Marchio dop. Pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale il comunicato per proteggere il frutto. Tra poco la pratica sarà esaminata dalla commissione europea

San Zeno benedice il marrone

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Di Luca Delpozzo
a.p.

Un altro pas­so avan­ti. La Gazzetta Uffi­ciale ha pub­bli­ca­to il comu­ni­ca­to col quale il Min­is­tero delle politiche agri­cole e fore­stali dà annun­cio del­la pro­pos­ta di riconosci­men­to del­la denom­i­nazione di orig­ine pro­tet­ta del mar­rone di San Zeno. A pre­sen­tar­la è sta­ta l’associazione cas­tan­i­coltori del Monte Bal­do, che ha sede a San Zeno di Mon­tagna. Even­tu­ali osser­vazioni dovran­no essere pro­poste entro fine agos­to. Poi la prat­i­ca passerà alla com­mis­sione euro­pea. Il mar­chio europeo pare avvic­i­nar­si per i dol­ci frut­ti dei boschi balden­si. «La pub­bli­cazione del dis­ci­pli­nare è un pas­sag­gio fon­da­men­tale. Adesso dovre­mo atten­dere cir­ca un anno pri­ma di vedere la con­clu­sione dell’iter, ma con la cam­pagna 2003, se non addirit­tura con quel­la del prossi­mo anno, spero che potremo pre­sentar­ci sul mer­ca­to con il nos­tro prodot­to val­oriz­za­to dal mar­chio dop» dice il sin­da­co di San Zeno di Mon­tagna, Cipri­ano Castel­lani. Fra un anno i sac­chet­ti con­fezionati dai cas­tan­i­coltori del potran­no dunque prob­a­bil­mente fre­gia­r­si del marchi­et­to d’origine. Il logo è for­ma­to da due cer­chi con­te­nen­ti l’uno San Zeno benedi­cente e l’altro due ric­ci stiliz­za­ti. Il dis­ci­pli­nare prevede che la dop ven­ga attribui­ta ai frut­ti dei castag­ni «selezion­atisi sot­to l’influenza dell’ambiente bena­cense e ricon­ducibili essen­zial­mente alla vari­età locale mar­rone». Di mar­roni non ce ne potran­no essere più di tre per ric­cio. Un chi­lo non potrà essere cos­ti­tu­ito da più di 120 frut­ti o da meno di 50. La zona di pro­duzione e trasfor­mazione del futuro mar­rone di San Zeno dop inter­es­sa Brenti­no-Bel­luno, Bren­zone, Capri­no Veronese, Cast­er­mano, Fer­rara di Monte Bal­do, oltre ovvi­a­mente a San Zeno di Mon­tagna. I castag­neti sono fra i 250 e i 900 metri d’altitudine. Le forme di all­e­va­men­to sono quelle rispet­tose, dice il dis­ci­pli­nare, del «tradizionale inser­i­men­to del castag­no nel pregev­ole pae­sag­gio del sis­tema lago di Gar­da — Monte Bal­do». Il numero di piante in pro­duzione per ettaro potrà vari­are da un min­i­mo di 30 ad un mas­si­mo di 120. Vietati i prodot­ti di sin­te­si e le pratiche di forzatu­ra, «a sal­va­guardia del­la nat­u­ral­ità del­la pro­duzione». Inter­es­san­ti le tec­niche di preparazione dei frut­ti per il mer­ca­to. «I trat­ta­men­ti di cura, pri­ma del­la immis­sione dei frut­ti al con­sumo», recita il dis­ci­pli­nare di pro­duzione pub­bli­ca­to in «Gazzetta» , van­no effet­tuati con le tradizion­ali tec­niche fisiche, quali la nove­na e la ris­sara». La nove­na con­siste nel met­tere a bag­no i mar­roni per nove giorni, aven­do atten­zione di cam­biare parte o tut­ta l’acqua ogni due giorni, sen­za aggiun­ta di nes­sun addi­ti­vo; even­tu­ali frut­ti avariati ven­gono inesora­bil­mente a gal­la. La ris­sara è invece un accu­mu­lo all’aperto di frut­ti e ric­ci per 8–15 giorni; una leg­gera fer­men­tazione nat­u­rale sal­va­guar­da il frut­to dai parassiti.

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