi­zioni Grafo e l’Associazione è da leg­gere e da guardare. Si trat­ta di un’ escur­sione, un’ emozione fra i nos­tri pae­si e la nos­tra sto­ria. La torre di San Mar­ti­no è l’epicentro stori­co di cru­en­ti e san­guinosi accadi­men­ti

Per accen­dere una sigaret­ta, Ste­fano, dopo Peschiera, si era alza­to ed era anda­to nel cor­ri­doio del­la vet­tura. Il pae­sag­gio era neb­bia e fos­chia: un tar­do pomerig­gio autun­nale. Guar­dava­mo le colline dal finestri­no, ver­so ovest, apparire e scom­par­ire men­tre il treno si avvic­i­na­va a San Mar­ti­no. D’un trat­to dal­la neb­bia si aprì un ampio var­co che por­ta­va alla torre, in alto sul colle. Un enorme sole rosso ne incoro­n­a­va la som­mità. Un sec­on­do, due forse, poi il sipario si chiuse e fu anco­ra neb­bia. Ste­fano, speg­nen­do la sigaret­ta, sus­sur­rò: “ques­ta foto non la fare­mo mai”.

Scrive­va così Gian­car­lo Ganz­er­la nel finale del­la pre­fazione ad un suo prece­dente libro (Bina­ri sul Gar­da- Grafo — 2004) ricor­dan­do Ste­fano Avanzi fer­roviere come lui e men­tre rien­tran­do la sera a Desen­zano, a casa, dopo il lavoro osser­va­vano le veloci immag­i­ni a scor­rere davan­ti dal finestri­no del treno, in un con­tin­uo mutare al pari di una pel­li­co­la fotografi­ca.

Oggi si può ben dire che quell’immagine fugace del­la Torre di San Mar­ti­no sia rius­ci­to ora a fotogra­far­la!

L’entusiasmo lo ha pas­sato nel libro con la famiglia ed in par­ti­co­lare quel­lo del­la moglie Pia.

Il suo libro, da pochi giorni pre­sen­ta­to, è la toc­cante che ha nel­la Torre il suo epi­cen­tro stori­co: “Rosso sulle colline” è il tito­lo del libro, rip­ieno del­la sua pro­pos­ta di inter­pre­tazione qua­si poet­i­ca fra le doc­u­men­tazioni, ded­i­ca­to alla sto­ria sui campi oggi rosseg­gianti di papaveri; che anni fa, 150 anni fa, rac­col­go­no in una sola gior­na­ta solo sangue, sangue rosso di migli­a­ia degli uomi­ni mor­ti ed ben più di fer­i­ti nelle battaglie di Solferi­no e San Mar­ti­no.

Pregevoli i lib­ri pre­sen­tati a Desen­zano per ques­ta ricor­ren­za anniver­saria, sfronda­to com­ple­ta­mente la pur ovvia retor­i­ca, l’ha arric­chi­ta di rar­ità: i doc­u­men­ti uffi­ciali e car­tine dell’epoca, infarci­ti di fotografie che dan­no l’orgoglio a noi di possedere e di vivere quel ter­ri­to­rio. (ho volu­ta­mente tralas­ci­a­to la prepo­sizione “in”quel…)

La battaglia, l’autore la uti­liz­za come filo con­dut­tore, una sor­ta di fil-rouge per dirla alla francese, ed emer­gono i luoghi e le per­sone, i con­ta­di­ni, i com­mer­cianti, i nota­bili, e i sol­dati, gli uffi­ciali, i gen­er­ali, i Re e gli Imper­a­tori, tut­ti colti anche nel­la loro uman­ità: luoghi quali case, cascine, fiu­mi, chiese, cam­panili ed anche treni e tut­ti i nos­tri pae­si teatro del peri­o­do del­la guer­ra ter­mi­na­ta una sera di sof­fo­cante calu­ra e con un ter­ri­bile tem­po­rale al calar del­la notte del 24 giug­no 1859.

Vedi­a­mone qual­cosa; la fer­rovia, la lin­ea Fer­di­nan­dea, che era già com­ple­ta­ta dal 1857 da Venezia a , è sta­ta uti­liz­za­ta anche per il trasporto dei sol­dati, ovvi­a­mente quel­li Fran­copiemon­te­si, ver­so il cam­po di battaglia e ben col­lau­da­ta già dal 1854 con la Verona Coccaglio, poi pros­e­gui­ta da Coccaglio ver­so Tre­viglio e trascu­ran­do Berg­amo, quin­di quell’esercito per­veni­va più fres­co sui luoghi del­lo scon­tro.

La doc­u­men­tazione rac­col­ta dal duo Ganz­er­la e moglie Pia è rara, si va dalle copie rac­colte a Vien­na del “Wiener Zeitung” e del “Frem­den Blatt” rel­a­tive ai mesi di mag­gio, giug­no e luglio di quel fatale 1859, fino all’utilizzo delle relazioni uffi­ciali del­la battaglia, pro­prio quelle redat­te dai tre sta­ti Aus­tria, Fran­cia ed Italia.

Arrivare a quel­la doc­u­men­tazione è sta­to senz’altro pun­to di arri­vo volu­to con deter­mi­nazione e che ne da una pre­cisa dimen­sione del lavoro svolto e la sua defin­i­ti­va cor­ret­tez­za.

I quadri di quelle terre con una super­ba doc­u­men­tazione fotografi­ca tut­ta del Ganz­er­la las­ciano che la sto­ria vada poi a dipa­nar­si attorno ad uman­ità non affat­to dis­sim­u­la­ta fat­ta degli episo­di umili dei sol­dati, del­la gente del pos­to, degli uffi­ciali nonché molto impor­tante ed uni­ca anche di quel­la dei Reali coman­dan­ti di quel­la guer­ra dal gio­vane Imper­a­tore Francesco Giuseppe che scrive alla moglie, la mit­i­ca Sis­si: “…ho trascor­so una ser­a­ta orri­bile in mez­zo a una mas­sa con­fusa di fer­i­ti, rifu­giati, car­ri e cav­al­li… Ho impara­to molto da quel che ho pas­sato e so che cosa pro­va un gen­erale scon­fit­to. …” sino al Re Vit­to­rio Emanuele che alla fine del­la battaglia dorme sul­la nuda ter­ra a fian­co del Gen­erale Del­la Roc­ca (appe­na rien­tra­to da Lona­to dopo aver telegrafa­to la notizia del­la vit­to­ria a Cavour) rifi­u­tan­do cibo e “stra­maz­zo” dopo aver­lo abbrac­cia­to.

Oltre ai can­noni france­si dalle canne rigate e quin­di a lun­ga git­ta­ta, la strate­gia dei tem­pi, ci doc­u­men­ta sem­pre il Ganz­er­la è sta­ta deter­mi­nante.

Infat­ti gli aus­triaci si levarono alla 6 e mez­za del mat­ti­no per muover­si ver­so il Chiese dal­la riva destra del Min­cio ma giun­sero solo fino alla scarpa­ta del­la Stazione di Poz­zolen­go (così era denom­i­na­ta allo­ra) nei pres­si del colle San Mar­ti­no; quell’ora fu fatale per loro che furono costret­ti sen­za man­gia­re ad avan­zare ver­so il luo­go dell’incontro, men­tre i france­si di Napoleone III° da Mon­tichiari ver­so Solferi­no e poi San Mar­ti­no, ed i piemon­te­si da Lona­to si levarono alle 2 e mez­za del­la notte, per­ve­nen­do sul luo­go del­lo scon­tro molto pri­ma degli avver­sari e con­qui­s­tan­do enorme ter­reno.

Francesco Giuseppe il venti­novenne Imper­a­tore d’Austria e Unghe­ria il 23 giug­no fu a Mes­sa in quel di Vil­lafran­ca, poi a Valeg­gio con il suo Sta­to Mag­giore, e la mat­ti­na del 24, molto presto da Vol­ta Man­to­vana vide un gran polverone e sen­ti­va can­nonate; la sua arma­ta più tar­di si sarebbe imbat­tuta negli avver­sari già meglio piaz­za­ti.

Napoleone III° a Cas­tiglione sul cam­panile del­la Par­roc­chiale, alle 7 del mat­ti­no e la battaglia si sta­va già disp­ie­gan­do, le suc­ces­sive deci­sioni le prese sul Monte Fenile “da poco con­quis­ta­to, a caro prez­zo, dalle truppe del Gen­erale Forey”.

Vit­to­rio Emanuele II° da Castel­ven­za­go si sposta­va sul vici­no Monte Can­dellera da dove si pote­va ben vedere le alture di Solferi­no e di San Mar­ti­no, già polverose per la battaglia.

Nel­la let­tura ci si rende con­to dei luoghi, i ter­reni occu­pati di quel­la regione che forse non si atten­de­va di divenire luo­go di scon­tro fatale e poi luo­go di uman­ità (La Croce Rossa !!!), le cascine sono quelle di adesso, il gre­to del Chiese e quel­lo del Min­cio si riem­pi­vano di fiori come ora, i pon­ti di leg­no e di barche, la pag­i­na di Goito (pag.68) è un cap­ola­voro toc­cante, si va dal Cas­trum Romano pas­san­do per Lodovi­co II° Gon­za­ga, fino al Mares­cial­lo Radet­zky e poi Alessan­do La Marmo­ra con i suoi Bersaglieri, pro­pos­to dall’autore Ganz­er­la Gian­car­lo in un armo­nia rara che ter­mi­na con Bac­chel­li!

Leg­gere le fotografie, poi adden­trar­si nel testo: la sto­ria, diven­ta una pro­pos­ta di incon­tro fra le men­ti e le gen­ti, val­utare e cer­care di inter­rog­a­r­si: ieri, oggi, domani?

Ci rac­co­man­da con Bac­chel­li il nos­tro Gian­car­lo: “…impara­re la sto­ria vuol dire ved­er­la risorg­ere dai ter­reni e dalle acque, dalle pietre costru­ite e dalle parole legate agli uomi­ni…”

Pri­ma pub­bli­cazione il: 4 May 2020 @ 10:30

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