Curiosità storiche a ritmo di tango nella locanda dei contrabbandieri. Nell’edificio medievale la storia dei traffici illeciti di biade all’epoca della Serenissima

Scoperta di Imerio Bonato, amante dell’arte e della gastronomia

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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

D’estate sul lago è tut­to un suc­ced­er­si di feste, sagre, spet­ta­coli, con­cer­ti. Di tan­to in tan­to capi­ta di trovar­ci il pretesto per sco­prire luoghi inusu­ali, inaspet­tati. Com’è accadu­to di recente per un con­cer­to di tan­go. Pote­va essere il soli­to con­certi­no quel­lo pro­gram­ma­to nel­la cam­pagna di Poz­zolen­go, a un tiro di schiop­po dal Gar­da, nell’ambito del fes­ti­val «Non solo musi­ca», pro­mosso dal comune di Pon­ti sul Min­cio. Ma il nome del­la sede era intri­g­ante: l’antica locan­da del con­tra­b­bandiere. Se poi ci si mette la sor­pre­sa di trovar­ci come gestore Ime­rio Bon­a­to (e il figlio Loren­zo), appro­fondire è d’obbligo. Per­ché Bon­a­to è piut­tosto noto sul lago, e in par­ti­co­lare nel­la sua Peschiera. Nel mon­do dell’arte, per­ché è un pro­mot­er di inizia­tive di rilie­vo, come la per­son­ale di che si è svol­ta a Gar­da. Tra i buongus­tai, per­ché una delle scuole di pen­siero dei gourmet bena­cen­si gli attribuisce l’invenzione del­la zup­pa di pesce di lago. «In realtà», dice Bon­a­to, «il nome è stori­co». E tira fuori un doc­u­men­to del 1992 del min­is­tero dei Beni cul­tur­ali e ambi­en­tali con­te­nente una «relazione stori­co-artis­ti­ca dell’edificio sito in Poz­zolen­go via Martelo­sio di Sopra». Vi si scrive che «è par­ti­co­lar­mente impor­tante nel panora­ma stori­co minore del­la zona». E vi si spie­ga per­ché: «Denom­i­na­ta casa del con­tra­b­bandiere, pos­ta in posizione iso­la­ta e defi­la­ta, di poco rialza­ta rispet­to alle zone palu­dose cicostan­ti, in area ric­ca di ricetti medio­e­vali e di per­cor­si sorveg­liati, era luo­go d’incontro e di rifu­gio per col­oro che dal­la Lom­bar­dia ave­vano traf­fi­ci ille­gali con le terre dei domi­ni veneti ed è ricor­da­ta nel­la let­ter­atu­ra popo­lare del­la zona, che la lega anche al trasporto di mer­ci per via flu­viale Min­cio-Po». Insom­ma, un pos­to che evo­ca sug­ges­tioni antiche. Cer­ti­fi­ca­to dal­la fir­ma del sov­in­ten­dente Rug­gero Boschi e del sot­toseg­re­tario Gian­fran­co Astori. «Quan­do ho ril­e­va­to quest’edificio», rac­con­ta Bon­a­to, «non pen­sa­vo pro­prio che avesse una sto­ria del genere». Anche architet­toni­ca­mente è inter­es­sante. «L’architettura è con­ser­va­ta nelle sue strat­i­fi­cazioni più lon­tane, mostran­do un impianto medio­e­vale con trasfor­mazioni quat­tro­cen­tesche», affer­ma anco­ra la relazione min­is­te­ri­ale. Ci vol­e­va dunque un veronese amante dell’arte e del­la buona tavola come Ime­rio Bon­a­to per dar­le nuo­va vita. Risco­pren­do uno dei luoghi di rifu­gio del con­tra­b­ban­do garde­sano. Già, ma cosa si con­tra­b­ban­da­va sul lago? Di tut­to un po’, prob­a­bil­mente, nelle antiche palu­di del­la Lugana. Ma in epoca veneziana sorat­tut­to granaglie. Il mer­ca­to di Desen­zano ave­va il monop­o­lio del com­mer­cio delle biade, da cui Venezia trae­va otti­mi guadag­ni. Ma sul Gar­da agi­vano vere e pro­prie flotte di navi dedite al con­tra­b­ban­do di grani fra Desen­zano e il Tiro­lo. Inutil­mente la Serenis­si­ma ave­va arma­to una flot­tiglia a dis­po­sizione del Cap­i­tano del lago. Prob­a­bil­mente, traf­fi­ci di biade attra­ver­sa­vano anche la Lugana via ter­ra. E uno dei pun­ti di sos­ta era appun­to la «casa del con­tra­b­bandiere», nel­la cam­pagna acquitri­nosa alle spalle di Peschiera.

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