Gli esperti assicurano che quest’anno le acque non subiranno l’invasione della mucillagine. I fondali più puliti favoriranno la riproduzione dei pesci

Sarà un’estate senza alghe nel lago

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Nel 2001 niente mac­chie gial­lo-ver­das­tre sul­la super­fi­cie del Gar­da. Lo assi­cu­ra Chiara De Francesco, respon­s­abile del­la qual­ità ambi­en­tale per la Provin­cia di Tren­to e tec­ni­ca dis­tac­ca­ta del lab­o­ra­to­rio di anal­isi nel forte S.Nicolò (Riva). Lo sta­to di salute del lago? «Tut­to bene, ma non bisogna abbas­sare la guardia». L’mergenza alghe dell’ultima sta­gione non si ripresen­terà. L’an­no scor­so Tar­ci­sio Dag­no­li, uno degli ulti­mi pesca­tori di Limone, ave­va lan­ci­a­to un gri­do di allarme. «E’ incred­i­bile il dis­in­ter­esse che cir­con­da il Gar­da, nonos­tante sia la mag­giore fonte di guadag­no per migli­a­ia di per­sone. Il tur­is­mo ha arric­chi­to quel­li che una vol­ta era­no con­ta­di­ni o pesca­tori ‑disse-. Eppure tut­ti i pae­si scar­i­cano i liqua­mi nelle acque, e le alghe pro­lif­er­a­no. Una vol­ta si svilup­pa­vano per trenta giorni, adesso per parec­chi mesi, impe­den­do a molte specie di pesci di nutrir­si del loro cibo nat­u­rale: il planc­ton. Anche pescare è diven­ta­to un’im­pre­sa: qualche ora dopo aver get­ta­to le reti, risul­ta dif­fi­coltoso riti­rar­le, tan­to è il peso del­la veg­e­tazione entra­ta. Inoltre l’ac­qua è sem­pre tor­bi­da: impos­si­bile intravedere a 40–50 cen­timetri di pro­fon­dità. Non bas­tasse, sono state mod­ifi­cate tutte le con­dizioni. In pas­sato il mate­ri­ale sab­bioso arriva­va sui fon­dali e li rip­uli­va, favoren­do il depos­i­to delle uova da parte dei pesci». La tro­ta è spari­ta. Non ci sono più le freghe (fon­dali sab­biosi dove i pesci depon­gono le uova) dei vaironi, delle scar­dole, delle tinche e delle aole. Il per­si­co è altal­enante. Si reg­is­tra, al con­trario, una vera e pro­pria inva­sione di cavedani che, a giudizio di alcu­ni, sem­bra­no l’e­sat­to cor­rispon­dente dei topi in ter­ra e dei gab­biani in cielo. Sot­to i sas­si non si trovano più i “saiòt­ti”, minus­coli gam­beretti. Quan­to agli uccel­li sono arrivati, a legioni, i cor­morani e le folaghe, che han­no inizia­to a nid­i­fi­care. Il geol­o­go Vin­cen­zo Ces­chi­ni, vicepres­i­dente del­la e stu­dioso del­l’am­bi­ente, rispose che la situ­azione com­p­lessi­va era invece buona. «Il nos­tro è il lago ital­iano più este­so (cir­ca 369 kmq), col mag­giore vol­ume d’ac­qua (49 mil­iar­di di metri cubi). Un grande ser­ba­toio che, in futuro, sarà cer­ta­mente sfrut­ta­to per ali­menta­re gli acque­dot­ti del­la pia­nu­ra Padana. La sin­te­si delle indagi­ni lim­no­logiche com­piute sul­la spon­da trenti­na e nel bas­so lago, sia sul­la spon­da bres­ciana che sul­la veronese, offre una pun­tuale e sci­en­tifi­ca visione gen­erale del­la situ­azione. «Le sostanze respon­s­abili di un’eu­trofiz­zazione, quali l’am­mo­ni­a­ca, il fos­foro, i nitri­ti e nitrati sono di gran lun­ga infe­ri­ori alle con­cen­trazioni di legge ‑assi­curò Ces­chi­ni-. La trasparen­za, mis­ura­ta col dis­co di Sec­chi, varia da un min­i­mo di 6 metri a un mas­si­mo di 16; i val­ori del­la clo­ro­fil­la da 2,4 a 3,6 µgl. Il Gar­da, uno dei laghi più puli­ti al mon­do, è sostanzial­mente oli­go-mesotrofi­co, ossia con poche sostanze che pos­sono provo­care un fenom­e­no di eutrofiz­zazione e quin­di una cat­ti­va qual­ità delle acque. Uno sta­to favorito dal­la rete di depu­ra­tori, come quel­lo di Peschiera, che rac­coglie i liqua­mi delle local­ità riv­ierasche. Nat­u­ral­mente bisogna sem­pre ten­er pre­sente che il tem­po di ricam­bio è di cir­ca 25 anni, e gli sver­sa­men­ti fog­nari incon­trol­lati (oltre a quan­to prodot­to dalle attiv­ità agri­cole e arti­gianali) rap­p­re­sen­tano un peri­co­lo costante, da denun­cia­re imme­di­ata­mente». Il fenom­e­no di «alga-paz­za» (l’an­abae­na) era emer­so in piena estate. Una mas­sa ver­das­tra e leg­ger­mente gelati­nosa si estese sul­la super­fi­cie, nei por­tic­ci­oli o in prossim­ità delle spi­agge. Lo stes­so col­ore del­la fari­na gial­la quan­do viene but­ta­ta a fred­do nel paio­lo, e non è anco­ra rap­pre­sa dal calore del­la fiamma. Una mucil­lag­gine brut­ta da vedere e anco­ra peg­gio da annusare. Il moti­vo? «Sono salite in super­fi­cie le acque dei fon­dali, anche quelle a meno 350 metri, noto­ri­a­mente più ric­che dei cosid­det­ti nutri­en­ti, fos­fati e nitrati, cibo ghiot­tis­si­mo per le microal­ghe. Col risul­ta­to che queste si sono molti­pli­cate. La stranez­za sta nel fat­to che tali capo­vol­gi­men­ti in genere sono cicli­ci. Si ver­i­f­i­cano ogni sette-dieci anni. Invece, dopo l’ul­ti­mo episo­dio del 1992, ne abbi­amo riscon­trati altri nel ’99 e nel 2000. Non pos­si­amo comunque par­lare di inquina­men­to» garan­tirono gli esper­ti. Un curioso fenom­e­no fisi­co, dunque, conosci­u­to col ter­mine di «ses­sa», vale a dire l’oscil­lazione del­l’in­tera mas­sa d’ac­qua, che si soll­e­va da un lato abbas­san­dosi in quel­l’op­pos­to, con suc­ces­si­va inver­sione delle posizioni.

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