Sbucciando musica

02/03/2011 in Spettacoli
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Di Luca Delpozzo

è una rasseg­na in pil­lole sul­la musi­ca can­tau­torale in Bres­cia   è orga­niz­za­ta dal Taquis bar e dal­l’as­so­ci­azione Lib­era­mente, l’ass. che van­ta un espe­rien­za decen­nale nel­l’or­ga­niz­zazione  di Rock­erel­lan­do , fes­ta musi­cale e non solo.   Ques­ta mini serie com­prende 3 ser­ate e saran­no  Domeni­ca 6 mar­zo con DANIELE GOZZETTi Domeni­ca 13 mar­zo con TABLO e Domeni­ca 20 mar­zo con EDIPO   le ser­ate musi­cali inizier­an­no alle ore 21.00 si ter­ran­no al Taquis bar , in via belli­ni 1 a Toscolano Mader­no ingres­so libero   i cur­ric­u­la dei musicisti : Daniele Gozzetti Can­tau­tore bres­ciano dal­la lun­ga attiv­ità musi­cale, con all’at­ti­vo 3 lavori discografi­ci da solista.Già alla corte di (che nel 2000 pro­duce il suo “L’è a mò ac chèla”, pri­mo lavoro, in dialet­to bres­ciano, seg­nala­to nel­la cat­e­go­ria “Miglior dis­co d’e­sor­dio” dal­la riv­ista di set­tore “L’Iso­la che non c’era”), Gozzetti pub­bli­ca nel 2002 “Mal­mustùs”. Tra i momen­ti più feli­ci la vit­to­ria di “Musi­ca nelle aie” a Faen­za (RE) in sodal­izio con il grup­po Archi­damo e l’ap­parizione a CDLive (Rai TV). Nel 2009 pub­bli­ca “Dani Goz” — il pri­mo com­ple­ta­mente in lin­gua ital­iana — 12 trac­ce scritte e com­poste da Gozzetti ed una cov­er da lui tradot­ta del grup­po spag­no­lo Los Rodriguez (“La Milon­ga del Mari­naio e del Cap­i­tano”),  in cui si pone in una dimen­sione più ampia, pur rispet­tan­do e pros­eguen­do par­al­le­la­mente la via trac­cia­ta dai prece­den­ti lavori. L’uscita del dis­co è sta­ta pre­ce­du­ta da una serie di aper­ture in acus­ti­co ai con­cer­ti di Omar Pedri­ni durante la sua tournèe esti­va. Sem­pre da “Dani Goz” è trat­to il video­clip “L’amore suc­cede” — diret­to da Margheri­ta Zac­chi — trasmes­so nel­lo scor­so dicem­bre dal­la Rai in “TG1 Note”. Il tour del­la svol­ta lin­guis­ti­ca di Gozzetti ha toc­ca­to molte province e locali stori­ci — tra gli ulti­mi in ordine di tem­po, il milanese “Le Scim­mie”.   TABLO Fin dal­l’in­fanzia Tablo si cimen­ta con il pianoforte pri­ma e con la chi­tar­ra poi, da ado­les­cente scrive e col­lab­o­ra con diverse band di Bres­cia e del­la Vallesab­bia. Tra i prog­et­ti più recen­ti Tablo suona la bat­te­ria nei “Janet di Psy­cho” con i quali pub­bli­ca un LP nel 2005, chi­tar­ra e voce negli “Endemia”, chi­tar­ra e synth negli “Effimera”, anche con loro un EP nel 2006. Nel 2007 la deci­sione di pros­eguire in soli­taria ed ecco il suo pri­mo lavoro “Il giorno del metronomo”, real­iz­za­to con il sup­por­to del­l’etichet­ta ‘Aveit.  Dieci brani intera­mente suonati ed arran­giati da Tablo per ottenere un album in bil­i­co tra indie-pop e can­tau­to­ri­ale, pas­san­do da trac­ce intime e mal­in­coniche ad altre di più facile ascolto. Tablo capisce allo­ra che si può fare sul serio e si but­ta a capofit­to nel­la stesura di “Non mi sen­ti”, il sec­on­do dis­co edi­to dal­la Mizar Records (Gian­mar­co Martel­loni, Mary­dolls, Kauf­man, Ettore Giu­radei), un lavoro più diret­to e col­orato rispet­to all’e­sor­dio.  Le nove can­zoni che entr­eran­no nel­la track­list finale di “Non mi sen­ti” sono quelle mag­gior­mente “sen­tite” dal­l’artista: si par­la di amore e delle sue diverse sfac­cettature (“S.O.L.A.”, “Vene di neve” e “Nudo”), di un rap­por­to pater­no (“Lezione n°3”), del­l’eter­na dia­tri­ba tra fede e filosofia (“Preghiera”), si osser­va la soci­età mod­er­na come in “Dubai” (com­pos­ta dopo un viag­gio di lavoro nel­l’enorme “cen­tro com­mer­ciale” arabo) e “I sor­risi del­la crisi” (l’ef­fimera felic­ità del denaro).  “Non mi sen­ti” è un lavoro urla­to del­i­cata­mente, nel quale il can­tau­tora­to incon­tra sonorità in bil­i­co tra rock e jazz. Nel­la pri­mav­era del 2010 il sin­go­lo “Dubai” finisce in rotazione su un buon numero di radio nazion­ali che si occu­pano di musi­ca emer­gente, “Non mi sen­ti” ottiene recen­sioni pos­i­tive sulle riv­iste ed i siti web del set­tore. Superati i 50 con­cer­ti accom­pa­g­na­to dagli insep­a­ra­bili “metrono­mi” Tablo con­tin­ua l’at­tiv­ità live e rac­coglie le idee per il prossi­mo dis­co, nel frat­tem­po col­lab­o­ra con Clau­dio Gur­ra in un prog­et­to elet­tro-acus­ti­co chiam­a­to “Pro­to­sam­ba”. EDIPO Edipo? vi chiederete: per caso era quel tizio gre­co che uccise il padre per sposare la madre incon­sapevol­mente? Ma no gente ques­ta è tut­ta un’altra sto­ria; Edipo, Faus­to Zanardel­li ci pre­sen­ta il suo grande esor­dio: Han­no ragione i topi. Un’opera ‚se pos­so così dire, che rasen­ta la crit­ic­ità, l’ironia che lui stes­so esprime trat­tan­do tem­atiche che van­no dal­la polit­i­ca alla vita quo­tid­i­ana. Il nos­tro caro Faus­to rende il mon­do e ne prende piena visione, come un orig­i­nale “spazi­et­to” da osser­vare; la filosofia di vita di Edipo ci por­ta a dei para­dos­si e a delle ver­ità sui pic­coli det­tagli di ques­ta assur­da esisten­za, questo sta­to d’animo si evince soprat­tut­to dal­la terza can­zone pre­sente nel dis­co, par­o­dia (se così pos­so azzardare a dire) del­la cara, dolce ricor­do d’infanzia, mit­i­ca e leggen­daria can­zone di Ser­gio Edri­go: per fare un tavo­lo, di cui abbi­amo bisog­no ‚si di un fiore, ma anche del­la dro­ga nel­la visione dis­tor­ta del caro Edipo, oppure nelle sem­pli­ci parole: che il dolore è più che nor­male, è banale, pre­sente nel­la canzone:E’ Banale Stare Male; chissà forse il caro Faus­to ha dato il nome all’album pen­san­do che i topi fan­no bene a stare rin­ta­nati all’oscuro dell’uomo e furtiva­mente vivere a spese altrui? Una metafo­ra?! Beh che sia così o non sia così almeno loro pos­sono far­lo,  non sono costret­ti a sor­bir­si la monot­o­nia del­la soli­ta vita e le impo­sizioni di ques­ta soci­età. Il tut­to è rac­chiu­so da uno stile musi­cale ricon­ducibile ad un pop un po’ elet­tron­i­co inva­so da tastiere, organet­ti e synth, con una pro­duzione di tut­to rispet­to. Otti­mo dis­co che non opprime l’ascoltatore, che trasci­na l’ orec­chio trac­cia dopo trac­cia e da come avrete potu­to capire leggen­do le mie righe vi con­siglio l’ascolto del­la numero tre sopra cita­ta. Las­ci­at­e­vi trasportare dal­la fre­netic­ità delle sonorità e scusate il gio­co di parole, un buon ascolto a tut­ti voi

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