Incursione nella parrocchia per portare via il simbolo sacro molto caro alla comunità della frazione

Rubato un crocefissonella chiesa di Salionze

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Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

Un cro­ci­fis­so lig­neo di arti­giana­to veronese nel­la chiesa par­roc­chiale di Salionze è sta­to ruba­to. La scop­er­ta è sta­ta fat­ta domeni­ca mat­ti­na. «È sta­ta una sig­no­ra pre­sente alla pri­ma mes­sa del­la gior­na­ta», dichiara amareg­gia­to il par­ro­co, Luca Tosi, «ad accorg­er­si del­la sparizione del cro­ci­fis­so lig­neo che, da’ un po’ di tem­po, veni­va posizion­a­to nel coro, quin­di fuori dal­la vista, ma che per tan­ti anni è sta­to uti­liz­za­to nelle varie fun­zioni ed era col­lo­ca­to sull’altare. Negli ulti­mi mesi ave­vo deciso di sos­ti­tuir­lo sull’altare con un altro cro­ce­fis­so di dimen­sioni più modeste».Il cro­ce­fis­so ruba­to misura infat­ti 70 cen­timetri di altez­za e 50 di larghez­za ed era inser­i­to in una croce di leg­no anco­ra più ampia (1,5 metri di altez­za e 0,70 metri di larghez­za). Il ladro l’ha stac­ca­to dal­la croce per poter­lo asportare più agevol­mente ed è prob­a­bile che così facen­do l’abbia anche dan­neg­gia­to. Dif­fi­cile dire quan­do sia avvenu­to il furto.«La chiesa», con­tin­ua Don Tosi, che ieri ha sporto rego­lare denun­cia ai , «è aper­ta ogni mat­ti­na dalle 8,30 alle 11,30 ed è gius­to che si dia ques­ta pos­si­bil­ità ai fedeli. Non pos­si­amo cer­to tenere chiuse le porte per pro­teggere quelle poche cose di val­ore che la sto­ria c’ha consegnato».Sul gesto Don Luca è net­to: «È un brut­to seg­nale per­ché si colpisce un sim­bo­lo a cui si dovrebbe portare rispet­to. Cer­to non me lo sarei mai aspet­ta­to e mi sem­bra una bra­va­ta o un gesto da dis­per­a­to per­ché, pur non essendo un esper­to, non mi pare che il fur­to pos­sa per­me­t­tere di real­iz­zare gran­di cifre, vis­to anche lo sta­to di con­ser­vazione mediocre». Il cro­ce­fis­so è un prodot­to dell’artigianato veronese a cav­al­lo tra il 19. ed il 20 sec­o­lo. Anche se in pas­sato non era­no mai suc­ces­si fat­ti ril­e­van­ti, ora cer­to il liv­el­lo d’attenzione s’alzerà, ma Don Tosi min­i­miz­za: «Pen­so che si trat­ti di un fat­to episod­i­co. Fino­ra non ave­vo mai pen­sato di dotare la chiesa di video­camere di sorveg­lian­za che oltre­tut­to sono cos­tose». Anche Francesco Zena­to, pres­i­dente dell’Associazione com­bat­ten­ti e reduci, si dice dispiaci­u­to per l’accaduto. «La voce», affer­ma Zena­to, «s’è sparsa in un bat­tibaleno ed è sta­to unanime il sen­ti­men­to di amarez­za vis­su­to da tan­ti salionze­si». Per Zena­to s’è trat­ta­to di una bra­va­ta e questo gli ha fat­to ricor­dare un fat­to avvenu­to nell’agosto del 2006. Allo­ra qual­cuno strap­pò l’aquila degli dal mon­u­men­to di piaz­za Niko­la­jev­ka e fu senz’altro una spac­cona­ta per lo scar­so val­ore dell’opera. «Oggi come allo­ra», dichiara Zena­to, «cre­do sia unanime la con­dan­na per un gesto che non si può non definire oltrag­gioso. Il cro­ci­fis­so ha più che altro un val­ore affet­ti­vo e sim­bol­i­co. Per questo, chiedi­amo a chi lo ha fat­to di ripen­sar­ci e, mag­a­ri, riflet­ten­do sul­lo sbaglio, di far ritrovare questo sacro ogget­to da qualche parte».

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