Il circolo astrofili veronesi è stato l’unico in Italia ad essere riuscito nell’impresa. Lo spettacolo è stato visto in diretta dall’osservatorio di Novezzina

Scoppia la stella, tutto registrato

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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

È esplosa una stel­la e dall’Osservatorio astro­nom­i­co del lo spet­ta­co­lo è sta­to uni­co. Il Cir­co­lo astro­fili verone­si (Cav), che fa base a Novezzi­na, è sta­to l’unico grup­po volon­taris­ti­co in Italia che è rius­ci­to a reg­is­trare il fenom­e­no che riguar­da la stel­la Rs Ophi­uchi (dal nome del­la costel­lazione) e a elab­o­rare grafi­ci e dati sci­en­tifi­ci fini­ti ora in tut­to il mon­do. Flavio Castel­lani, respon­s­abile tec­ni­co del­la strut­tura, nel­la notte tra 14 e il 15 feb­braio, è rimas­to inin­ter­rot­ta­mente di vedet­ta con i tele­scopi pun­tati per ripren­dere l’evento che è di notev­ole ril­e­van­za inter­nazionale a liv­el­lo di stu­di sull’evoluzione dell’universo. «Sci­en­tifi­ca­mente quan­to è accadu­to si chia­ma Out­bust, cioè “scop­pio” e coin­volge due stelle doppie che orbi­tano l’una attorno all’altra», premette Ser­gio Molto­moli, seg­re­tario del Cav. «Accade cioè che una stel­la vec­chia, una nana bian­ca, che ha ormai esauri­to la sua vita, assorbe gli strati gas­sosi esterni del­la stel­la rossa gigante cui orbi­ta intorno. A causa del­la enorme forza grav­i­tazionale che possiede cat­tura una immen­sa quan­tità di idrogeno e gas dal­la sua grande com­pagna di viag­gio per cui la tem­per­atu­ra si alza al pun­to da innescare una accen­sione ter­monu­cleare che provo­ca appun­to l’esplosione del­la cros­ta ester­na del­la stel­la, un even­to che diven­ta vis­i­bile attra­ver­so stru­men­ti speci­fi­ci. La nana scop­pi­a­ta tra il 14 e il 15 feb­braio è pas­sa­ta dal­la mag­ni­tu­dine di 11, 5 a alla mag­ni­tu­dine 4,5». Sono numeri che ai pro­fani di astrono­mia sem­bra­no strani, anche per­ché la mag­ni­tu­dine si cal­co­la all’inverso. Un esem­pio: «Il nos­tro Sole, che è enorme, ha una mag­ni­tu­dine pari a meno 20, men­tre una stel­la fis­sa a noi vis­i­bile a occhio nudo, come ad esem­pio Sirio, ha mag­ni­tu­dine meno 1,4». Nel­la notte di San Valenti­no il fenom­e­no ver­i­fi­catosi non era vis­i­bile a occhio nudo: «Ques­ta nova ricor­rente non esplode­va da 21 anni», spie­ga Molto­moli, «ma alcu­ni astro­nau­ti ave­vano seg­nala­to che il fenom­e­no era in cor­so. Noi dunque siamo andati a Fer­rara di Monte Bal­do e, usan­do uno spet­tro­grafo appli­ca­to al tele­sco­pio Richard Cre­tien, siamo rius­ci­ti a vedere le emis­sioni del­la stel­la, in prat­i­ca l’esplosione in diret­ta di tut­ti gli ele­men­ti gas­sosi che bru­ciano sul­la sua super­fi­cie come sodio, cal­cio, idrogeno e tut­ti gli altri. Si trat­ta di un dato impor­tante per­ché per­me­tte di capire come si svilup­pa questo Out­burst dan­do­ci modo di conoscere gli ele­men­ti che esistono e che si for­mano in questo momen­to molto impor­tante del­la vita di una stel­la». L’osservatorio del Monte Bal­do in ques­ta avven­tu­ra sci­en­tifi­ca si è net­ta­mente dis­tin­to: «È l’unico osser­va­to­rio in Italia, gesti­to da una asso­ci­azione di volon­tari, che è rius­ci­to a reg­is­trare l’outburst che è ora già in fase di esauri­men­to. Infat­ti, nel giro di due o tre giorni, la mag­ni­tu­dine del­la stel­la, che era pas­sa­ta da 11,5 a 4,5 è già risali­ta a 6,6 cioè si è ridot­ta moltissi­mo, era pas­sa­ta da una lumi­nosità tenue a una lumi­nosità altissi­ma e ora sta tor­nan­do ai suoi liv­el­li nor­mali». Con questi rilievi l’osservatorio ha inizia­to il lavoro sci­en­tifi­co di pun­ta, che ora pros­eguirà. «Pos­si­amo con­sid­er­are questo even­to il bat­tes­i­mo del­la ricer­ca sci­en­tifi­ca dell’osservatorio», fa notare Molto­moli, «è il pri­mo even­to ril­e­vante che stu­di­amo nei det­tagli dal momen­to dell’inaugurazione avvenu­ta l’estate scorsa».

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