Antonio Romagnoli, pescatore e bagnino comunale in pensione, nella sua carriera ha soccorso moltissimi bagnanti in difficoltà con una tecnica particolare

«Salvai sei persone in due giorni»

13/03/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

«Dall’audacia alla vita»: una sin­te­si felice scol­pi­ta sul­la medaglia d’oro che l’amministrazione comu­nale, con l’allora sin­da­co Vit­to­rio Bozzi­ni, ha volu­to con­seg­nare ad Anto­nio Romag­no­li nel lon­tano 1975, quan­do face­va il bagni­no comu­nale oltre che il pesca­tore. Chiara, anzi indis­cus­sa la moti­vazione: «Ogni giorno ha sal­va­to vite umane». «Memi», per­chè così tut­to lo chia­mano, 70 anni, è un uomo grande e grosso, che a pri­ma vista fa pau­ra. Ma il suo carat­tere benevo­lo e bonac­cione mette subito a pro­prio agio. Tan­to è grande e grosso, tan­to è buono. È quan­to si dice su di lui in paese. Ed è vero. Un vero gigante buono. Ave­va 40 anni quan­do gli han­no con­seg­na­to la medaglia per i suoi atti di cor­ag­gio. Ora ne ha trenta di più e non fa più nè il pesca­tore, né il bagni­no. È pen­sion­a­to, non­no felice di due gemel­li, con il rimpianto di non avere più vici­no la moglie, scom­parsa alcu­ni anni fa. Ha dona­to litri di sangue all’: ha fat­to oltre 70 don­azioni. Molto reli­gioso, come tut­ta la sua famiglia, ama cantare e fa parte da molti anni del­la Schola can­to­rum par­roc­chiale. Quante per­sone ha sal­va­to nel­la sua lun­ga car­ri­era di bagni­no?, gli chiedi­amo. «Tante», risponde. «Il numero non lo ricor­do, ma sono tante per­chè di tuffi in acqua ne ho fat­ti vera­mente parec­chi. E tut­ti con suc­ces­so». Per sal­vare chi sta­va affo­gan­do uti­liz­za­va una tec­ni­ca par­ti­co­lare. «Li pren­de­vo da sot­to per non spaven­tar­li», rac­con­ta. «Giun­to vici­no a chi era in dif­fi­coltà, non mi avvic­i­na­vo a loro per­chè non vole­vo che si attac­cassero a me in pre­da al pan­i­co. Avrem­mo rischi­a­to di sparire tut­ti e due sot­to acqua. Mi immerge­vo sott’acqua poco pri­ma del bag­nante in dif­fi­coltà o lo pren­de­vo pro­prio da sot­to trasci­nan­do­lo ver­so riva. Non ho mai per­so la pre­sa. Ho por­ta­to tut­ti in sal­vo». Il pri­mo sal­vatag­gio l’ha com­pi­u­to a soli 18 anni. Si trat­ta­va di uno dei pri­mi tur­isti tedeschi. Memi Romag­no­li sta­va lavo­ran­do alle sue reti. Quan­do ha vis­to il mal­cap­i­ta­to non ci ha pen­sato un min­u­to, si è tuffa­to in acqua e con due brac­ciate lo ha rag­giun­to e trasci­na­to a riva. «Era­no soprat­tut­to i bam­bi­ni ad avere le mag­giori dif­fi­coltà», ricor­da, «per­chè veni­vano atti­rati dall’acqua, ma non si ren­de­vano con­to che il lago non è una pisci­na. Ne ho sal­va­to anche tre in un solo giorno. Tut­ti tedeschi». Quel­lo che lo face­va vera­mente infu­ri­are ‑e non è facile far­lo arrab­biare- era­no gli scherzi degli inco­sci­en­ti. «Qual­cuno», spie­ga anco­ra inner­vos­i­to, «gri­da­va aiu­to per scher­zo, per­chè vol­e­va che mi tuffas­si in fret­ta e furia. Si trat­ta­va di scherzi vera­mente pes­si­mi». Le ore più peri­colose sono sem­pre state quelle del pomerig­gio. Lo con­fer­mano gli appun­ti che tiene anco­ra per ricor­do. «Dalle 3 del pomerig­gio alle 19», spie­ga Memi, «per­chè sono le ore più calde, che più invi­tano a tuf­far­si. L’importante è aver man­gia­to presto o non aver man­gia­to affat­to, altri­men­ti il peri­co­lo è in aggua­to». Dopo il sal­vatag­gio i for­tu­nati scam­pati la ringrazi­a­vano?, gli chiedi­amo «Pochi», risponde. «Quel­li che l’hanno fat­to si con­tano sulle dita di una mano. Non ho mai com­pi­u­to alcun sal­vatag­gio per ricom­pen­sa, era il mio mestiere far­lo. Ma cer­to un gra­zie fa sem­pre piacere». Memi Romag­no­li è sal­i­to agli onori del­la cronaca, nel luglio del 1975, quan­do in due giorni ha sal­va­to ben sei per­sone. Moti­vo per cui finì sulle pagine del nos­tro gior­nale. Le sue ges­ta, per­chè di ges­ta impor­tan­ti si trat­ta, non sono mai state «rac­con­tate» allo Sta­to. Non è mai sta­to nep­pure pro­pos­to per una dec­o­razione al val­or civile, ma ha sem­pre con­tin­u­a­to impert­er­ri­to, fino alla pen­sione, la sua «mis­sione». L’unica riconoscen­za è sta­ta appun­to la medaglia del sin­da­co Bozzi­ni. «Ce l’ho sem­pre qui davan­ti, sul mio tavo­lo», spie­ga orgoglioso Anto­nio Romag­no­li, «per­chè mi ricor­da la mia gioven­tù, ma mi ricor­da anche una gior­na­ta com­movente vis­su­ta fra la mia gente che mi ha sem­pre volu­to bene e aprez­za­to. Cer­to un riconosci­men­to da parte del­lo Sta­to ital­iano mi sarebbe vera­mente piaci­u­to. Non per la glo­ria, ma solo per la riconoscen­za e la sti­ma, che ti dan­no la forza di vivere meglio. Sarà che sono ormai anziano, ma l’accetterei volentieri».

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