L’edificio è abbandonato all’incuria: il progetto prevede tre anni di restauro. Il gruppo misto chiede alla Giunta di trovare un’intesa con la proprietà

San Colombano:scompare la chiesa

26/08/2008 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Una fine inglo­riosa. L’antica chieset­ta di San Colom­bano al Monte, edi­fi­cio di pro­pri­età pri­va­ta, è des­ti­na­ta nel giro di pochi mesi ad essere trasfor­ma­ta in una stan­za d’appartamento. La notizia rap­p­re­sen­ta uno schi­af­fo morale alla comu­nità garde­sana. Il moti­vo? Sem­plice, la tradizione popo­lare ha sem­pre guarda­to a queste alture come ad un luo­go sacro, rispet­ta­to per la pre­sen­za di ciò che un tem­po era una «dipen­den­za» dell’Abbazia di Bob­bio. Adesso, al pos­to di quel­lo che una vol­ta era un anti­co monas­tero, da anni abban­do­na­to all’incuria e ora di pro­pri­età del­la San Colom­bano srl ver­rà costru­i­ta una nuo­va abitazione. Sul­lo stes­so sed­ime, e sen­za toc­care i muri esterni perime­trali, come si evince dal prog­et­to deposi­ta­to in Comune, sorg­erà il nuo­vo com­p­lesso sud­di­vi­so in più appar­ta­men­ti. In uno di questi finirà anche la chieset­ta di San Colombano.I lavori sono già iniziati e la San Colom­bano srl, che ha ottenu­to il 31 mar­zo il per­me­s­so per il restau­ro del fab­bri­ca­to e degli esterni, ha tre anni di tem­po per ulti­mar­li. Stes­so dis­cor­so per la costruzione nel­la balza sot­tostante di un garage inter­ra­to con lavori iniziati il 10 giug­no. Il luo­go è di quel­li dal panora­ma moz­zafi­a­to e rap­p­re­sen­ta anco­ra una delle poche aree non aggred­ite dal­la cemen­tifi­cazione. Dell’attuale chiesa di San Colom­bano rimane poco o nul­la con la cap­pel­la ridot­ta a rifu­gio di vagabon­di. Una situ­azione di totale degra­do che anco­ra nel mag­gio del 2002 portò l’allora con­sigliere di mino­ran­za Pietro Meschi a sol­lecitare il respon­s­abile dell’area tec­ni­ca edilizia pri­va­ta del Comune ad «un urgente inter­ven­to pres­so la pro­pri­età al fine di evitare ulte­ri­ori dan­neg­gia­men­ti dell’altare e di quan­to fino ad oggi non com­pro­mes­so». La seg­nalazione fu subito gira­ta dal sin­da­co Arman­do Fer­rari al pro­pri­etario dell’edificio, diver­so da quel­lo attuale, e alla Soprint­en­den­za per i beni ambi­en­tali e architet­toni­ci di Verona. Il risul­ta­to? La cap­pel­la fu mura­ta per impedire l’ingresso di estranei. Pochi giorni pri­ma di quell’operazione, nel cor­so di un sopral­lu­o­go, ave­va­mo vis­to de visu pezzi di vetro spar­si ovunque, carte bru­ci­ate nel taber­na­co­lo divel­to dell’unico altare in mar­mo gial­lo di Tor­ri, banchi ammas­sati e muri scro­sta­ti. In mez­zo alla spor­cizia e all’umidità resiste­va un dip­in­to del 1960 raf­fig­u­rante la Vergine e San Colom­bano opera di Leonar­do Peretti. Cosa ne è sta­to di quell’altare e di quel dip­in­to al momen­to non è dato sapere. Di cer­to da alcu­ni giorni giace sul­la scriva­nia del pri­mo cit­tadi­no la richi­es­ta dei con­siglieri del grup­po mis­to Gian­franceschi, Lonar­di e Rizzi. I tre ex espo­nen­ti di mag­gio­ran­za pro­pon­gono che il Con­siglio comu­nale voti una mozione per «impeg­nare il sin­da­co e la Giun­ta a trovare con la pro­pri­età una soluzione affinché vengano con­ser­vati e val­oriz­za­ti sia i beni che la des­ti­nazione dell’Oratorio di San Colom­bano al monte».«Il prob­le­ma», scrivono gli espo­nen­ti del grup­po mis­to, «è la scarsa sen­si­bil­ità dimostra­ta in questo caso dall’amministrazione nel­la con­ser­vazione del pat­ri­mo­nio cul­tur­ale bar­do­linese. In un caso iden­ti­co e cioè quel­lo dell’Oratorio di San Francesco in con­tra­da Paer­no, nel 1983 un accor­do con i pri­vati venne trova­to. L’Oratorio di San Colom­bano a monte è invece des­ti­na­to a scom­par­ire».