Chi si sposa a San Zeno di Montagna pronuncerà il fatidico sì in una signorile dimora del 1180.

Sala matrimoni e Consigli comunali nell’elegante villa

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Di Luca Delpozzo
San Zeno di Montagna

Chi si sposa a San Zeno di Mon­tagna pro­nuncerà il fatidi­co sì in una sig­no­rile dimo­ra del 1180. Anche Con­sigli comu­nali, aste pub­liche e con­cor­si saran­no, entro otto­bre, ospi­tati nelle sale affres­cate di Ca’ Mon­tagna, l’elegante vil­la a nord del paese tra le con­trade di Castel­lo e Ca’ Sar­tori. E per il sin­da­co è un po’ come tornare tra “mura famil­iari”. La deci­sione di trasferire la sede del munici­pio è sta­ta approva­ta all’unanimità nell’ultimo Con­siglio comu­nale di set­tem­bre. «A giorni la delib­era diven­ta esec­u­ti­va», spie­ga il sin­da­co Cipri­ano Castel­lani, «abbi­amo anche pre­dis­pos­to l’acquisto di mobili adeguati all’ambiente e, nel giro di un mese, ogni even­to che si pos­sa con­sid­er­are pub­bli­co si svol­gerà al pri­mo piano di Ca’ Mon­tagna». Attual­mente al piano ter­ra si trovano , uffi­cio infor­mazioni e Cor­po fore­stale del­lo Sta­to. Il vec­chio sta­bile, un nor­malis­si­mo edi­fi­cio costru­ito nel dopoguer­ra, resterà soltan­to adibito ad uffi­ci. Le sale di Ca’ Mon­tagna des­ti­nate a ospitare gli even­ti di pub­bli­co inter­esse sono artis­ti­ca­mente e stori­ca­mente impor­tan­ti. Le pareti sono affres­cate con motivi geo­metri­ci di derivazione tes­sile, molto sim­ili a quel­li delle dimore urbane del sec­on­do Tre­cen­to. Su questo pri­mo stra­to di orna­men­ti sono sta­ti poi sovrap­posti affres­chi fig­u­ra­tivi. «In quel­la che sarà la sala con­sil­iare il sogget­to è un Cristo benedi­cente tar­do tre­cen­tesco, e un Ecce Homo del Cinque­cen­to si tro­va sulle pareti del­la sala des­ti­na­ta alle riu­nioni: in entrambe le sale pos­sono essere cel­e­brati mat­ri­moni», spie­ga Castel­lani. «Nel cor­ri­doio è raf­fig­u­ra­to un arcaico San Cristo­foro data­bile pure al Tre­cen­to, prob­a­bil­mente ridip­in­to nel sec­o­lo suc­ces­si­vo». In una delle sale si tro­va anche una Madon­na in trono con Bam­bi­no e San­ti Anto­nio e Zeno, stac­cati dal­la fac­cia­ta e restau­rati negli anni Set­tan­ta. L’edificio è cir­conda­to da una corte, il fronte prin­ci­pale è carat­ter­iz­za­to da tre volti a tut­to ses­to sostenu­ti da pilas­tri in pietra. Il nome deri­va dai pri­mi pro­pri­etari, una delle famiglie Mon­tagna di Verona, quel­la res­i­dente in Con­tra­da San Mar­ti­no in Acquario. Nel 1630 Zeno, l’ultimo figlio dis­cen­dente del ramo famil­iare sta­bil­i­tosi a Mon­tagna, non aven­do dis­cen­den­za maschile, las­ciò i suoi beni alle figlie. Una di queste, Francesca, andò sposa a Vale­rio Mar­ti­ni e pro­prio i Mar­ti­ni ered­i­tarono la dimo­ra che poi passò ai Finot­ti, ai Fer­ri ed infine ai Castel­lani. Come dire che il sin­da­co, tor­na “a casa sua”? «Sarebbe impro­prio» spie­ga appun­to Castel­lani. «Gli ere­di di ques­ta famiglia nel 1981 vendet­tero l’edificio al Comune: era in pes­si­mo sta­to e neces­si­ta­va di un restau­ro. È vero che il padrone di quel­la casa era cug­i­no di mio padre, ma appartene­va ad un ramo già sep­a­ra­to dei Castellani».

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