Esposti in una doppia personale presso la sala Birolli (ex Macello) i lavori di Alice Castellani, sotto il titolo di “Semiosfera…delle meraviglie”, e Marcos Maestrello, dal titolo “Immagini oniriche”, dal 26 gennaio al 5 febbraio.

Secondo appuntamento della rassegna organizzata da 1ª Circoscrizione Centro Storico e Comune di Verona “Giovani in arte

18/01/2008 in Mostre
A Verona
Di Luca Delpozzo

La pres­ti­giosa “Sala Birol­li” – ex Macel­lo tor­na a essere luo­go espos­i­ti­vo e di incon­tri cul­tur­ali gra­zie alla rasseg­na orga­niz­za­ta dal­la 1ª Cir­co­scrizione Cen­tro Stori­co in col­lab­o­razione con il Comune di Verona “Gio­vani in Arte 2008”, che ha lo scopo di favorire l’e­s­po­sizione di opere di artisti emer­gen­ti res­i­den­ti a Verona che non abbiano anco­ra avu­to l’opportunità di alle­stire mostre per­son­ali o di esporre la pro­pria pro­duzione artis­ti­ca in impor­tan­ti gal­lerie pub­bliche o pri­vate. Il sec­on­do appun­ta­men­to del­la rasseg­na, dal 26 gen­naio al 5 feb­braio, con inau­gu­razione saba­to 26 alle ore 17.00, vedrà esposti i lavori del­la gio­vane artista veronese Alice Castel­lani e di Mar­cos Maestrel­lo, nato in Brasile, a Por­to Ale­gre, nel 1964 e trasfer­i­tosi in Italia con i gen­i­tori all’età di un anno.Sotto il tito­lo “Semiosfera…delle mer­av­iglie”, Alice Castel­lani, classe 1979, ci offre con ques­ta per­son­ale un tuffo a tre­cen­toses­san­ta gra­di nel suo mon­do, dagli inizi all’ultima pro­duzione, tra pit­tura, scul­tura e tec­niche miste non sem­pre orto­dosse che affrontano sogget­ti moltepli­ci, dal nudo alla cit­tà, dai pae­sag­gi a pic­cole scul­ture di alberi da Alice nel paese delle mer­av­iglie. Con “Immag­i­ni oniriche” Mar­cos Maestrel­lo pro­pone un altret­tan­to inter­es­sante excur­sus del­la sua pro­duzione, carat­ter­iz­za­ta da una dedi­zione totale al col­ore acce­so, al col­ore pastel­lo, pieno di luce, qua­si acce­cante. Entram­bi gli artisti spaziano tra sogget­ti moltepli­ci det­tati dal­la loro immag­i­nazione, pas­san­do da fig­ure umane var­ie­gate a pae­sag­gi oniri­ci, dal­la rap­p­re­sen­tazione del­la cit­tà a nature morte e luoghi tra realtà e fantasia.Quello di semi­os­fera cui si riferisce il tito­lo dell’esposizione del­la Castel­lani è un con­cet­to introdot­to in semi­ot­i­ca da Jurij M. Lot­man, e si riferisce all’universo semi­oti­co inte­so come un mec­ca­n­is­mo uni­tario, dove le diverse sot­tostrut­ture sono in rap­por­to di azione rec­i­p­ro­ca. Così anche l’universo artis­ti­co di un artista può essere inte­so come un tut­to for­ma­to da par­ti in con­tin­uo dial­o­go tra loro, una sor­ta di rete che non ha un cen­tro e che offre un numero illim­i­ta­to di maglie inter­con­nesse da indi­vid­uare e per­cor­rere lib­era­mente. Trovare riu­ni­ti i lavori di peri­o­di diver­si, dai sim­pati­ci omi­ni del­la serie “Homo signus” alle ragazze a chi­na dei pri­mi anni duemi­la, dai car­bonci­ni con sogget­ti moltepli­ci alle chine, dagli acrili­ci e gli olii ded­i­cate a fig­ure umane pro­poste sen­za veli alle prime rap­p­re­sen­tazioni di cit­tà, dai suc­ces­sivi pae­sag­gi urbani tra realtà e sog­no, sem­pre più materi­ci e sper­i­men­tali, agli ulti­mi lavori ispi­rati dal­la gravi­dan­za, crea un uni­ver­so dove le diverse opere si som­mano e si arric­chis­cono l’un l’altra, con­sen­ten­do all’osservatore una let­tura trasver­sale del con­tin­u­um da esse costituito.Le opere di Mar­cos Maestrel­lo ‑grande amante di Jack­son Pol­lock per la sua lib­ertà espres­si­va, di Georges Seu­rat e del­la sua tec­ni­ca divi­sion­ista capace di accen­tu­are la lumi­nosità cro­mat­i­ca del dip­in­to, di Vin­cent Van Gogh per l’uso dei col­ori come vei­co­lo di un’espressione per­son­ale e infine di Jean-Françoise Mil­let per il suo grande sen­so del chiaroscuro- si carat­ter­iz­zano per i col­ori vivaci, per l’abbandono del­la prospet­ti­va e del­la pro­porzione, soprat­tut­to nel­la resa dell’anatomia umana, e per la scelta di sogget­ti det­tati da una ricer­ca spir­i­tuale e pro­fon­da alquan­to per­son­ale. Ciò non sig­nifi­ca che i suoi lavori per­vengano all’astrazione pura, piut­tosto rap­p­re­sen­tano una realtà fil­tra­ta da una visione par­ti­co­lare del mon­do, a trat­ti defor­ma­ta, ciò che accade anche nel caso delle opere di Alice Castel­lani per cui la visione sogget­ti­va ha il sopravven­to sul­la rap­p­re­sen­tazione real­is­ti­ca dei sogget­ti, siano essi cor­pi umani o pae­sag­gi urbani. Infat­ti nel caso dei nudi di Alice la seduzione visi­va del­la com­ple­ta nudità vuole sti­mo­lare a vedere oltre il cor­po, a vedere l’energia e l’emotività che lo attra­ver­sa come un fremi­to, quan­do si mostra ciò che si è attra­ver­so la carne che trat­tiene il sen­ti­men­to, lo scate­na e lo subisce. La prevalen­za del pun­to di vista sogget­ti­vo nel­la rap­p­re­sen­tazione urbana com­por­ta il supera­men­to del­la visione nat­u­ral­is­ti­ca: l’immagine è piut­tosto la sin­te­si del­la percezione inte­ri­or­iz­za­ta dall’artista, che uti­liz­za dif­fer­en­ti lin­guag­gi per tradurre impres­sioni ed emozioni sus­ci­tate dall’ambiente urbano, con la qual­ità sogget­ti­va ed emo­ti­va affi­da­ta all’uso del col­ore e a inter­ven­ti vari.Sia Mar­cos che Alice ten­dono a cogliere la realtà nel­la trasfig­u­razione dell’apparenza fenomeni­ca, lega­ta agli effet­ti emo­tivi e percettivi del­la visione per­son­ale ed emozionale dei sogget­ti trat­tati, con la rap­p­re­sen­tazione che mira a ripro­durre le vibrazioni pro­fonde scate­nate negli autori. L’uso del col­ore acce­so, come quel­lo del bian­co e nero, non rap­p­re­sen­ta dunque un sim­bo­lo che riman­da ad altre realtà, è piut­tosto sin­to­mo del fil­tro indi­vid­uale ed emozionale con cui la realtà viene col­ta e resti­tui­ta car­i­ca di sogget­tiv­ità, sec­on­do un approc­cio all’arte e alla rap­p­re­sen­tazione per­son­alis­si­mo, che non man­ca mai di una forte car­i­ca esistenziale.Scrive Mar­ta Fre­di­ani: “Quel­lo che colpisce nel­la pit­tura di Alice Castel­lani è la costante riv­is­i­tazione dei con­cetti di ester­no e inter­no. Già pre­sente nel­la serie dei “Cor­pi”, il rap­por­to dialet­ti­co tra queste due istanze si esprime in una ricer­ca delle ragioni e delle man­i­fes­tazioni dell’interiorità attra­ver­so la rap­p­re­sen­tazione dell’esteriorità, pre­sente anche nelle opere carat­ter­iz­zate da un nuo­vo sguar­do sug­li ambi­en­ti urbani e le cit­tà. In questo sen­so la pit­tura di Alice Castel­lani si avvic­i­na all’espressionismo, per l’uso di col­ori aci­di e stri­den­ti, di seg­ni agi­tati attra­ver­so cui si spie­gano le sol­lecitazioni dell’interiorità. La rap­p­re­sen­tazione recu­pera il reale e con­tem­po­ranea­mente lo riv­isi­ta attra­ver­so una lin­ea del tut­to irreale: ques­ta “ir-real­iz­zazione” è evi­dente anche a par­tire dall’esecuzione tec­ni­ca che riesce a ren­dere il rap­por­to con i luoghi cit­ta­di­ni in tut­to il suo stra­ni­a­men­to, aggiun­gen­do anche una nota di nos­tal­gi­co e impos­si­bile ritorno al pas­sato, e forse alla realtà stes­sa. In altre opere, questo sen­so di ir-realtà è sot­to­lin­ea­ta da un par­ti­co­lare uso di col­ori che acquis­tano un val­ore autonomo, non nat­u­ral­is­ti­co, sem­pre fil­tra­to dal­la sen­si­bil­ità dell’artista: non più rap­p­re­sen­ta­tivi di alcunché, i col­ori si esten­dono al di là del­la loro sig­nifi­cazione, diven­tano pretesti per dire altro, sot­to­lin­eano forme, agi­tano sen­sazioni. Come in Pri­mo lui blu, dove il bus­to di un uomo supino potrebbe sem­brare un aci­do pae­sag­gio col­linare, illu­sione otti­ca favorita dall’assenza del volto dell’uomo, e dal­la rap­p­re­sen­tazione spes­sa e mar­ca­ta delle linee del corpo.”Scrive invece Valenti­na Cane a propos­i­to dell’opera di Mar­cos Maestrel­lo: “Il col­ore dei quadri di Maestrel­lo non è mai altro da sé, è solo il mez­zo attra­ver­so il quale la realtà così ric­ca di cat­tive­ria diviene più accetta­bile, e, per un momen­to, migliore. Il verde è sper­an­za per qual­cuno, per altri è il col­ore del­la bandiera…è sogget­ti­vo insom­ma. Quel­lo di Mar­cos, per usare le parole dell’artista la cui pit­tura ha subito un notev­ole cam­bi­a­men­to in segui­to ad una del­i­ca­ta espe­rien­za per­son­ale che lo ha por­ta­to a sof­frire di una for­ma di depres­sione, è “un approc­cio di dolore alla vita”. Per Mar­cos “la tela è il luo­go dove l’artista reagisce trasfor­man­do alchemi­ca­mente il mon­do. attre­ver­so seg­ni e col­ore guar­isce se stes­so e, a lavoro ulti­ma­to, dimen­ti­ca le tris­tezze dell’esistere”. E Sal­vador Dalì è l’autore di un mot­to che Mar­cos ha fat­to suo e che ama citare in occa­sione del com­men­to alle pro­prie opere, come deg­na con­clu­sione: “ non è nec­es­sario che il pub­bli­co sap­pia se sto scherzan­do o meno, l’importante è che lo sap­pia io”.Sala Birol­li (ex Macel­lo), Via Fil­ip­pi­ni 17 — inau­gu­razione saba­to 26 gen­naio ore 17; chiusura ore 21.Apertura: tut­ti i giorni, da domeni­ca 27 gen­naio a mart­edì 5 feb­braio, dalle ore 15 alle 19. Ingres­so libero.

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