Monte Rocchetta e gallerie del Cor i resti della guerra a balcone sul lago

Salendo da Riva del Garda

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Di Luca Delpozzo
Fausto Camerini

La Roc­chet­ta, divenu­ta famosa in questi mesi per la frana che si abbat­tuta ai suoi pie­di sul­la statale 45 bis, non è la più alta delle cime del­l’omon­i­mo grup­po mon­tu­oso che sovras­ta Riva del Gar­da con una serie incred­i­bile di pareti, tor­ri, creste roc­ciose, riem­pi­en­do di sé il pae­sag­gio del­l’Al­to Bena­co. E’ super­a­ta per pochi metri dal­la vic­i­na Cima Valdès ma è comunque una delle più inter­es­san­ti mete del­la zona. Oltre all’im­men­so e mag­nifi­co panora­ma, la cima del­la Roc­chet­ta è cir­con­da­ta da trincee, barac­ca­men­ti, gal­lerie: resti delle poderose for­ti­fi­cazioni con cui gli aus­triaci s’er­a­no arroc­cati durante la Grande Guer­ra. Si parte da Biace­sa. Si rag­giunge la parte alta del paese dom­i­na­ta da ripi­di mon­ti tra cui un evi­dente cocuz­zo­lo roc­cioso al cen­tro del­la val­la­ta che sale ver­so la Roc­chet­ta: è lo sper­one roc­cioso chiam­a­to Cor nel cui ven­tre si tro­va un vero e pro­prio labir­in­to di gal­lerie di guer­ra. Dopo alcune fontane si las­cia a destra il cosid­det­to «sen­ter del Bech» e si sale per un pen­dio ombreg­gia­to dal bosco. Ai suc­ces­sivi bivi si las­ciano a destra i sen­tieri per il Bivac­co S. Gio­van­ni e per Boc­ca Sper­one e, sem­pre nel bosco, si rag­giunge la base d’u­na gri­gia e ver­ti­cale parete di roc­cia dai cui fianchi sgor­ga una fres­ca sor­gente: è la parete Ovest di Grot­ta Daei, altra mon­tagna trafo­ra­ta da gal­lerie del­la Grande Guer­ra. Si aggi­ra a sin­is­tra la parete e si rag­giunge una larga sel­la, cro­ce­via di sen­tieri: il Bochèt dei Con­colì. Da qui si infor­ca un sen­tiero ded­i­ca­to a Rino Zan­ot­ti che per­corre la cres­ta Sud­est del­la Roc­chet­ta. E’ questo il trat­to più bel­lo e panoram­i­co del­l’itin­er­ario: nonos­tante la vista sia spes­so dis­tur­ba­ta dal­l’in­vadente veg­e­tazione, il sot­tostante azzur­ro Gar­da è incred­i­bil­mente foto­geni­co. E nel­la sali­ta, accan­to a numerosi resti di trin­ce­ra­men­ti aus­triaci, si accom­pa­g­nano le immag­i­ni del­la lun­ga cate­na del Monte , del vici­no Monte Sti­vo e delle più lon­tane Dolomi­ti di Brenta, del­la cate­na delle Alpi di Ledro tra cui si riconoscono il Monte Tofi­no e i Corni di Pichea. Men­tre a Sud, alle nos­tre spalle, si sten­dono sen­za soluzione di con­ti­nu­ità sino alla pia­nu­ra i mon­ti del Gar­da tra cui Tremal­zo, il Carone, la Cima Al Bal. E quan­do final­mente si guadagna l’er­bosa vet­ta lo sguar­do riesce a cogliere, oltre al già cita­to grande , altri quat­tro azzur­ri spec­chi d’ac­qua: il lago di Ten­no, il lago di Cave­dine, il lago di Mol­veno, il lago di Tobli­no. L’as­cen­sione sarebbe ter­mi­na­ta qui, ma agli escur­sion­isti esper­ti è con­sigli­a­bile una visi­ta ai trin­ce­ra­men­ti del Cor. Dal­la vet­ta del­la Roc­chet­ta si scende ver­so Sud per un pen­dio erboso e, poco sot­to, si prende una trac­cia di sen­tiero che con­tin­ua a scen­dere in fian­co a una trincea in direzione del­l’af­fio­ra­men­to roc­cioso del Cor che si rag­giunge in una deci­na di minu­ti. Il Cor durante la Grande Guer­ra era sta­to trasfor­ma­to dagli aus­triaci in una muni­tis­si­ma posizione di dife­sa con gal­lerie, cav­erne e fer­i­toie che guardano sui vari lati del­la mon­tagna dom­i­nan­do la val­la­ta dal­la quale pote­vano arrivare i repar­ti ital­iani. E’ nec­es­saria la pila frontale per avven­tu­rar­si con pru­den­za nelle gal­lerie all’inizio delle quali si trovano anco­ra i resti di un carat­ter­is­ti­co gabi­net­to con scari­co a sbal­zo sul­la parete. Dal­la vet­ta del­la Roc­chet­ta il ritorno lo si effet­tua lun­go lo stes­so per­cor­so di salita.

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