Desenzano: l’opera di Giovanni Stipi. «Un invito alla modestia intellettuale»

Scienza e dubbi al centro del libro

27/12/2002 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Desenzano del Garda

Ha rac­colto inter­esse ed apprez­za­men­ti il libro «Elo­gio del buio», scrit­to da Gio­van­ni Stipi, edi­to dal­la Grafo di Bres­cia e pre­sen­ta­to a Desen­zano a cura dell’associazione cul­tur­ale «Il gril­lo lucente». Il libro, sud­di­vi­so in tre par­ti, ci pro­pone una breve rac­col­ta di pen­sieri e aforis­mi incen­trati su tre diverse tem­atiche. La pri­ma sezione, che dà il tito­lo al vol­umet­to — «Elo­gio del buio» appun­to — rimesco­la le carte di metafore non più valide. Alla sem­plicis­ti­ca con­trap­po­sizione tra la luce, tradizionale sim­bo­lo del bene, ed il buio, per­cepi­to da sem­pre come fat­tore neg­a­ti­vo e immag­ine di igno­ran­za, l’au­tore preferisce infat­ti una visione che sap­pia cogliere anche nel­l’oscu­rità ele­men­ti pos­i­tivi. «Il buio è una sor­ta di grande madre, nel­la quale si celano moltepli­ci realtà da sco­prire, realtà non anco­ra immag­i­nate». La sec­on­da sezione è inti­to­la­ta «Il Bel Nar­ciso» ed è sta­ta ispi­ra­ta all’au­tore da un rac­con­to del ‘200 con­tenu­to nel cele­bre «Nov­el­li­no». La novel­la, che rielab­o­ra il mito di Nar­ciso annega­to nel ten­ta­ti­vo di con­giunger­si con la pro­pria immag­ine rif­lessa nelle acque e suc­ces­si­va­mente trasfor­ma­to in man­dor­lo dal Dio Amore, diven­ta la metafo­ra dietro la quale Gio­van­ni Stipi dis­eg­na una ful­minea sto­ria del­l’uo­mo. Pren­den­do le mosse da un iniziale sta­to di inco­scien­za — Nar­ciso che non riconosce il se stes­so rif­lesso — giunge fino all’uo­mo d’og­gi, ecces­si­va­mente con­cen­tra­to sul pro­prio Io. Ego­cen­tri­co e pre­sun­tu­oso, l’uo­mo del pre­sente è inca­pace di per­cepire altro da sé e l’ec­ces­so di fidu­cia nel­la pro­pria razion­al­ità si tra­duce conc­re­ta­mente nel­l’asseg­nare un ruo­lo di pri­mo piano alle mac­chine. Ma pro­prio la tec­nolo­gia, che sem­bra­va lo stru­men­to adat­to a risol­vere le basi­lari neces­sità di tut­ti gli esseri umani, si è invece riv­e­la­ta nel cor­so del ‘900 lo stru­men­to col quale pochi han­no ottenu­to per sè potere e denaro, accen­tuan­do il dis­crim­ine tra ric­chi e poveri. Nar­ciso, al giorno d’og­gi, si spec­chia nel­l’oro fino a con­sumar­si la vista. L’ul­ti­ma sezione «Ter­ra di nes­suno» con­tiene l’in­sieme delle rif­les­sioni sca­tu­rite spon­ta­nee nel­l’au­tore a segui­to del­l’an­nun­cio che nel prossi­mo futuro l’uo­mo andrà a sem­i­nare e colti­vare il suo­lo di Marte. «Dove ha avu­to orig­ine la vita? E’ davvero pos­si­bile che l’uo­mo sia l’u­ni­co essere intel­li­gente nel­l’u­ni­ver­so? Se un altro essere esiste — come è prob­a­bile — come è strut­tura­ta la sua “ragione”? Sarà prob­a­bil­mente diver­sa dal­la nos­tra? ecco, tra la nos­tra intel­li­gen­za e quest’al­tra ipotet­i­ca — affer­ma l’au­tore — si col­lo­ca “la ter­ra di nes­suno”, ed è da questo “buio” che nasce in me il dub­bio. «Non sono un irrazion­al­ista — pros­egue Stipi — ma cer­co di capire i lim­i­ti del­la nos­tra ragione; c’è in me la con­sapev­olez­za che la ver­ità res­ta comunque al di fuori delle nos­tre capac­ità di com­pren­sione?». L’in­tero libro è uno sprone alla rif­les­sione, ma è anche una provo­cazione diret­ta a cias­cuno di noi, per­ché i pen­sieri in esso con­tenu­ti vogliono fun­gere da pun­to di parten­za per un dial­o­go con i let­tori sia sul piano ide­ale che su quel­lo con­cre­to. Già molte volte le cosid­dette «ver­ità sci­en­ti­fiche» han­no mostra­to la loro rel­a­tiv­ità; è una notizia di pochi giorni fa che alcu­ni scien­ziati aus­traliani han­no mes­so in dub­bio le teorie elab­o­rate da Ein­stein. «Il sen­so com­p­lessi­vo del mio libro — con­clude Stipi — è dunque un invi­to all’u­miltà e alla mod­es­tia intellettuale».