Figlio d’arte trionfa nel concorso tra produttori artigianali del tradizionale insaccato, premiato dal Papà del Gnoco. Cosa ci vuole per vincere? Acqua in bocca

Segreti cotechini

16/01/2001 in Curiosità
Di Luca Delpozzo
g.r.

Gior­na­ta ide­ale quel­la di domeni­ca per la tredices­i­ma edi­zione del­la fes­ta del codegh­in a San Pietro Incar­i­ano. Il sole, riap­par­so dopo diver­si giorni di nuv­ole basse e piog­gia bat­tente, ha con­tribuito a fare grande anche ques­ta edi­zione del­la man­i­fes­tazione, orga­niz­za­ta dall’Eletta Con­fra­ter­ni­ta del Codegh­in, che pure quest’anno ha richiam­a­to nel capolu­o­go valpo­li­cellese centi­na­ia di aman­ti del principe degli insac­cati. Una edi­zione da record, con 170 chili di cotechi­no (480 pezzi) dis­tribuiti a tut­ti i pre­sen­ti. Il cotechi­no dell’anno è di Giuseppe Cera­di­ni, 35 anni, arti­giano, figlio d’arte: è infat­ti gen­ero di quell’Italo Zan­gran­do, scom­par­so due anni fa, che è sta­to uno dei vet­erani del­la man­i­fes­tazione e uno dei più pre­miati. «L’insacca un ami­co», spie­ga Cera­di­ni, «poi con gli altri ami­ci ci tro­vi­amo per gli assag­gi e scegliere il più buono». Una fes­ta nel­la fes­ta, insom­ma, quel­la dell’artigiano, per il quale la bon­tà di un cotechi­no non sta solo nell’impasto. «Molto impor­tante è anche la cot­tura», assi­cu­ra, «e per quel­la ho impara­to i seg­reti da mio padre. Quali? I seg­reti sono fat­ti per rimanere tali». Se il Re ha la boc­ca cuci­ta non da meno è il sec­on­do clas­si­fi­ca­to, Sil­vano Donatel­li, pen­sion­a­to. «Per fare un buon insac­ca­to tut­to dev’essere nat­u­rale», dice, «il resto vien da se». Il ter­zo pos­to è anda­to a una cop­pia, Flavio Zar­di­ni e Gigi Sime­oni, che assi­cu­ra­no preparare il loro prodot­to con le pro­prie mani, anche se a guardar­li bene, qualche ragionev­ole dub­bio per­mane. Tra gli invi­tati alla fes­ta del codegh­in di domeni­ca mat­ti­na, pre­sen­ti come di con­sue­to quel­li del­la Con­fra­ter­ni­ta Enogas­tro­nom­i­ca di Bot­ti­ci­no, il ces­tista Rober­to dal­la Vec­chia, un abitué ormai, e il Papà del Gno­co. «Gnochi e codegh­in no va tan­to d’acordo», ha sot­to­lin­eato qual­cuno. «Un bel piat­to di gnoc­chi, segui­to da un buon cotechi­no», è sta­ta la rispos­ta del­la maschera veronese, «sono una gioia per il pala­to». Ci vuol stom­a­co. (g.r.)