Il direttore Foschini boccia la struttura di Fasano e rilancia il progetto di Roè

S. Corona, destino segnato

10/05/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

«Ho per­so Salò!», escla­ma Ange­lo Fos­chi­ni, diret­tore gen­erale del­l’azien­da ospedaliera di Desen­zano. Rovista tra i fogli, e non li tro­va: chissà dove sono fini­ti i dati e i numeri riguardan­ti l’ospedale di Salò, che lo stes­so Fos­chi­ni boc­cia inesora­bil­mente e che las­cia per ulti­mo nelle con­sid­er­azioni sul­la san­ità del­la provin­cia ori­en­tale. «Il giorno che sono anda­to in visi­ta, mi sem­bra­va di essere arriva­to in Alba­nia», dice. Una con­dan­na sen­za appel­lo. E aggiunge: «Man­cano gli stan­dard pre­visti dal­la legge. I respon­s­abili del­la legge 626, sul­la sicurez­za dei dipen­den­ti nei luoghi di lavoro, sono pre­oc­cu­pati. Stes­so dis­cor­so per il S. Coro­na di Fasano». Davan­ti a lui, nel­la comu­nale di Gavar­do, ci sono medici, infer­mieri e qualche ammin­is­tra­tore locale. Uno di loro gli procu­ra i fogli smar­ri­ti. Sul­lo sfon­do, nel libro dei sog­ni, si staglia la strut­tura che (forse) ver­rà, a Roè Vol­ciano, in una splen­di­da con­ca degradante tra la Valle Sab­bia e il lago. «Cen­toses­san­tadue posti let­to — sot­to­lin­ea Fos­chi­ni — con sei fun­zioni di degen­za: la med­i­c­i­na inter­na, la riabil­i­tazione geri­atri­ca, le cure pal­lia­tive e tre riabil­i­tazioni (fun­zionale, car­di­o­log­i­ca, geri­atri­ca). Si aggiun­gono, inoltre, la dial­isi e la diag­nos­ti­ca per immag­i­ni. «L’inizio dei lavori è pre­vis­to per la fine del 2002. La strut­tura è des­ti­na­ta a incor­po­rare Salò e Fasano, che neces­sitereb­bero di notevoli inter­ven­ti di ristrut­turazione». Ma il sin­da­co di Gar­done Riv­iera, Alessan­dro Baz­zani, e i suoi concit­ta­di­ni, riu­ni­ti in assem­blea, han­no già det­to di no. Là, in bas­so, nelle brut­ture quo­tid­i­ane, il vec­chio decrepi­to ospedale di Salò, spoglia­to grad­ual­mente di repar­ti e di posti let­to, di pazi­en­ti e di sper­anze, defini­to un lem­bo di Alba­nia. Cer­to, per la sua posizione fronte lago, il com­p­lesso è appeti­to dai gran­di grup­pi immo­bil­iari (uno di loro ha già acquisi­to la vic­i­na casa di riposo per 12 mil­iar­di). E lo stes­so si può dire per il S. Coro­na di Fasano, che dipende dal Civile di Bres­cia. «A Salò pros­egue la trasfor­mazione in una strut­tura riabil­i­ta­ti­va mul­ti­dis­ci­pli­nare — rib­adisce il diret­tore gen­erale -. I 25 posti di lun­gode­gen­za, aggre­gati a Med­i­c­i­na, sono diven­tati 18 nel­la nuo­va divi­sione di recu­pero fun­zionale, con organ­i­co spe­cial­iz­za­to. Uni­fi­cati i servizi, razion­al­iz­zate le risorse, abbat­tuti dras­ti­ca­mente i tem­pi di atte­sa, real­iz­za­ta una nuo­va palestra. E atti­va­ta l’U­nità di Psi­co­far­ma­colo­gia Geri­a­tria, isti­tui­ta in for­ma sper­i­men­tale nel­l’agos­to 1999 da Mar­co Teggia Droghi con final­ità di stu­dio, diag­nosi e cura del­l’anziano. «A dis­tan­za di qua­si due anni, pos­so dire che si è costru­ito un mod­el­lo di offer­ta com­pat­i­bile con le reali esi­gen­ze del ter­ri­to­rio, superan­do un approc­cio clin­i­co set­to­ri­ale. Tale unità cer­ca di indi­vid­uare e rispon­dere ai bisog­ni emer­gen­ti, costru­en­do un per­cor­so ter­apeu­ti­co di recu­pero e svol­gen­do una fun­zione di fil­tro del­la doman­da di prestazioni san­i­tarie». Fos­chi­ni ha det­to che il repar­to di Med­i­c­i­na si è spe­cial­iz­za­to, ori­en­tan­dosi al trat­ta­men­to delle patolo­gie di tipo endocrino­logi­co e onco­logi­co, che c’è un servizio di Pri­mo inter­ven­to con le ambu­lanze (“all’inizio in for­ma sper­i­men­tale per l’es­tate, in segui­to sta­bi­liz­za­to per tut­to l’an­no”), e sono rimasti gli altri servizi già esisten­ti: Dial­isi, Radi­olo­gia, i Poliambu­la­tori, ecc. “In atte­sa che ven­ga real­iz­za­to il nuo­vo ospedale di Roè Vol­ciano, dove saran­no trasfer­i­ti i servizi oggi esisten­ti a Salò, abbi­amo pro­gram­ma­to alcu­ni inter­ven­ti strut­turali di adegua­men­to e man­ten­i­men­to, tra cui: l’am­pli­a­men­to degli spazi per la Psichi­a­tria, col recu­pero degli spazi attual­mente occu­pati dal Servizio pre­ven­zione e sicurez­za; la ristrut­turazione del sec­on­do piano, per trasferirvi l’u­nità di Riabil­i­tazione; il traslo­co di Psi­co­far­ma­colo­gia al pri­mo piano, in spazi più idonei; il miglio­ra­men­to degli ambu­la­tori e del­la parte alberghiera dei repar­ti”. Da spendere ci sono otto mil­iar­di, meno gli 800 mil­ioni spe­si nelle prog­et­tazioni. Per fron­teggia­re l’e­mer­gen­za infer­mieris­ti­ca, il diret­tore gen­erale ha infor­ma­to che l’azien­da di Desen­zano ha mes­so a dis­po­sizione un fon­do di 250 mil­ioni per remu­ner­are le prestazioni rese in sos­ti­tuzione di per­son­ale assente. Ban­di­to, inoltre, un avvi­so aper­to (sen­za sca­den­za) per assun­zioni a tem­po deter­mi­na­to. E sot­to­scrit­to con le orga­niz­zazioni sin­da­cali un accor­do per definire nuovi mod­el­li organizzativi.

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