Introdotte dai francescani nel XIII secolo, ora stanno scomparendo. Fatale per le piante l’inverno dell’85. Richiesta all’Unesco per riconoscere le coltivazioni patrimonio dell’umanità

«Salviamo le limonaie del Garda»

21/10/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Mara Pace

Filari di pilas­tri bianchi, assi di leg­no e pic­coli muret­ti: sono le limon­aie del , carat­ter­is­tiche serre a ter­razze dove da sec­oli si colti­vano i limoni. Limoni par­ti­co­lari, a lun­ga con­ser­vazione, che nell’Ottocento veni­vano com­mer­cial­iz­za­ti anche a San Pietrobur­go. Ora queste colti­vazioni, che nel tem­po non han­no resis­ti­to alla con­cor­ren­za con le pro­duzioni del Sud Italia, sono a ris­chio di estinzione. E i tipi­ci gia­r­di­ni piantati ad agru­mi stan­no per scom­par­ire. Eppure due­cen­to anni fa, queste col­ture fecero la for­tu­na del­la riva occi­den­tale del lago: le con­dizioni cli­matiche del­la zona, unite alle par­ti­co­lari strut­ture architet­toniche, ne favorirono la pro­duzione, spin­gen­dola addirit­tura a liv­el­lo indus­tri­ale. Il peri­o­do felice durò fino al ter­mine del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale. Intan­to la fama dei «gia­r­di­ni dei limoni» si era dif­fusa in tutt’Europa, atti­ran­do artisti e let­terati. Ne fu affas­ci­na­to anche Goethe, che se ne ricordò nel suo «Viag­gio in Italia». Oggi, invece, questo pat­ri­mo­nio ha per­so il val­ore eco­nom­i­co di una vol­ta. Sono pochi i colti­va­tori super­sti­ti, soprat­tut­to nei ter­ri­tori di Limone e Gargnano, che però non pos­sono com­petere con i pro­dut­tori sicil­iani e anche spag­no­li. Così a poco a poco sono venute meno le risorse per man­tenere le limon­aie, le serre nec­es­sarie per pro­teggere le piante dal fred­do e dal­la calu­ra esti­va. Ma qual­cuno si è affezion­a­to ai pilas­tri bianchi in riva al lago e non vuol ved­er­li cadere a pezzi. Una stra­da per sal­var­li potrebbe essere far­li dichiarare pat­ri­mo­nio dell’umanità. E’ quan­to cer­can­do di fare Mar­i­aluisa Mon­e­si, orga­niz­za­trice del con­veg­no sulle limon­aie che si è tenu­to ieri a Desen­zano sul Gar­da: «Perder­le sig­nifi­ca rin­un­cia­re alla con­no­tazione mediter­ranea del lago — spie­ga la man­ag­er -. Il riconosci­men­to da parte dell’Unesco sarebbe un pas­so impor­tante per sal­va­guardare ciò che res­ta del pas­sato: le limon­aie rap­p­re­sen­tano un doc­u­men­to stori­co impor­tante sul­la colti­vazione degli agru­mi in un cli­ma così ostile». La colti­vazione dei limoni sul lago ha orig­i­ni lon­tane nel tem­po: sec­on­do la tradizione a intro­durla furono i frati frances­cani nel XIII sec­o­lo. Fu allo­ra che com­in­cia­rono a essere costru­ite le tipiche strut­ture per difend­ere le piante dalle intem­perie. Il cal­do trat­tenu­to dalle acque del lago, infat­ti, non è suf­fi­ciente per favorirne la cresci­ta: i limoni van­no pro­tet­ti soprat­tut­to dagli sbalzi di tem­per­atu­ra. Per questo la pianta­gione è orga­niz­za­ta in «còle», cioè in ter­razze. Ogni tre metri si ele­va un pilas­tro che delimi­ta lo spazio des­ti­na­to alle sin­gole piante. All’in­ter­no viene col­lo­ca­ta una strut­tura in leg­no chia­ma­ta castel­lo, che per­me­tte ai fusti di rag­giun­gere un’al­tez­za di dieci metri. D’inverno, invece, la strut­tura viene cop­er­ta da assi di leg­no e da vetrate. E per difend­ere la piante dagli spif­feri, viene mes­sa del­la paglia nelle fes­sure. Nel ‘900 i limoni iniziarono grad­ual­mente a diminuire. Fino al 1985 quan­do l’inverno eccezional­mente rigi­do e nevoso dec­imò le poche piante sopravvis­sute. Oggi i ter­reni rimasti ven­gono man­tenu­ti gra­zie alla pas­sione di pochi pro­pri­etari. La limon­a­ia più famosa, il «Pra­to del­la Fame», che sorge tra Cam­pi­one e Gargnano, è sta­ta recu­per­a­ta gra­zie all’intervento del­la Comu­nità mon­tana. Oltre ai limoni, nel­la ser­ra crescono arance, pom­pel­mi, man­dari­ni e bergamotti.

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