La frana sulla Gardesana Occidentale che il 3 febbraio 1999 uccise Gino Avancini non fu un "caso fortuito" ma rientrava e rientra nella "normale prevedibilità".

Sconvolgente: la frana del 3 febbraio dello scorso era prevedibile

13/05/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Paolo Userre

La frana sul­la che il 3 feb­braio 1999 uccise Gino Avanci­ni non fu un “caso for­tu­ito” ma rien­tra­va e rien­tra nel­la “nor­male preved­i­bil­ità”. La Provin­cia Autono­ma di Tren­to, che sette mesi pri­ma di quel tragi­co giorno, assunse le respon­s­abil­ità di manuten­zione di quel­la stra­da (e di altre strade statali), non ebbe “il tem­po tec­ni­ca­mente suf­fi­ciente per uno stu­dio com­ple­to del ver­sante sopras­tante e comunque dis­si­pa­to dal­la lentez­za e dalle inadem­pien­ze del­l’Anas”. E anco­ra. Il geol­o­go pre­vis­to nel­la pianta organ­i­ca per la zona in ques­tione? Di stan­za in Puglia, zona “noto­ri­a­mente” ad ele­va­to ris­chio di frana. E anco­ra: i sen­sori di avvi­so di smot­ta­men­ti e di mon­i­tor­ag­gio del­la parete? Instal­lati a tito­lo sper­i­men­tale, causarono tra l’al­tro “notevoli fal­si allar­mi” che con­sigliarono i tec­ni­ci a rimuo­vere il semaforo che scat­ta­va in caso di peri­co­lo e non furono mai più rimes­si in fun­zione dopo il fur­to del ’97.Sono solo alcu­ni pas­sag­gi del­la volu­mi­nosa per­izia che l’ingeg­n­er Enri­co Man­fri­ni di Rovere­to e il geol­o­go Lui­gi Frassinel­la di Tren­to han­no elab­o­ra­to in questi mesi su manda­to del sos­ti­tu­to procu­ra­tore del­la Repub­bli­ca Fabio Biasi che sta cer­can­do di far luce sul­la trage­dia che la mat­ti­na del 3 feb­braio ’99 uccise Gino Avanci­ni, pen­sion­a­to di Bolog­nano d’Ar­co che a bor­do del suo Ape Piag­gio sta­va tran­si­tan­do lun­go la Garde­sana Occi­den­tale in direzione Limone pro­prio in quei dram­mati­ci momen­ti. La per­izia Man­fri­ni-Frassinel­la rap­p­re­sen­ta la “pun­ta di dia­mante” del fas­ci­co­lo aper­to dal mag­is­tra­to rovere­tano ed è uno spac­ca­to det­tagli­atis­si­mo del­la sto­ria di quel­la stra­da e delle inadem­pien­ze del­l’Anas nel fron­teggia­re una situ­azione di grande ris­chio per l’in­co­lu­mità delle per­sone. Le ipote­si di reato con­tem­plate dal fas­ci­co­lo del pm van­no dall’ ”omi­cidio col­poso” all’ ”omis­sione col­posa di cautele o difese con­tro dis­as­tri o infor­tu­ni sul lavoro” e alla “rimozione od omis­sione dolosa di cautele con­tro infor­tu­ni sul lavoro”. Ipote­si di reato che nei prossi­mi giorni potreb­bero portare a più di un avvi­so di garanzia a cari­co di diri­gen­ti e respon­s­abili Anas e puntare anche ai ver­ti­ci del Ministero.“Lo stu­dio geomec­ca­ni­co del­l’am­mas­so roc­cioso in cor­rispon­den­za e nelle vic­i­nanze del­la nic­chia di dis­tac­co del 3 feb­braio ’99 — scrivono Man­fri­ni e Frassinel­la — ha con­sen­ti­to di indi­vid­uare ulte­ri­ori situ­azioni propense al rilas­cio d’ele­men­ti lapi­dei aven­ti vol­ume forte­mente vari­abile. La meotodolo­gia d’indagine adot­ta­ta — e qui viene il bel­lo — non richiede abil­ità tec­niche ecce­den­ti l’or­di­nar­ia com­pe­ten­za pro­fes­sion­ale del geol­o­go, ne capac­ità fisiche supe­ri­ori alla nor­ma… L’assen­za di uno stu­dio geo­logi­co esaus­ti­vo del­l’ar­go­men­to non è dovu­ta alla lunghez­za di tem­pi tec­ni­ci ben­sì alla man­ca­ta deci­sione di eseguir­lo. Si ritiene per­tan­to che fos­se pos­si­bili local­iz­zare, con le con­suete metodolo­gie oper­a­tive, le aree esposte a ris­chio immi­nente di crol­li roc­ciosi e che tale opera dovesse essere giun­ta a com­pi­men­to in tem­po utile per pre­venire l’even­to del 3 febbraio”.Nell’interrogatorio dell’11 feb­braio poi, il geome­tra Ser­gio For­naio, capo nucleo e capo sezione tec­ni­ca com­pe­tente per la 45 bis all’e­poca del­la frana, con­fer­mò davan­ti al mag­is­tra­to e ai per­i­ti che “tut­ti i lavori prog­et­tati per le opere di mes­sa in sicurez­za del­la zona in esame non han­no mai usufruito del­la con­sulen­za geo­log­i­ca in quan­to la figu­ra pro­fes­sion­ale in ques­tione non era pre­sente, anche se pre­vista, nel­l’am­bito del com­par­ti­men­to”. Solo nel ’97 furono dis­posti finanzi­a­men­ti per con­sulen­ze geo­logiche esterne. Qualche mese pri­ma (era il novem­bre ’96) il Com­par­ti­men­to del Trenti­no Alto Adi­ge scrisse a quel­lo di Bari per chiedere la disponi­bil­ità per “bre­vi peri­o­di lim­i­tati” del geol­o­go in servizio pres­so il com­par­ti­men­to pugliese. Una set­ti­mana più tar­di Bari rispose espri­men­do parere neg­a­ti­vo alla mis­sione del pro­prio geol­o­go per “motivi di dis­tan­za e carichi di lavoro”. Quan­to al sis­tema di moni­to rag­gio, dopo il fur­to dei sen­sori e del cavo elet­tri­co di trasmis­sione nel novem­bre ’97, non fu mai riat­ti­va­to. Ma quel che è peg­gio, come fan­no osser­vare Man­fri­ni e Frassinel­la, è che “le opere di mon­i­tor­ag­gio posizion­ate in loco — scrivono i due pro­fes­sion­isti — era­no a carat­tere sper­i­men­tale e quin­di, in nes­sun caso, avreb­bero potu­to evitare medi­ante l’ac­cen­sione di un semaforo rosso sul­la 45 bis l’ar­resto dei veicoli in tran­si­to pri­ma del ver­i­fi­car­si del­l’even­to fra­noso. L’e­sisten­za di uno stu­dio speci­fi­co avrebbe potu­to indi­vid­uare il peri­o­do o i peri­o­di del­l’an­no nei quali era sta­tis­ti­ca­mente preved­i­bile il ripro­por­si o il ripeter­si di even­ti fra­nosi e porvi rime­dio con adeguati inter­ven­ti quali la tem­po­ranea chiusura del­la strada”.I per­i­ti del­la Procu­ra con­cludono affer­man­do che “l’es­pe­rien­za su ques­ta e altre strade indi­ca che adeguate opere di pro­tezione poste in opera dal­l’Anas in siti col­pi­ti da frane han­no evi­ta­to che il ripeter­si degli stes­si pro­ducesse con­seguen­ze per per­sone e pro­pri­età. E le metodolo­gie prog­et­tuali ed esec­u­tive nec­es­sario per con­se­gui­te tale risul­ta­to sono state acquisite da decen­ni”. Ma non sono servite, per­ché non appli­cate, sul trat­to di stra­da can­cel­la­to dal­la frana del 3 febbraio’99.

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