Quattro primi cittadini altogardesani prendono posizione: «I Comuni vanno coinvolti nelle scelte» I sindaci: «Non accettiamo che cessi il servizio ospedaliero pubblico»

«Sanità, qui serve un piano vero»

19/10/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
b.f.

Sul­la san­ità altog­a­rde­sana e valsab­bina i pun­ti fer­mi sono tre: «Coin­vol­gi­men­to delle autorità locali, a par­tire dai sin­daci, che occu­pano la loro posizione gra­zie al con­sen­so dei cit­ta­di­ni e dopo avere vin­to le elezioni; sec­on­do, deve essere oper­a­ti­va una strut­tura riabil­i­ta­ti­va pub­bli­ca sul­l’al­to Gar­da, non impor­ta in quale comune ubi­ca­ta; ter­zo e più impor­tante: la san­ità altog­a­rde­sana e valsab­bina neces­si­ta di un piano pro­gram­mati­co di inter­ven­to e non di un avvi­cen­dar­si di accel­er­ate e di fre­nate, che offrono l’im­pres­sione di trovar­si di fronte a notev­ole improvvisazione». Queste, sen­za giri di parole, le affer­mazioni di tre sin­daci altog­a­rde­sani: Pao­lo Ele­na di Toscolano Mader­no, Mar­cel­lo Fes­ta di Gargnano e Man­lio Bon­in­con­tri di Tig­nale che, pur se di posizioni politiche diverse, par­lano la stes­sa lin­gua. I tre han­no parte­ci­pa­to, assieme al col­le­ga San­dro Baz­zani di Gar­done, al tavo­lo di con­fron­to dell’Asl di Bres­cia, dopo il Con­siglio comu­nale aper­to del­la scor­sa estate a Gar­done sul S.Corona. Riu­nione inter­locu­to­ria, dicono i sin­daci, ma impor­tante per­ché è sta­to affer­ma­to il prin­ci­pio che «talune fon­da­men­tali deci­sioni rel­a­tive alla salute pub­bli­ca non pos­sono essere prese sopra la tes­ta degli ammin­is­tra­tori locali che devono, invece, essere ascoltati in maniera uffi­ciale». «Non accetti­amo che il servizio pub­bli­co ospedaliero ces­si e non abbia alter­na­tive pub­bliche» dicono i sin­daci rifer­en­dosi al fat­to che Salò dovrebbe chi­ud­ere a fine anno e che il futuro di Fasano vive sot­to la spa­da di Damo­cle del­la ven­ti­la­ta chiusura entro il 2005. «Se per quan­to riguar­da l’ospedale per acu­ti va sem­pre più impo­nen­dosi la pro­pos­ta-Borel­li — poten­ziare l’ospedale di Gavar­do e i pre­si­di di Gargnano e Noz­za -, in mer­i­to alla riabil­i­tazione rite­ni­amo che non si pos­sa solo fare rifer­i­men­to a strut­ture pri­vate. Siamo con­trari alla chiusura di Salò e S.Corona ma, se è nec­es­sario, si pro­ce­da pure, a pat­to di sos­ti­tuir­li con altre strut­ture pub­bliche. Una strut­tura riabil­i­ta­ti­va può equiv­alere ad un buon alber­go tre stelle e non avrebbe, per­ciò, costi inverosim­ili da affrontare, tenen­do in con­sid­er­azione l’even­tu­al­ità di pos­si­bili ces­sioni, ad esem­pio di Salò, che fa rifer­i­men­to a Desen­zano. Ma se Bres­cia, da cui dipende Fasano, decidesse di man­ten­er­la in attiv­ità, a noi andrebbe comunque bene». Una lin­ea, dicono i sin­daci, con­di­visa dai col­leghi valsab­bi­ni e da Gianan­to­nio Girelli, pres­i­dente del­la Comu­nità di Valle Sab­bia. Poi, i sin­daci met­tono sul tavo­lo la car­ta più pesante: «Abbi­amo avu­to la sen­sazione che sia sta­to meglio spie­gare i prob­le­mi san­i­tari del­la zona, che ci sono par­si poco conosciu­ti. Chiedi­amo un piano com­ple­to, che non c’è. Siamo sod­dis­fat­ti che l’Asl abbia deciso l’e­lab­o­razione di un doc­u­men­to di anal­isi. E questo anche sul­la base delle nos­tre considerazioni».