Quarta rappresentazione teatrale a Castiglione questa sera (giovedì 9 gennaio).

SEBASTIANO LO MONACO E’ ENRICO IV°

Di Luca Delpozzo

Quar­ta rap­p­re­sen­tazione teatrale a Cas­tiglione ques­ta sera (giovedì 9 gen­naio). Arri­va al Teatro Sociale, inizio ore 21, Sebas­tiano Lo Mona­co con il suo Enri­co IV°, di Lui­gi Piran­del­lo. Lo spet­ta­co­lo è cura­to dal Teatro di Messi­na, Ente Autonomo. Artisti in sce­na Mari­na Bion­di, Clau­dio Mazzen­ga, Bindo Toscani, Robert Medi­son, Fabio Rus­ca, Adri­ano Evan­ge­listi, Mas­si­m­il­iano Vado. Scene di Piero Guic­cia­r­di­ni, cos­tu­mi di Gabriele May­er, regia di Rober­to Guicciardini.Durante una fes­ta in cos­tume, il gio­vane che veste i pan­ni di Enri­co IV di Ger­ma­nia cade da cav­al­lo e bat­te la tes­ta. Risveg­liatosi cre­den­do di essere l’imperatore, il gio­vane vive per 12 anni nel­la sua vil­la trasfor­ma­ta in reg­gia, cir­conda­to da famil­iare che assec­on­dano la sua pazz­ia. Riac­quis­ta­ta la ragione e scop­er­to che la don­na da lui tan­to ama­ta, Matil­da Spina, è diven­ta­ta nel frat­tem­po l’amante dell’odiato rivale Bel­cre­di, egli decide di con­tin­uare a fin­ger­si paz­zo. Quan­do, dopo svariati anni, Matilde, sua figlia Fri­da e Bel­cre­di con uno strat­a­gem­ma smascher­a­no l’uomo, questi riv­ela la finzione in cui è vis­su­to per tut­to quel tem­po. Attrat­to da Fri­da, che gli ricor­da la Matilde d’allora, egli cer­ca di abbrac­cia­re la ragaz­za ma, aggred­i­to da Bel­cre­di, lo tra­pas­sa con la spa­da. Ora che ha ucciso, è con­dan­na­to a rifu­gia­r­si per sem­pre nel­la finzione. La prospet­ti­va piran­del­liana dell’opposizione tra la for­ma e la realtà in nes­sun altra opera come nell’Enrico IV assume le valen­ze di un tragi­co dual­is­mo tra fol­lia e ragione. Scrit­to nel 1921 per Rug­gero Rug­geri che lo inter­pretò l’anno suc­ces­si­vo, questo dram­ma in tre atti rap­p­re­sen­ta l’esito più estremo, e per cer­ti aspet­ti più inqui­etante, del­la trage­dia dell’uomo piran­del­liano , costret­to ad impor­si e a subire la maschera del­la finzione. In uno spazio scenografi­co che ripro­duce una “sala del trono” oppres­si­va e claus­tro­fo­bi­ca, Sebas­tiano Lo Mona­co dà cor­po ad un Enri­co IV di cui è mes­sa in evi­den­za non tan­to la “fol­lia” quan­to la “malat­tia” come oscuro male di vivere dell’uomo mod­er­no. Lo spet­ta­co­lo, che si avvale di musiche suonate dal vivo da un quar­tet­to di valen­ti musicisti, nell’evidente impos­si­bil­ità del tragi­co si col­o­ra di tinte grottesche e di qualche impre­vista nota com­i­ca.