A Torri domenica si celebrerà un piatto «povero» della tradizione popolare nobilitato da un’associazione culturale e valorizzato da chef che lo abbineranno a pietanze tipiche. I «polentari» invece proporranno le loro vecchie preparazioni secondo ricette t

Sapori e saperi del lago. La polenta di Storo in festa

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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Sapori e saperi del­la gas­trono­mia delle tre sponde del si fon­dono domeni­ca per fes­teggia­re uno dei gioiel­li agri­coli del­la regione bena­cense: la polen­ta di Storo. La sto­ria, recente ma inten­sa, del­la polen­ta storese è da rac­con­tare. Storo è il più popoloso delle Giu­di­carie, nell’angolo sud-occi­den­tale del Trenti­no, dove la valle del Chiese si allarga a for­mare una piana, allo sno­do per la Valle di Ledro e per l’Alto Gar­da, qua­si al con­fine con la Lom­bar­dia. Lì, come dovunque nell’Italia set­ten­tri­onale, ci si nutri­va di polen­ta. La gente, per dar­si appun­ta­men­to nel pomerig­gio, dice­va di ved­er­si «dopo polen­ta». Ma è sta­to solo dopo la sec­on­da guer­ra mon­di­ale che Storo ha scop­er­to davvero la «sua» polen­ta. L’ha trova­ta nel Vicenti­no: il Maranel­lo. Ci si è accor­ti che fra le mon­tagne dell’entroterra garde­sano ques­ta vari­età offri­va un sapore dal­la pienez­za mai sen­ti­ta pri­ma. Nonos­tante il cam­bio dei mod­el­li ali­men­ta­ri, che han­no rel­e­ga­to la polen­ta al ruo­lo di com­pa­nati­co occa­sion­ale, a Storo sul loro mais han­no deciso d’investirci, andan­do cor­ag­giosa­mente con­tro­cor­rente: la mon­tagna offri­va una chance di riscos­sa, ed occor­re­va coglier­la. Agli inizi degli anni Novan­ta è nata la coop­er­a­ti­va che riu­nisce i pic­coli colti­va­tori del­la zona. Si chia­ma Agri ’90 e la gui­da Vig­ilio Gio­vanel­li, uno che quan­do par­la del­la sua ter­ra gli si illu­mi­nano gli occhi. Oggi la polen­ta del­la val­la­ta è un raro pat­ri­mo­nio cul­tur­ale pri­ma anco­ra che ali­menta­re, riconosci­u­to dal min­is­tero delle politiche agri­cole nell’elenco delle pro­duzioni tipiche da sal­va­guardare. Le pan­noc­chie, rac­colte alle prime brume d’ottobre, ven­gono fat­te asci­u­gare sulle fac­ciate delle case ai sec­chi ven­ti di mon­tagna: uno spet­ta­co­lo. La fari­na gial­la di Storo è la pro­tag­o­nista dell’appuntamento gas­tro­nom­i­co pro­pos­to dal­la con­dot­ta Slow Food del Gar­da Veronese domeni­ca alle 12.30, al ris­torante Garde­sana, gesti­to da Giuseppe Loren­zi­ni, che è anche pres­i­dente degli alber­ga­tori del­la riva vene­ta del lago. Lo chef del locale, Rodol­fo Zane, viene invece dall’Alto Gar­da bres­ciano: spet­ta a lui, sin­te­tiz­zare le tradizioni di con­fine. La polen­ta si unirà dunque al luc­cio man­te­ca­to alla maniera vene­ta, all’, ai funghi di sta­gione, al coniglio arrosto. I polen­tari di Storo pre­par­eran­no la car­bonèra, le polen­ta cot­ta lenta­mente con for­mag­gi e pas­ta di salame, ante­na­ta di quel­la che si fa anche a Bren­zone. Il tut­to accom­pa­g­na­to da una selezione di vini del Gar­da veronese, bres­ciano e trenti­no: il Lugana Tenu­ta Maio­lo di Proven­za, la Nosi­o­la trenti­na bio­log­i­ca del­la vigna Sot­tovi pro­pos­ta da Francesco Poli, che por­ta anche un’altra rar­ità garde­sana come il San­to Puro, e poi il del Gar­da Clas­si­co del­la vigna Sinì­gol dell’azienda agri­co­la La Torre e il Supe­ri­ore Munus di Guer­ri­eri Riz­zar­di. Come sou­venir i parte­ci­pan­ti si porter­an­no a casa una con­fezione di fari­na gial­la di Storo del­la coop­er­a­ti­va Agri 90. Il tut­to a 35 euro. Per infor­mazioni si può con­tattare il Garde­sana allo 045.7225411.

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