Ricerca del Centro di rilevazione e del Cnr sulla vegetazione acquatica del Benaco

Scompaiono i cannetiL’«sos» degli esperti

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

di Agli inizi del 1900, la super­fi­cie di can­neti a Sirmione si aggi­ra­va attorno ai 300 mila metri qua­drati. Un’enormità. Nel 2007 l’intera super­fi­cie del bas­so Gar­da, dunque tra la peniso­la scalig­era fino a tut­ta la fas­cia a lago di Padenghe, si attes­ta invece sui 190 mila metri qua­drati. Una dimin­uzione a dir poco dras­ti­ca del­la veeg­tazione acquat­i­ca, impor­tan­tis­si­ma per l’ecosistema.Ora con i liv­el­li anco­ra bassi, è questo è un altro mis­tero per­ché nonos­tante le dif­fuse pre­cip­i­tazioni delle set­ti­mane scorse e la neve abbon­dante cadu­ta oltre i 1200 metri dell’arco pre­alpino ed alpino il Gar­da è in asfis­sia, fan­no affio­rare dal­la sab­bia o dal pietrame delle rive i mon­coni di can­neto che si sono con­ser­vati, indi­can­do quin­di quali esten­sioni ben mag­giori esistessero rispet­to a quelle attuali.NON SOLO, ma per effet­to di questo ormai con­sol­ida­to abbas­sa­men­to del liv­el­lo idri­co, stan­no sor­gen­do nuove entità arboree, un mis­to fra cespugli e canne che stan­no con­giun­gen­dosi, in alcu­ni casi, ai can­neti tradizion­ali. Un esem­pio lo si può notare nel­la zona di Lugana e di Colom­bare, o alla Bre­ma di Sirmione: l’acqua si riti­tra, las­cian­do spazio agli arbusti.Intanto, nei giorni scor­si sono com­in­ci­ate pro­prio a Sirmione, per poi con­tin­uare nel resto del litorale fino a Desen­zano e Padenghe, lo stu­dio e la manuten­zione dei canneti.Si trat­ta dell’iniziativa che vede ormai da cinque anni in pri­ma fila il Cen­tro di ril­e­va­men­to ambi­en­tale di Sirmione e i comu­ni inter­es­sati nell’intervenire sull’ambiente nat­u­ral­is­ti­co del ter­ri­to­rio lacustre.Tra i can­neti, gli operai comu­nali, appog­giati da mezzi e natan­ti, stan­no smal­tendo un’innumerevole quan­tità di rifiu­ti e mate­ri­ale di risul­ta. Le aree già rip­ulite sono quelle di Pun­ta Grò, Lugana e vil­la Tri­este ed ora si passerà alla zona pro­tet­ta di S. Francesco di Desenzano.LA SCELTA delle zone da sot­to­porre a manuten­zione, le tec­niche di potatu­ra e il mon­i­tor­ag­gio degli effet­ti dei muta­men­ti ambi­en­tali, spie­ga una nota infor­ma­ti­va del Cra, sono affi­dati allo stes­so cen­tro sirmionese e alla stazione sper­i­men­tale «Euge­nio Zil­i­oli» del Cnr, con la super­vi­sione dell’ufficio Vin­coli ambi­en­tali del­la Provincia.Le oper­azioni di ges­tione non sono un sem­plice maquil­lage del litorale, ma un vero e pro­prio inter­ven­to di risana­men­to e rin­vig­ori­men­to di queste aree lacustri.I COSTI DELLOPERAZIONE annuale sono a cari­co dei comu­ni e del­la Provin­cia. Ma, si chiedono gli esper­ti del cen­tro, «se non sia pos­si­bile accedere ai fon­di nazion­ali ed europei: quan­ti con­tribu­ti han­no ottenu­to fino­ra il col­let­tore e il depu­ra­tore di Peschiera?».