Girolamo Virchi, il costruttore di «citare»amico di Gasparo, il «padre» del violino.
Nella Magnifica Patriaabitarono alla fine del 1500i maestri inimitabilidell’arte della liuteriafamosi in tutta Europa

Salò sta recuperando l’immagine di patria della liuteria

27/05/2007 in Storia
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Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Salò sta recu­peran­do l’immagine di patria del­la liu­te­ria. E lo fu pien­amente, non solo per­ché ter­ra del cele­bre Gas­paro, al quale si attribuisce l’invenzione del vio­li­no, ma anche per essere sta­ta lab­o­ra­to­rio da cui uscirono stru­men­ti di altissi­ma qual­ità. Lo con­fer­ma la pre­sen­za nel ter­ri­to­rio salo­di­ano di Giro­lamo Virchi, per­son­ag­gio che ben meriterebbe di essere ricorda­to dal­la topono­mas­ti­ca locale in ques­ta sta­gione di recu­pero di memoria.Virchi (c. 1523 — post 1574) rap­p­re­sen­ta un’al­tra fac­cia del­l’an­ti­ca scuo­la di liu­te­ria bres­ciana. Egli fu costrut­tore di «cetere», stru­men­to di estrazione popo­lare sia per dif­fu­sione sia per spir­i­to musi­cale. Pur aven­do lab­o­ra­to­rio a Bres­cia trascor­re­va alcu­ni mesi nel­la sua cam­pagna di Tro­bi­o­lo di Salò (oggi bor­go di Roé Vol­ciano), dove si ipo­tiz­za sia nato. E fu ami­co del­la famiglia Bertolot­ti, sig­ni­fica­ti­va­mente sopran­nom­i­na­ta Vio­li­ni — come si rica­va dal­lo stes­so atto di bat­tes­i­mo di Gas­paro, data­to 20 mag­gio 1540 — che ave­vano l’abitazione salo­di­ana in Bur­go, cioè in Bor­go Belfiore, ver­so Bres­cia, dove in case sparse, fra orti e gia­r­di­ni, risiede­vano molti artisti, fra cui la figlia del pit­tore Zenon Veronese, atti­vo a Salò sin dagli anni giovanili.Gasparo app­rese dal padre l’arte liu­taria e dal­lo zio Agosti­no la musi­ca, impor­tante arric­chi­men­to cul­tur­ale che gli tornerà assai utile per il lavoro e per inserir­si nel mon­do bres­ciano. Ormai ben avvi­a­to, forse già capace di costru­ire vio­le, il gio­vane fre­quen­tò Giro­lamo Virchi, apparte­nente a una casa­ta di liu­tai assai atti­va, per­son­ag­gio ben introdot­to, come si rica­va dal­la com­mis­sione di una cetra per l’ar­cid­u­ca Fer­di­nan­do del Tiro­lo, vera opera d’arte «che mai più bel­la s’era vista sul mer­ca­to bres­ciano». La cetra del Virchi, con il suo man­i­co ornatis­si­mo, è con­sid­er­a­ta uni­ca al mondo.Essendo i Bertolot­ti i soli a costru­ire stru­men­ti a Salò, appare nat­u­rale che il Virchi, scen­den­do da Tro­bi­o­lo alla cit­tad­i­na sul lago, sostasse nel loro fon­da­co di Bor­go Belfiore — rag­giun­gi­bile in un quar­to d’o­ra a pie­di -, per rac­con­tare le ultime novità di Bres­cia, cen­tro liu­tario di prim’or­dine, e com­mentare l’an­da­men­to delle ven­dite anche a per­son­ag­gi illus­tri. Fu forse lo stes­so Virchi, viste le capac­ità del gio­vane Gas­paro, a sol­lecitar­lo a trasferir­si a Bres­cia, accoglien­do­lo nel­la pro­pria bot­te­ga, in un rap­por­to non solo di lavoro: sarà lui padri­no di bat­tes­i­mo del suo pri­mo figlio.La deci­sione di abban­donare il luo­go coin­cise prob­a­bil­mente con la morte del gen­i­tore, avvenu­ta attorno al 1562; lo si deduce dal fat­to che Gas­paro, nel suo trasfer­i­men­to a Bres­cia, portò con sé la sorel­li­na Lodovi­ca, di appe­na sei-sette anni, forse per alleg­gerire il fratel­lo mag­giore dal peso del­la famiglia. Era con­sue­tu­dine che gli apprendisti trovassero ospi­tal­ità nel­la casa del mae­stro arti­giano; e a mag­gior ragione ciò dovette avvenire per Gas­paro e la sorel­li­na, che con il Virchi e il parenta­do ave­vano un rap­por­to di amicizia.Gasparo era un liu­taio com­ple­to; a Salò ave­va già avu­to forse l’in­tu­izione di costru­ire il vio­li­no (lavoro che impli­ca conoscen­ze d’ingeg­ne­r­ia e di acus­ti­ca per trovare la «dimen­sione aurea» del­lo stru­men­to, in modo che il suono risul­ti omo­ge­neo). Lo si rica­va dal­la con­trasta­ta ipote­si che il vio­li­no di Bergen, l’«Ole Bull», pos­sa essere sta­to real­iz­za­to tra il 1562 e il 1563, evoluzione che si con­clud­erà attorno al 1580. Si trat­ta, infat­ti, di uno stru­men­to già non più vio­la e non più lira, ril­e­vante sot­to l’aspet­to orna­men­tale, artis­ti­co e qual­ità di suono.Gasparo rimase pochi anni dal Virchi: la deci­sione di cos­ti­tuire una pro­pria famiglia fa pen­sare a un’au­tono­ma capac­ità di guadag­no. Nes­sun doc­u­men­to è sta­to rin­trac­cia­to del mat­ri­mo­nio, forse avvenu­to nel 1564: la moglie Isa­bet­ta ave­va 19 anni, Gas­paro 24; nel mar­zo del 1565 la nasci­ta del pri­mo­gen­i­to Francesco, del quale sarà padri­no di bat­tes­i­mo lo stes­so Virchi, come doc­u­men­ta l’an­no­tazione che si legge nel reg­istro del­l’archiv­io par­roc­chiale di S. Aga­ta: «Die 23 suprascrip­to (mar­zo 1565) Fran­cis­cus et Bene­dic­tus, fil­ius mag­istri Gas­paris de Bertolo­tis salo­di­ani, bap­ti­za­tus fuit per me pres­biterum Mar­cum Anto­ni­um Caza­malum. Patri­nus fuit D. Hyeron­imus de Virchis». Gas­paro, dunque, era con­sid­er­a­to «mag­is­ter»; tre anni dopo, nel­la poliza del 1568, ver­rà con­fer­ma­to «mae­stro de violini».E’ oppor­tuno ricor­dare che già alla metà del Cinque­cen­to la «citara» era cadu­ta in dis­u­so in Italia, e con essa la memo­ria stor­i­ca del­la vera orig­ine del­lo stru­men­to. La citazione da parte di Galileo Galilei delle «citare bres­ciane» è da col­le­gare ai mem­bri del­la famiglia Virchi: Giro­lamo e Pao­lo Virchi. La doc­u­men­tazione sui Virchi per­me­tte di trac­cia­re un per­cor­so tut­to som­ma­to breve del­la vita di Giro­lamo, tra il 1559 e il 1571. La preziosa «citara» di Vien­na, data­ta 1574, cos­ti­tu­isce l’ul­ti­ma trac­cia del­la sua pre­sen­za.

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