M a quello là, sarà un turista o un rivano?

Se non cammini sul bordo, non vedi il Garda malato

Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

M a quel­lo là, sarà un tur­ista o un rivano? C’è un meto­do empiri­co, ma qua­si infal­li­bile, per indov­inare la rispos­ta gius­ta, pur osser­van­do la sago­ma di una per­sona da lun­ga dis­tan­za. Me lo ave­va inseg­na­to, qua­si 40 anni fa, un vec­chio portiere d’al­ber­go, che nei pomerig­gi d’es­tate anda­va a goder­si il fres­co sulle pan­chine del lato ovest del­la Roc­ca (quelle che pren­dono d’in­fi­la­ta l’òra e godono quin­di d’un cli­ma priv­i­le­gia­to). Un sag­gio portiere, che sputa­va la sua «sen­ten­za di iden­ti­fi­cazione», con pre­ci­sione pitagor­i­ca, per tut­ti i pas­san­ti che, almeno cen­to metri davan­ti a lui, inizia­vano la passeg­gia­ta davan­ti al Canale. Pun­ti­ni in lontananza.«Quello è rivano — spie­ga­va con sicurez­za, sen­za badare nè all’abito nè ad altri seg­nali — E’ rivano per­chè cam­mi­na sul ciglio del lago sen­za guardare dove mette i pie­di, per­chè si sporge sopra l’ac­qua muoven­do le brac­cia e il tron­co con sicurez­za, sen­za min­i­ma­mente pen­sare che un pic­co­lo sban­da­men­to d’e­qui­lib­rio, una svista, potreb­bero far­lo pre­cip­itare in un cati­no dove si può annegare». «Quel­l’al­tro invece no, è un tur­ista — pros­egui­va la lezionci­na — E’ un tur­ista, o comunque un non-garde­sano, per­chè l’uo­mo, vedete?, pog­gia le scarpe ben lon­tane dal­l’or­lo del molo. Si tiene alla larga, con pru­den­za istin­ti­va: anche se gli venisse un improvvi­so coc­colone, stra­mazzerebbe sul­la ter­ra fer­ma e non cer­to in quel­l’ac­qua che gli fa pau­ra. Cam­mi­na a due metri dal ciglio, anche se prob­a­bil­mente sa nuotare. Ma il fat­to è che non conosce il lago. E del resto non potrà mai conoscer­lo bene, per­chè non c’è nato».Il vec­chio portiere, uno dei miei tan­ti «maestri di garde­san­ità», m’è tor­na­to in mente l’al­tra mat­ti­na, quan­do il con­sigliere comu­nale Pao­lo Mat­teot­ti (anche lui rivano fino all’al­luce, ambi­en­tal­ista e nat­u­ral­ista, migli­a­ia di giorni pas­sati in bar­ca o sul­la spon­da del lago) s’è pre­cip­i­ta­to in redazione, dopo aver per­lus­tra­to, dal­la Casa Rossa a Pun­ta Lido, tut­to il dipa­nar­si di «strane schifezze» che offre, in questo peri­o­do, il nos­tro ama­to Garda.Schiumazze alla cen­trale; este­sis­sime chi­azze di microal­ga anabae­na puz­zo­lente in tut­ti i por­ti; bro­daz­za gri­gio-piom­bo in quel cap­ola­voro di «pisci­na semi­ar­ti­fi­ciale» che era il por­to del­la Fraglia uni­to all’a­meno bag­nasci­u­ga del­la Spi­ag­gia degli Olivi; odori di mar­ci­ume e acque intor­pidite che dal­l’oper­oso ma sci­agu­ra­to tor­rente Varone scivolano a impias­tric­cia­re il lago: là dove inizia la teo­ria perenne dei bag­nan­ti, ma da anni — per­chè? — sono bat­tute in riti­ra­ta pri­ma le trote schizzi­nose, segui­te dai luc­ci e infine anche dai cavedani, che han­no, come ben sap­pi­amo, un metro di pelo sul­lo stom­a­co. Perchè?«L’assessore Iva Berasi — ha sbot­ta­to il mite Mat­teot­ti — dovrebbe smet­ter­la di accon­tentar­si di dati sci­en­tifi­ci pos­i­tivi, ma lim­i­tati alla bal­ne­abil­ità. Nel lago non ci sono col­i­bat­teri fecali delle fogne? Bene, ma non bas­ta. Ven­ga giù a dare un’oc­chi­a­ta, l’asses­sore. Ven­ga ad ascoltare i pesca­tori, i bar­caioli, i pen­sion­ati che stazio­nano ai gia­r­di­ni. Le diran­no che questo Gar­da non è più quel­lo di una vol­ta. Che suc­cede? Per­chè questi fenomeni strani e nuovi? E’ lì, in questi mis­teri, il nuo­vo cam­po di manovra dei lab­o­ra­tori provin­ciali. A Rim­i­ni, 50 anni fa, pren­de­vi i cav­al­luc­ci mari­ni con le mani. Adesso il mare non fa neanche più parte del­la pro­mozione. Ven­dono le dis­coteche e gli Acqua-park a qualche chilometro dal­la spi­ag­gia. Vor­rei sapere se questo è anche il nos­tro des­ti­no di rivani…»Tutto gius­to, tut­to sacrosan­to, tut­to con­di­vis­i­bile. Mat­teot­ti, nel suo sfo­go, incar­na quel­lo che pen­sano i rivani veraci. Ma, c’è un…ma. Dove cam­mi­na la Berasi sul Canale del­la Roc­ca? Con le punte dei san­dali­ni che sporgono sopra l’ac­qua o, istin­ti­va­mente, due metri più indi­etro? E dove cam­mi­nano i suoi col­leghi «tren­ti­ni»? Il mio vec­chio ami­co portiere d’al­ber­go, pas­sato a miglior vita, il suo verdet­to l’avrebbe già scodel­la­to. «Ma quel­li lì, di lago, non ci capis­cono un’ acca: per­chè non ci sono nati».Fa bene Mat­teot­ti a suonare il cam­pan­el­lo d’al­larme per la Berasi, per Del­lai e per tut­ti gli altri. Ma pri­ma dovrebbe pas­sare dal nos­tro Munici­pio, salire negli uffi­ci che si affac­ciano sul por­to (ed è una bef­fa), scuotere il sin­da­co, suo fratel­lo Pietro che fa il vice, un cer­to asses­sore all’am­bi­ente (che ha un nome — Mari­no — che «sul lago» è qua­si un con­trosen­so). Poi dovrebbe pren­der­li tut­ti sot­to­brac­cio e acco­modar­li sul davan­za­le. Ma non lo vedono che il lago non è più quel­lo d’un tem­po? E se non lo vedono, li por­ti dai Cat­toni «bar­caroi», dal Crosi­na, dal vec­chio e malanda­to Pasol­li, da qualche anziano cap­i­tano dei bat­tel­li, dai pesca­tori del­la Tir­lin­dana, dal­l’En­ri­co Bia­tel che ha fat­to mil­ioni di foto.Li por­ti e li fac­cia par­lare. Poi, in bel­la comi­ti­va, tut­ti a Tren­to. Tut­ti a recla­mare. Bisogna essere in tan­ti per pren­dere per un orec­chio chi non sa cos’è il Gar­da, i suoi umori, il suo lento agonizzare.