Il monastero bresciano fondato dalla regina Ansa era una tappa del cammino verso la «rupe garganica»

Santa Giulia, crocevia della devozione europea

15/12/2000 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Fausto Balestrini

Si inti­to­la «Lun­go le strade del­la fede» la gior­na­ta di stu­di in pro­gram­ma oggi in cit­tà, pro­mossa dal­la Dio­ce­si di Bres­cia, Asso­ci­azione per la sto­ria del­la Chiesa bres­ciana, Fon­dazione Civiltà Bres­ciana, Cat­toli­ca e Archiv­io Vescov­ile. I lavori si aprono alle 9,30 nel­la sede del­la Fon­dazione Civiltà Bres­ciana (vico­lo S. Giuseppe 5). Dopo i salu­ti del vesco­vo mons. Giulio San­guineti, del pres­i­dente del­la Provin­cia Alber­to Cav­al­li, del sin­da­co Pao­lo Corsi­ni, del pres­i­dente del­la Fon­dazione mons. Anto­nio Fap­pani, inter­ver­ran­no Gabriele Arche­t­ti, Ange­lo Baro­nio, Gio­van­ni Spinel­li, Nicolan­ge­lo D’Acunto, Ele­na Bel­lomo, Gio­van­na Forzat­ti Golia. Nel pomerig­gio, dalle 15 i lavori ripren­dono con gli inter­ven­ti di Ennio Fer­raglio, Giuseppe Man­zoni Di Chiosca, Gio­van­ni Don­ni, Oliviero Fran­zoni e Camil­lo Bar­bera. Alle 17, nel salone Van­vitel­liano in Log­gia, tavola roton­da sul tema «Dal­la bisac­cia del pel­le­gri­no al tur­is­mo reli­gioso» con gli inter­ven­ti di Xenio Toscani, Pietro Petraroia, , Dioni­gi Guin­dani, Fran­co Isep­pi, Gian Bat­tista Lan­zani, Mau­r­izio Cat­ta­neo, Ful­vio Man­zoni, Mau­r­izio Ban­zo­la, Gio­van­ni Sesana, coor­di­nati da Gior­gio Picas­so. Chi­ude i lavori mons. Mario Vig­ilio Olmi. ——————————————————————————– Nel­la sto­ria del­la Dio­ce­si bres­ciana ha un rilie­vo par­ti­co­lare San Gau­den­zio, pri­mo Vesco­vo prove­niente dal clero indigeno: il suo ante­ces­sore San Filas­trio era un mis­sion­ario venu­to dall’Oriente, col­lab­o­ra­tore di S. Ambro­gio, invi­a­to Vesco­vo a Bres­cia ver­so il 380. Qui era già in ven­er­azione nel­la comu­nità cris­tiana S. Apol­lo­nio, pure arriva­to dall’Oriente. San Gau­den­zio è sta­to Vesco­vo dal 386: la data del­la morte è vari­a­mente indi­ca­ta tra il 406 e il 415; nel­la tradizione bres­ciana è fis­sa­ta al 412. È autore di alcu­ni ser­moni dot­tri­nali, det­ti «trat­tati», che fan­no parte del­la patrolo­gia lati­na. S. Ambro­gio lo volle Vesco­vo men­tre da gio­vane pres­bitero, con­sacra­to da Filas­trio, era in pel­le­gri­nag­gio in Ter­ra San­ta. Data l’età non supe­ri­ore ai ven­ticinque anni, non si aspet­ta­va tale nom­i­na. Sapen­do che avrebbe fat­to tap­pa in Cap­pado­cia nell’Asia Minore per rac­cogliere reliquie di mar­tiri, S. Ambro­gio scrisse ai Vescovi del­la regione per­ché infor­massero Gau­den­zio del­la nom­i­na, esor­tan­do­lo a non rifi­utare la car­i­ca col moti­vo dell’età. Appren­di­amo così che nel sec­o­lo Quar­to, dopo la costruzione di basiliche costan­tini­ane a Gerusalemme, era in vig­ore anche in Occi­dente il pel­le­gri­nag­gio alla Ter­ra San­ta, con sos­ta nelle local­ità più famose per ricor­do di mar­tiri. Nel mar­tirolo­gio bres­ciano c’è la ven­er­azione di San­ta Sil­via pel­le­g­ri­na, con­tem­po­ranea di S. Gau­den­zio, sepol­ta nel­la chiesa par­roc­chiale di S. Gio­van­ni in cit­tà. È noto che tale chiesa venne fon­da­ta da S. Gau­den­zio che la chi­amò Con­cil­i­um Sanc­to­rum, nel sen­so di «luo­go di rac­col­ta di reliquie di San­ti». Fin dai pri­mi sec­oli sor­gono in cit­tà «xen­odochi» o ostel­li per pel­le­gri­ni a cui si aggiun­sero anche malati o poveri sen­za tet­to; si chi­am­er­an­no poi hos­pi­talia. Il vocabo­lo com­prende due parole greche che sig­nif­i­cano «casa per forestieri». Chi ne par­la omette spes­so di pre­cis­are che si trat­ta di una isti­tuzione sug­geri­ta ai Vescovi dal Con­cilio di Nicea, tenu­to alla pre­sen­za dell’Imperatore Costan­ti­no nel 325. Lo xen­odo­chio più anti­co di Bres­cia sorge­va nell’ambito del Monas­tero di S. Ono­rio che nei pri­mi sec­oli era sit­u­a­to nell’attuale area del Bro­let­to e del­la Prefet­tura, sposta­to poi nel bosco a nord recante il nome di S. Maria in Sil­va che a sua vol­ta ver­rà chia­ma­ta San Fausti­no dopo che vi saran­no col­lo­cati i resti dei Mar­tiri Fausti­no e Giovi­ta durante il sec­o­lo VIII. Una curiosità stor­i­ca: allorché cadde in dis­u­so il ter­mine «xen­odo­chio» ne rimase una espres­sione vol­gar­iz­za­ta nel bres­ciano in «Sano Loco». Per cui certe local­ità o con­trade por­ta­vano questo appella­ti­vo. Nel nos­tro caso fino al sec­o­lo XVI il trat­to di via Musei a occi­dente, dove sboc­ca la gal­le­ria, era appun­to det­to Con­tra­da del Sano Loco. Una nuo­va situ­azione si deter­mi­na con la cala­ta dei nel 568. Era­no cris­tiani seguaci dell’eresia ari­ana con pro­pri Vescovi, per altro anco­ra semi­pa­gani. Nel 698 l’ultimo Vesco­vo ari­ano a Pavia passò alla Chiesa cat­toli­ca. I lon­go­b­ar­di diven­nero cat­toli­ci non meno fer­ven­ti dei franchi; questi però si ritenevano supe­ri­ori e si dice­vano «pri­mo­gen­i­ti del­la Chiesa» per­ché dal paganes­i­mo con San Remi­gio era­no pas­sati al cat­to­lices­i­mo sen­za un peri­o­do ereti­cale. Il duca­to lon­go­b­ar­do di Ben­even­to ebbe una influen­za polit­i­ca notev­ole nell’Italia del Sud. Sul Gargano esiste­va un tem­pio pagano sca­v­a­to nel­la roc­cia, col cul­to di Diomede: i con­ta­di­ni divenu­ti cris­tiani lo dedi­carono a S. Michele Arcan­ge­lo, soste­nen­do che era pure appar­so; lo invo­ca­vano per i loro prodot­ti. I lon­go­b­ar­di non si denomi­na­vano «popo­lo», ma «eserci­to»: nel loro mil­i­taris­mo accolsero il cul­to di S. Michele non per i prodot­ti del­la ter­ra, ma come sim­bo­lo e pro­tet­tore, lui che ave­va la spa­da fiammeg­giante, a sprone di spir­i­to bel­li­co, sos­tituen­do­lo al Dio Odi­no. Il cul­to venne accolto da tut­to il popo­lo lon­go­b­ar­do. Ecco allo­ra che i pel­le­gri­ni del­la Val Padana e dell’Europa del Nord si reca­vano oltre che a Roma anche alla «sacra rupe gar­gan­i­ca» Abbi­amo un doc­u­men­to ril­e­vante nell’epigrafe in esametri lati­ni, ven­tot­to, scrit­ta per la tom­ba di Ansa regi­na nel monas­tero det­to poi di S. Giu­lia, fonda­to nel 753 dal­la stes­sa regi­na; la pri­ma badessa fu una sua figlia, Ansper­ga o Anselper­ga. Ave­va anche lo xen­odo­chio che occu­pa­va la zona urbana tra via Pia­mar­ta e via Musei sul lato nord-ovest. Il testo venne scop­er­to solo nel sec­o­lo scor­so, pub­bli­ca­to dall’Odorici sen­za traduzione. È sta­to ripro­pos­to con una mia traduzione nel vol­ume Pro­fili di donne nel­la sto­ria di Bres­cia (Ediz. «Gior­nale di Bres­cia», 1986). L’autore è Pao­lo Dia­cono. Vi si ammi­ra l’esaltazione del­la famiglia regale e in par­ti­co­lare, del­la regi­na Ansa: «Qui per vero giace la bel­lis­si­ma sposa dell’ausonio re / Ansa che imper­it­u­ra rimane nel mon­do intero». Ecco ora il testo lati­no che pre­sen­ta il fenom­e­no del pel­le­gri­nag­gio: Secu­rus iam carpe viam pere­gri­nus ab oris / occiduis quisquis veneran­di cul­mi­na Petri / Gar­ga­ni­amque petis rupem ven­er­a­bilis antri… Diamo la traduzione col segui­to: «Pel­le­gri­no dai Pae­si dell’Occidente sicuro pren­di la via / o per vener­are l’alta sede di Pietro o per toc­care / la Gar­gan­i­ca rupe del­la ven­er­a­bile grot­ta, / da lei (Ansa) pro­tet­to sarai libero dai dar­di del ladrone / e né fred­do né bufere temerai nell’oscura notte» È un doc­u­men­to di grande con­sis­ten­za tes­ti­mo­ni­ale: man­ca nel­la mostra cita­ta. Siamo negli anni che seguono la scon­fit­ta dei lon­go­b­ar­di; Ansa ave­va accom­pa­g­na­to in pri­gio­nia re Deside­rio mor­to nell’abazia di La Cor­bie in Fran­cia. Col per­me­s­so di Car­lo Mag­no ritornò a S. Giu­lia ed ivi venne sepol­ta. Pao­lo Dia­cono che attes­ta il flus­so di pel­le­gri­ni nordi­ci che sostano a S. Giu­lia, la pro­pone come pro­tet­trice. In questi anni si stan­no stu­dian­do meglio le anno­tazioni con­tenute nel testo del Liber vitae del Monas­tero di S. Giu­lia, pub­bli­ca­to alla fine del sec­o­lo scor­so da Andrea Valen­ti­ni col tito­lo «Codice necro­logi­co-litur­gi­co di S. Giu­lia» che ripor­ta elenchi di bene­fat­tori e vis­i­ta­tori dal IX al XII sec­o­lo. Tale testo è inclu­so in Mon­u­men­ta Ger­ma­ni­ae His­to­ri­ae; è ogget­to di stu­di appro­fon­di­ti, come è appar­so anche dal­la relazione tenu­ta nel con­veg­no su San­ta Giu­lia il 20 otto­bre 2000 dal pro­fes­sor Gabriel Sila­gi. Nel­lo stes­so con­veg­no la pro­fes­sores­sa Simona Gavinel­li avan­za­va l’ipotesi che la traslazione delle spoglie di S. Giu­lia potrebbe ess­er sta­ta ese­gui­ta da Beren­gario I che ebbe pure una figlia badessa a S. Giu­lia, di nome Gis­la. È un’ipotesi pura­mente acca­d­e­m­i­ca, tut­ta da dimostrare: con­tro sta il fat­to che Beren­gario è nel­la serie degli Imper­a­tori il più esautora­to e sfor­tu­na­to; se avesse acquisi­to la ben­e­meren­za del­la tradizione del cor­po di S. Giuila ne risul­terebbe un cen­no esplic­i­to, vis­to il gran bisog­no di «ten­er su» il suo nome. Tra i pel­le­gri­ni pas­sati a S. Giu­lia pri­ma del Mille si annover­a­no i fratel­li prin­cipi Etelre­do e Alfre­do, figli del re di Ves­sex di nome Etel­wulf nell’anno 853; due anni dopo passò di nuo­vo Alfre­do col padre Etel­wulf e l’abate Fran­co Markuar­do di Prum. Nell’anno 872 furono ospi­ti Etel­suit figlia del­lo stes­so Etel­wulf e il mar­i­to Bul­gre­do, re del­la Mer­cia in Inghilter­ra, scac­ciati dai Dane­si; la regi­na morì poi nell’anno 888 a Pavia. Per sec­oli in effet­ti da S. Giu­lia pas­sarono pel­le­gri­ni; nel­lo xen­odo­chio, chiam­a­to hos­pi­tale dal 900 in poi, con loro era­no accolti anche ammalati e poveri sen­za tet­to. Nel­la fes­ta del­la traslazione del­la San­ta, il 22 mag­gio, nell’inno si cel­e­bra­va la memo­ria di re Deside­rio e del­la regi­na Ansa. Ricor­dan­do che il cor­po di S. Giu­lia era accom­pa­g­na­to da altre reliquie insigni una stro­fa esalta­va Bres­cia così can­tan­do: «Felice esul­ta Bres­cia elet­ta / che possiede il gran dono / di questi cor­pi san­ti / giun­ti da ogni cli­ma!». Pas­sati i tem­pi tristi dell’abbandono e dell’oblìo ora le mem­o­rie di S. Giu­lia, dei pel­le­gri­ni che vi pas­sarono, delle monache che vi pre­garono, riemer­gono all’attenzione.Fausto Balestrini

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