Per colpa di una spiata dei lacisiensi Castelnuovo brucia e la polveriera austriaca salta in aria.

Salta in aria la polveriera e Castelnuovo brucia per giorni e giorni

10/04/2001 in Storia
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Per col­pa di una spi­a­ta dei lacisien­si Castel­n­uo­vo bru­cia e la polver­iera aus­tri­a­ca salta in aria. È l’11 aprile del 1848, anno cru­ciale per la sto­ria risorg­i­men­tale. Nel Lom­bar­do-Vene­to, sot­to il dominio aus­tri­a­co, la pres­sione fis­cale è pesan­tis­si­ma e non si accen­na a riforme politiche. Tut­ta Europa insorge e è forse la piaz­za più agguer­ri­ta con­tro l’oppressore. In queste azioni inter­ven­gono i volon­tari lom­bar­di, i quali sbar­cano via lago a e Lazise per parte­ci­pare alle oper­azioni mil­i­tari con­tro la piaz­zaforte di Peschiera. Il 6 aprile 1848 le truppe volon­tarie al coman­do di Luciano Man­ara partono da Salò in direzione di Cisano. Giun­gono in zona con 450 volon­tari il 10 aprile. Si spin­gono a Lazise e si sta­bilis­cono nel­la canon­i­ca, oggi dimo­ra pri­va­ta del­la famiglia Bat­tis­toni. Alle 4 pomerid­i­ane giun­gono a Pacen­go, al coman­do del gen­erale Noaro. Il cam­panile diven­ta osser­va­to­rio su Peschiera. Come guide e inter­preti si era­no uni­ti gli stu­den­ti di Lazise Car­lo Ros­set­ti a Got­tar­do Aldegheri. Durante queste oper­azioni il Noaro viene infor­ma­to da spie di Lazise dell’esistenza del­la polver­iera aus­tri­a­ca di Cav­al­caselle. Le polveri là gia­cen­ti sareb­bero state prel­e­vate in tem­po di guer­ra per poi por­tar­le all’interno del bas­tione Queri­ni, a Peschiera. La polver­iera era sit­u­a­ta sull’attuale stra­da che col­le­ga local­ità Con­fine con Colà, in ter­ri­to­rio di Lazise. Si pos­sono anco­ra vedere il poz­zo e il pos­to di guardia, inglo­ba­to in una casa coloni­ca. I volon­tari ave­vano asso­lu­to bisog­no di pol­vere da sparo. La deci­sione di impadronir­si del­la polver­iera fu imme­di­a­ta. Le oper­azioni iniziano già il 10 aprile e l’11 aprile cen­to volon­tari giun­gono dal­la Cadalo­ra, car­i­cano a baionet­ta per evitare il fuo­co dei fucili e l’esplosione del­la polver­iera, che cus­todisce 582 bar­ili di pol­vere e moltissime car­tuc­ce a pal­la. Gli aus­triaci escono dal­la caser­ma Cam­pofiore di Verona al coman­do del gen­erale Gugliel­mo Thurm Taxis. Il Taxis si por­ta a Cav­al­caselle con ben 3000 uomi­ni, deciso a fare pulizia dei volon­tari lom­bar­di. I sol­dati sono tut­ti vet­erani, i volon­tari per lo più stu­den­ti, avvo­cati, let­terati, entu­si­asti e poco esper­ti. Inizia quin­di una accani­ta e san­guinosa lot­ta con una vera e pro­pria carn­efic­i­na fra volon­tari e civili. I mor­ti non si con­tano. La polver­iera salta in aria per mano di uno stu­dente milanese di nome Bossi. Il paese di Castel­n­uo­vo bru­cia per giorni. Ben 116 case su 172 ven­gono dis­trutte. Una vera strage che Castel­n­uo­vo ricor­da anco­ra. «Sono pas­sati oltre 150 anni», affer­ma Ser­gio Girar­di, stu­dioso locale del­la sto­ria risorg­i­men­tale che anche quest’anno porterà un maz­zo di fiori alla polver­iera per com­mem­o­rare l’episodio, «ma anco­ra oggi è vivo il ricor­do. Gli aus­triaci assalirono anche la chiesa, luo­go sacro, dove era­no asser­ragliati tan­tis­si­mi pae­sani. Fu una strage. Ben lo ricor­da un affres­co nel­la par­roc­chiale di Castel­n­uo­vo caro alla gente del luo­go». Oggi i resti del­la polver­iera, emble­ma e causa del­la strage, sono lì privi ormai di sig­ni­fi­ca­to per le nuove gen­er­azioni. «Qua­si nes­suno», pros­egue Girar­di, «a Lazise sa dell’esistenza del­la strut­tura mil­itare, piena di cuni­culi e seg­no impor­tante del­la nos­tra sto­ria risorg­i­men­tale». «Non va dimen­ti­ca­to», con­clude Girar­di, «il sac­ri­fi­cio di don Anto­nio Oliosi, coa­d­i­u­tore di Castel­n­uo­vo: morì a Sal­is­bur­go dopo essere sta­to pri­gion­iero a Castelvec­chio e umil­ia­to in tut­ti i modi».

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