Ospedali al bivio. Annuncio a sorpresa del presidente della Comunità montana. Potenziare Gavardo? I gardesani sono divisi

Salò chiuderà a fine anno

14/09/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Nel dub­bio se sia più oppor­tu­na la costruzione di un nuo­vo ospedale a Roè o il poten­zi­a­men­to di quel­lo di Gavar­do si insin­ua una certez­za: la chiusura di quel­lo di Salò, dal 31 dicem­bre. Da fine anno i pazi­en­ti saran­no trasfer­i­ti a Vil­la Bar­bara­no o Vil­la Gem­ma, in segui­to a una con­ven­zione che avrà dura­ta tri­en­nale. Lo ha affer­ma­to ven­erdì sera Bruno Faus­ti­ni, nel bel mez­zo del­l’assem­blea del­la Comu­nità Par­co, in cui si sta­va dis­cu­ten­do, appun­to, del futuro del­la san­ità sul­l’al­to lago. La comu­ni­cazione, ha det­to il pres­i­dente, gli è per­venu­ta dal­l’Azien­da ospedaliera. Una chiusura, quel­la di Salò, annun­ci­a­ta subito dopo quel­la di San­ta Coro­na, a Fasano. Fino a quel momen­to, la dis­cus­sione era sta­ta cen­tra­ta sul cos­to reale del nuo­vo ospedale di Roè Vol­ciano. «Se la pre­vi­sione di 47 mil­ioni di spe­sa è davvero fon­da­ta — han­no det­to in molti del­la mag­gio­ran­za di cen­trode­stra — ques­ta potrebbe essere affronta­ta con i 29 mil­ioni del­la Regione e con la ven­di­ta dei due attuali ospedali di Salò e Gavar­do: manchereb­bero solo pochi mil­ioni per coprire l’im­por­to nec­es­sario. Se, invece, la som­ma da uti­liz­zare è molto supe­ri­ore, per­ché il diret­tore del­l’Azien­da ospedaliera di Desen­zano, Mau­ro Borel­li, non for­nisce risposte chiare agli ammin­is­tra­tori nelle sedi isti­tuzion­ali anziché portare avan­ti il dibat­ti­to sul­la stam­pa»? Ma non bisogna dimen­ti­care, ha sot­to­lin­eato più di un con­sigliere, che mai, nel­la zona, era sta­ta stanzi­a­ta pri­ma d’ora una cifra tan­to ingente per la san­ità, anche se lo sfor­zo potrebbe non essere suf­fi­ciente. Gior­gio Ven­turi­ni e Giuseppe Code­not­ti han­no invece rib­a­di­to un dato di fat­to, che dif­feren­zia l’al­to Gar­da dal­la Valsab­bia: tut­ti i sin­daci e il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana del­la valle han­no fir­ma­to un uni­co pro­to­col­lo d’in­te­sa con l’Azien­da ospedaliera. Nel­lo scrit­to, con­di­vi­dono le strate­gie del diret­tore Borel­li: poten­zi­a­men­to del­l’ospedale di Gavar­do con un nuo­vo bloc­co da 200 posti let­to e sis­temazione dei poliambu­la­tori di Noz­za, Vestone e Gargnano con real­iz­zazione di pun­ti di pri­mo inter­ven­to ed elisu­per­fi­cie. Accan­to­na­ta defin­i­ti­va­mente, di con­seguen­za, l’ipote­si di un nuo­vo ospedale a Roè. Sul­l’al­to Gar­da la musi­ca è diver­sa. Basti pen­sare che, in con­tem­po­ranea con l’assem­blea di Gargnano, si svol­ge­va, a Limone, una riu­nione tra i sin­daci altog­a­rde­sani. Non tut­ti, ma solo quel­li «sin­toniz­za­ti» con i col­leghi del­la Valsab­bia e con Borel­li (ne par­liamo nel riquadro). Il Comune di Gar­done, dal can­to suo, si dice disponi­bile a sot­to­scri­vere il pro­to­col­lo d’in­te­sa già fir­ma­to dai valsab­bi­ni, «a con­dizione che, nel definire l’of­fer­ta san­i­taria di tipo riabil­i­ta­ti­vo, resti con­fer­ma­ta a Fasano, pre­vio accor­do con gli Spedali Civili, la riabil­i­tazione car­di­o­log­i­ca e non solo». Ma Bat­tista Berar­dinel­li ha invi­ta­to a riflet­tere sul pro­to­col­lo fir­ma­to in Valsab­bia che «par­la di can­cel­lare ogni cosa sul Gar­da». Situ­azione com­p­lessa e tut­ta da definire, dunque, anche se nel cor­so del dibat­ti­to è anda­ta ad assumere con­sis­ten­za sem­pre mag­giore l’ipote­si di inter­ven­ti di «rip­iego», in caso di impos­si­bil­ità di pro­cedere alla costruzione di Roè. Ed è emer­so anche il tim­o­re che la man­can­za di una lin­ea comune tra ammin­is­tra­tori altog­a­rde­sani pos­sa avvan­tag­gia­re le richi­este di altri. Il pres­i­dente Bruno Faus­ti­ni ha dif­fu­so il testo del­la mozione con­seg­na­ta nei giorni scor­si ai sin­daci e attorno alla quale si tornerà a dis­cutere mart­edì. Vi si sostiene la neces­sità di man­tenere in vita i pre­si­di di Salò e Fasano (des­ti­nati a chi­ud­ere i bat­ten­ti), di poten­ziare Gargnano non solo nel­la strut­tura ma adeguan­done l’or­gan­i­co. In caso, poi, saltasse l’ipote­si di un nuo­vo ospedale, bisogn­erà provvedere alla ristrut­turazione di Gavar­do ma anche di Salò, poten­zian­do Gargnano, Noz­za e Vestone. Tut­ti d’ac­cor­do con Faus­ti­ni sul «ren­dere più effi­caci i servizi, orga­niz­zan­doli adeguata­mente. Ser­vono più medici per servizi ambu­la­to­ri­ali e attrez­za­ture per il servizio di tele­car­di­olo­gia. Non bas­tano le piaz­zole per gli eli­cot­teri, ser­vono anche le ambu­lanze per trasferire i malati». Per Zam­bel­li, del­la mino­ran­za, «il vero prob­le­ma del­la san­ità altog­a­rde­sana è cos­ti­tu­ito dal con­tin­uo ridur­si del­l’of­fer­ta san­i­taria pub­bli­ca, che ha in cari­co i servizi più onerosi, a favore di quel­la pri­va­ta, che svolge i più red­di­tizi. Quan­to ai diret­tori san­i­tari, è assur­do che se ne cam­bi uno ogni due anni».