Domani si rinnova l’antica tradizione che valorizza l’apparato scenico installato sull’altare della chiesa parrocchiale. Per la cerimonia viene intonato il Miserere mentre viene illuminato il Santissimo Sacramento

Seicento candele aprono il triduo a Santo Stefano

18/02/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

L’accensione di più di sei­cen­to can­dele al can­to del «Mis­erere» aprono uffi­cial­mente, domani alle 18, nel­la par­roc­chiale di San­to Ste­fano, le cel­e­brazione del Trid­uo. Si trat­ta di una man­i­fes­tazione reli­giosa par­ti­co­lar­mente sen­ti­ta in paese di anti­ca tardizione. Non esistono doc­u­men­ti d’archivio che ne attesti­no gli inizi ma solo alcune tes­ti­mo­ni­anze rel­a­tive a fine 1700- 800 sco­v­ate nei reg­istri par­roc­chiali. Orig­i­ni col­le­gate ai tridui in suf­fra­gio dei defun­ti che si cel­e­bra­vano in tut­ti i pae­si del Gar­da nel tem­po prece­dente la Quares­i­ma. Il trid­uo, come da tradizione cel­e­bra­to nel­la penul­ti­ma domeni­ca pri­ma delle Ceneri, rap­p­re­sen­ta l’occasione per ammi­rare lo spet­ta­co­lare appa­ra­to sceni­co instal­la­to sull’altare. Si trat­ta di un impo­nente strut­tura in leg­no, alta cir­ca ven­ti metri, in stile neo­clas­si­co-baroc­co dec­o­ra­to con pit­ture ad arabeschi che serve a sup­por­to di 627 can­dele e al grande rag­gio illu­mi­na­to da 212 lam­pade, all’interno del quale viene espos­to il San­tis­si­mo Sacra­men­to den­tro il set­te­cen­tesco osten­so­rio. In alto, sopra il rag­gio, la scrit­ta Mis­erere mei Deus (Abbi pietà di me Sig­nore). Ad accen­dere le can­dele una venti­na di per­sone che, nascoste alla vista dei fedeli, una vol­ta ter­mi­na­to il lavoro e all’ultima nota del Mis­erere aprono il siparo illu­mi­nan­do la chiesa. «Il Trid­uo ha avu­to sem­pre nel­la sto­ria una sua ammin­is­trazione che cura­va la rac­col­ta delle offerte ed il loro impiego per la ges­tione dell’apparato sceni­co men­tre la popo­lazione rac­coglie­va fon­di uti­liz­zan­do le cas­sette dis­tribuite in paese», rac­con­ta don Giuseppe Suman par­ro­co del paese. E oggi a dis­tan­za di anni la sol­i­da­ri­età per il Trid­uo, cosi si chia­ma l’apparato sceni­co, si è risveg­li­a­ta. Un pri­mo «input» è par­ti­to dalle asso­ci­azioni com­mer­cianti ed alber­ga­tori che han­no con­tribuito per il restau­ro ed il recu­pero di ques­ta preziosa opera. Una pic­co­la goc­cia diven­ta­ta da sti­mo­lo per l’intero paese. «Abbi­amo riu­ni­to come ogni anno le numerose (cir­ca cinquan­ta) ed attive asso­ci­azioni locali otte­nen­do una rispos­ta unanime», riprende don Suman, «che ci per­me­t­terà d’organizzare durante l’estate una gior­na­ta ded­i­ca­ta alla nos­tra comu­nità con l’obiettivo di rac­cogliere i fon­di suf­fi­ci­en­ti per il restau­ro com­ple­to del Trid­uo che a cir­ca 70 anni dal­la sua costruzione rischia di andare in decadi­men­to». Le fun­zioni per il Trid­uo si svol­ger­an­no da domani con la solenne aper­tu­ra, pros­eguiran­no lunedì alle 19.30 e si con­clud­er­an­no mart­edì alla stes­sa ora.