Il Comune indirà un’assemblea. Una scheda con le prescrizioni di sicurezza messe in atto

Scatta la trasparenza sul deposito del gas

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Lo impone la legge. Quan­do in una cit­tà è sit­u­a­to un depos­i­to di gas del tipo gpl (gas di petro­lio liq­ue­fat­to) è nec­es­sario infor­mare la popo­lazione e i lavo­ra­tori attra­ver­so una sche­da, che rac­chi­ude tutte le pre­scrizioni da seguire in caso di un malau­gu­ra­to inci­dente. Meglio anco­ra un incon­tro pub­bli­co. A Desen­zano da anni esiste la Ato Gas gesti­ta dal­la famiglia Podavi­ni-Papa. Inizial­mente l’azienda si trova­va in via Vic­i­na, da dove poi ha trasfer­i­to il solo depos­i­to in local­ità Bago­da, zona agri­co­la dis­tante dall’abitato. Il Comune, in osser­van­za del­la nor­ma­ti­va, è inten­zion­a­to a pro­muo­vere anche un’assemblea con i cit­ta­di­ni che risiedono nel­la zona com­pre­sa tra la statale e il quartiere del­la Vic­i­na. Il depos­i­to, costru­ito nel 1994, occu­pa 8 dipen­den­ti e si estende su 5mila metri qua­drati all’interno di un’area di cir­ca 30 mila metri qua­drati, di pro­pri­età del­la stes­sa Ato Gas. Annual­mente arrivano all’impianto ben 4.800 ton­nel­late di gpl che sono suc­ces­si­va­mente ven­dute sia in for­ma sfusa, per il riforn­i­men­to di pic­coli ser­ba­toi, sia in bom­bole. Il ter­ri­to­rio cir­costante per un rag­gio di 200 metri dal depos­i­to è a des­ti­nazione agri­co­la e le poche costruzioni sono arti­gianali. Ma quali rischi pos­sono cor­rere gli abi­tan­ti? Non ce ne sono, tranne in caso di inci­dente, che potrebbe coin­vol­gere parzial­mente aree esterne al con­fine del depos­i­to. Infat­ti la soci­età ha adot­ta­to cri­teri prog­et­tuali e sis­te­mi di sicurez­za per pre­venire le cause di poten­ziali dis­as­tri. Inoltre il sis­tema di ges­tione del­la sicurez­za garan­tisce nel tem­po il man­ten­i­men­to delle con­dizioni otti­mali del­la stru­men­tazione e delle apparec­chia­ture, oltre ad un adegua­to liv­el­lo di for­mazione degli oper­a­tori e del­la squadra di emer­gen­za, in caso di atti­vazione del piano di emer­gen­za inter­no. Comunque ci sono alcune cause, seg­nalate dall’azienda, che potreb­bero scatenare un inci­dente grave. La pri­ma riguar­da il rilas­cio di gpl in fase liq­ui­da dovu­to alla rot­tura parziale del­la tubazione di mag­gior diametro; oppure per perdi­ta dal­la pom­pa di trasfer­i­men­to; infine per rot­tura del «brac­cio» di cari­co e scari­co dell’autobotte, in caso di innesco imme­di­a­to o ritarda­to. La sec­on­da potrebbe essere un rilas­cio di gpl in fase gas­sosa in segui­to a rot­tura di un’ apparec­chiatu­ra flessibile. Ci potrebbe essere un grave inquina­men­to dell’aria? «Nes­sun dan­no ambi­en­tale — assi­cu­ra l’azienda — per inquina­men­to o per intossi­cazione di per­sone è preved­i­bile, data la natu­ra del gpl; si pos­sono però prevedere onde d’urto e lan­cio di fram­men­ti nel caso, molto remo­to, in cui si dovesse ver­i­fi­care un’esplosione». E nel caso in cui tut­ti i sis­te­mi di pre­ven­zione dovessero fal­lire? Il depos­i­to dispone dei sis­te­mi di pro­tezione che lim­i­tano le con­seguen­ze, con una rete anti­ncen­dio provvista di idran­ti e degli impianti fis­si di neb­u­liz­zazione a piog­gia e di irro­razione. E per tran­quil­liz­zare i res­i­den­ti il Comune è inten­zion­a­to a pro­muo­vere un’assemblea pub­bli­ca.