8 settembre 1943 … e mesi successivi. Il film “Tutti a casa” di Luigi Comencini.

Ho scoperto l’8 settembre al cinema”

08/10/2013 in Cinema, Storia
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Di Redazione

Ho scop­er­to l’8 set­tem­bre del ’43 al cin­e­ma con il film “Tut­ti a casa” di  Lui­gi Comenci­ni (il reg­ista, nato a Salò  l’8 giug­no 1916, anco­ra oggi dimen­ti­ca­to dal­la topono­mas­ti­ca salo­di­ana).

Con questo film, egli ci ha con­seg­na­to una pag­i­na tremen­da del­la nos­tra sto­ria, nei con­fron­ti del­la quale non sap­pi­amo anco­ra se pian­gere o ver­gog­nar­ci. Cer­to, non serve che chi­u­di­amo gli occhi o, peg­gio anco­ra, che la dimen­tichi­amo. In quel­la pag­i­na ci sono rap­p­re­sen­tati gli ital­iani, cioè noi, coi nos­tri mali stori­ci e con le nos­tre vigli­ac­cherie quo­tid­i­ane, quegli stes­si mali che già i ver­si del­la Com­me­dia dan­tesca, nel 1300, (Pur­ga­to­rio, can­to VI) ave­vano tan­to stig­ma­tiz­za­to quan­do parla­vano di un’Italia asservi­ta, “di dolore ostel­lo, nave san­za noc­chiere in gran tem­pes­ta…”.

Ho ben pre­sente, nel film, la maschera grottesca di Alber­to Sor­di, e ricor­do com’è pun­tual­mente rap­p­re­sen­ta­ta quell’arte di arran­gia­r­si degli Ital­iani mes­sa in cam­po nel­la con­fu­sione più totale il giorno dell’armistizio, con­fu­sione dram­mati­ca­mente dif­fusasi anche nei mesi suc­ces­sivi, fino a diventare causa (ma non la sola!) di scelte di vita o di morte, di com­plic­ità col nemi­co  o di resisten­za (morale o arma­ta) ad esso. Che brut­ta sto­ria! Ne abbi­amo pagate le con­seguen­ze per decen­ni, una vol­ta fini­ta la guer­ra, e i con­ti non sono anco­ra fini­ti, dopo settant’anni.

Ero un bam­bi­no negli anni Cinquan­ta, fre­quen­ta­vo le ele­men­tari. Un giorno un sig­nore mi disse: “Lo sai che vivi­amo in un bel paese? Anzi, in un paese ric­co di sto­ria! Salò è sta­ta cap­i­tale d’Italia. Non dimen­ti­carte­lo, devi esserne fiero!”

Quel bam­bi­no è cresci­u­to ed ha stu­di­a­to la sto­ria fino al pun­to da trovare ingan­nevoli quelle parole, ma allo­ra, la  fierez­za di quel sig­nore gli trasmise per un cer­to tem­po un pizzi­co di orgoglio. Quan­ti pae­si ital­iani, mi chiede­vo, pote­vano van­tar­si di essere sta­ti cap­i­tale di uno sta­to?

Addirit­tura, il nome del paese era lo stes­so del­lo sta­to: repub­bli­ca di Salò! Una repub­bli­ca ben diver­sa, però, dal­la Repub­bli­ca di San Mari­no, per dire una repub­bli­ca che mi viene in pun­ta di lingua.Divenuto adul­to,  aven­do  assun­to un ruo­lo pub­bli­co nel mio paese, ho cer­ca­to in più occa­sioni di far­mi spie­gare i motivi di ques­ta ono­mas­ti­ca stori­co-polit­i­ca. Da che cosa trae orig­ine il col­lega­men­to repub­bli­ca-Salò per indi­care la RSI, cioè la Repub­bli­ca sociale ital­iana, vis­to che il gov­er­no di quel­la Repub­bli­ca non risiede­va a Salò e che i min­is­teri, spes­so quel­li più impor­tan­ti, era­no dis­sem­i­nati su diverse cit­tà e local­ità del Nord Italia? Ricor­do di aver­lo chiesto in una trasmis­sione tele­vi­si­va, con­dot­ta da Bruno Ves­pa, al pro­fes­sor Nico­la Tranfaglia, sen­za ottenere una rispos­ta plau­si­bile.

Ma ricor­do anche di essere sta­to in qualche modo rim­prover­a­to da qualche oper­a­tore tur­is­ti­co locale per aver osato trattare l’argomento come se me ne ver­gog­nas­si. Mi si accusa­va di non capire l’importanza di uti­liz­zare gli even­ti stori­ci del 1943-‘45, non impor­ta se umilianti o san­guinosi, a van­tag­gio dell’economia del lago. Insom­ma, pare che i tur­isti vengano a Salò solo per sco­prirne la mor­bosità del­la sto­ria e per riper­cor­rere i luoghi del­la Rsi.

Dal can­to mio, sono sta­to sem­pre più inter­es­sato a conoscere le cause dei fat­ti, a com­pren­dere gli svilup­pi degli avven­i­men­ti, a inda­gare criti­ca­mente nelle vicende di quel tem­po. Non a caso, fin dal 1984, ave­vo pro­pos­to e ottenu­to dal Con­siglio comu­nale di Salò un voto unanimesull’istituzione di un “Cen­tro stu­di sul peri­o­do stori­co del­la Rsi”. La cosa si fece, ma solo  dopo più di un decen­nio. Ma di questo riten­go che si deb­ba par­lare in un prossi­mo numero con il pro­fes­sor Rober­to Chiari­ni, diret­tore del Cen­tro stu­di di Salò.

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