La campagna di scavi sta illuminando uno dei periodi più bui della storia trentina

San Martino, enclave bizantina in terra gota e longobarda

18/08/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Graziano Riccadonna

Il sito arche­o­logi­co di San Mar­ti­no face­va parte di un’en­clave bizan­ti­na in ter­ra gota e poi lon­go­b­ar­da, l’en­clave più a nord fino­ra conosci­u­ta. Non era un’ iso­la etni­ca uni­ca in un mare di omo­geneità, sem­mai rap­p­re­sen­ta­va un’area di civiltà romana ori­en­tale in un tes­su­to a mac­chia di leop­ar­do, dove si fram­mis­chi­a­vano zone gote con lon­go­b­arde e aree a resisten­za romana, o meglio bizan­ti­na. La ipote­si stor­i­ca non è frut­to di fan­ta­sia, ma di una ricostruzione basa­ta su alcu­ni reper­ti, venu­ti alla luce durante la cam­pagna di scavi nel sito pos­to a cav­al­lo tra il ter­ri­to­rio di Riva e quel­lo di Ten­no, fino­ra addeb­i­ta­to esclu­si­va­mente alla civiltà romana o post-retica.Insomma, novità di por­ta­ta eccezionale. Pro­prio la scor­sa cam­pagna ave­va mes­so in evi­den­za una“novità” di tipo crono­logi­co, il fat­to che San Mar­ti­no anda­va retroda­to di 500 anni, rispet­to al IV‑V sec­o­lo dopo Cristo con cui la si accred­i­ta­va. Mez­zo mil­len­nio non è poco in cam­po pro­to­stori­co, dove si trat­ta di pas­sare da una civiltà impor­ta­ta da Roma e lega­ta al caput mun­di a una civiltà indi­ge­na: ques­ta cam­pagna di sca­vo a sua vol­ta sta dicen­do cose inter­es­san­ti sul com­ple­ta­men­to dei“secoli bui” del­la pro­to­sto­ria, dopo Roma.Attualmente gli arche­olo­gi sono impeg­nati su 2 fron­ti, quel­lo degli Spi­azzi Pri­mi, con l’arche­olo­ga Grani­ta Achilli­ni e il set­tore del­la chiesa cris­tiana con l’arche­ol­o­go Gior­gio Bernar­di. A metà stra­da sono venute alla luce varie trac­ce di una costruzione sicu­ra­mente suc­ces­si­va all’età romana (VII sec.) Fino­ra lo sca­vo ha ris­er­va­to più di una“sorpresa”, in quan­to sono affio­rati ogget­ti metal­li­ci che sicu­ra­mente aiuter­an­no a datare il sito. Inoltre è venu­ta alla luce una mon­e­ta di Bisanzio, del­l’im­per­a­tore Era­clio (610–641 dopo Cristo):“Il ritrova­men­to, fino­ra qua­si uni­co in regione, allinea il sito ad alcune enclavi bizan­tine, Oder­zo, il lago di Como, la Lagu­na, dove la civiltà di Bisanzio fiorì nonos­tante fos­se cir­con­da­ta dai Goti e poi dai Lon­go­b­ar­di, tra il VI e VII sec­o­lo, che sono i sec­oli più bui del­l’arche­olo­gia trenti­na!”, ricor­da il diret­tore del­l’Uf­fi­cio Beni Arche­o­logi­ci Gian­ni Ciurlet­ti. Nat­u­ral­mente sarà da appro­fondire. Cer­to che la datazione del­l’area, insieme con l’e­sat­ta con­for­mazione, rimane il prob­le­ma prin­ci­pale che la cam­pagna di sca­vo attuale dovrà risolvere.“Grazie all’indagine del­la serie di edi­fi­ci a monte del­la chiesa pale­ocris­tiana di San Mar­ti­no, si cercherà di deter­minare alcune coor­di­nate spaziali e tem­po­rali”, ricor­da l’arche­olo­ga Cristi­na Bassi. Quin­di più atten­zione all’in­sieme del sito, rispet­to al sin­go­lo reper­to, ques­ta la nuo­va filosofia. Gli scavi si svol­go­no sot­to la com­pe­ten­za del­la Coop­er­a­ti­va arche­o­log­i­ca coor­di­na­ta da Gio­van­ni Bel­losi, con la pre­sen­za di una venti­na di stu­den­ti delle di Tren­to, Pado­va e Bologna; sem­pre comunque con la super­vi­sione degli arche­olo­gi del­la Provin­cia Bassi e Zam­boni. Lo stes­so diret­tore Gian­ni Ciurlet­ti, segue pas­so per pas­so l’evoluzione del­lo sca­vo. La cam­pagna 2001, che dur­erà fino alla fine di agos­to, è sta­ta vis­i­ta­ta ieri dagli ammin­is­tra­tori di Riva e Ten­no, gui­dati dagli arche­olo­gi e dai docen­ti uni­ver­si­tari che fan no cor­si su San Mar­ti­no, come il pre­side del­la facoltà di Let­tere prof. Varanini.

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