La chiesetta è stata adottata dall’associazione culturale Fontana che vuole riconsacrarla

San Fermo e Rustico col tetto nuovo

15/02/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Alvaro Joppi

«Altare cer­casi…». Più spec­i­fi­cata­mente quel­lo che fino agli anni Set­tan­ta si trova­va nel­la ex chiesa di cam­pagna ded­i­ca­ta ai san­ti Fer­mo e Rus­ti­co. L’appello arri­va da quan­ti si trovano impeg­nati nel restau­ro per riportare al cul­to un edi­fi­cio da oltre 120 anni adibito ad usi pro­fani e ulti­ma­mente rimas­to in abban­dono. Quin­di chi è in pos­ses­so di notizie che pos­sono risultare utili a rin­trac­cia­re il man­u­fat­to può met­ter­si in con­tat­to con l’associazione cul­tur­ale Francesco Fontana, da tem­po in pri­ma lin­ea, con il sup­por­to dell’amministrazione comu­nale e il sosteg­no dei lacisien­si e di altri enti pub­bli­ci e pri­vati, nel recu­pero del­lo stori­co com­p­lesso edilizio con annes­so alla chiesa il romi­to­rio. I lavori ven­gono por­tati avan­ti dall’impresa Ale­an­dro De Car­li sot­to la direzione degli architet­ti Pao­lo Cor­ra­di­ni e Gior­gio Benoni e con la super­vi­sione dell’architetto Maria Grazia Martel­let­to, respon­s­abile per con­to del­la Soprint­en­den­za ai Beni ambi­en­tali e architet­toni­ci. Com­ple­ta­to il rifaci­men­to del tet­to del romi­to­rio, l’intervento ha inter­es­sato anche la cop­er­tu­ra dei reper­ti trovati nel cor­so degli scavi man­te­nen­do in luce, sec­on­do le indi­cazioni del­la Soprint­en­den­za, due dei ritrova­men­ti più impor­tan­ti: la tom­ba lon­go­b­ar­da e le mura­ture medievali con un tron­co di colon­na romana. Dopo aver provve­du­to alla posa dell’impianto elet­tri­co e a quel­la del riscal­da­men­to a pavi­men­to, ora si sta lavo­ran­do agli intonaci, alla pavi­men­tazione del­la chiesa in cot­to di tipo arti­gianale e ai ser­ra­men­ti in larice con vetri piom­bati. Si pros­eguirà poi con la pulizia dell’area ester­na di per­ti­nen­za, per arrivare così a fine aprile ad ammi­rare qualche cosa di ben defini­to. «La spe­sa fino­ra sostenu­ta si avvic­i­na ai 220 mil­ioni», fa pre­sente Pao­lo Cor­ra­di­ni, «ma ne ser­vono almeno altri 200 per le opere esterne, a com­in­cia­re dalle sot­to­mu­ra­ture». L’associazione Francesco Fontana del resto non perde occa­sione per cer­care di sen­si­bi­liz­zare quan­ti pos­sono con­tribuire affinché si arrivi a com­pletare il recu­pero dell’immobile e ad adibire il romi­to­rio a cen­tro cul­tur­ale, con archiv­io fotografi­co e spe­cial­iz­za­ta in stu­di di sto­ria locale. Una mano in questo sen­so è arriva­ta recen­te­mente anche dal­la Ban­ca Popo­lare di Verona Ban­co San Gem­ini­ano e San Pros­pero, che ha appun­to elar­gi­to cinque mil­ioni per le spese nec­es­sarie all’esecuzione delle opere pro­gram­mate dall’associazione Francesco Fontana. E tor­nan­do al prob­le­ma dell’altare man­cante, sicu­ra­mente recu­per­a­to da qualche amante dell’antichità vis­to che era sta­to dimen­ti­ca­to, c’è da sot­to­lin­eare che un prog­et­to per un even­tuale nuo­vo man­u­fat­to in pietra è sta­to pre­sen­ta­to da un gio­vane architet­to, Sara Scalia; prog­et­to val­u­ta­to pos­i­ti­va­mente dagli esperti.

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