Seicento mila pezzi sganciati sul Triveneto tra il ’40 e il ’45

Di Luca Delpozzo
w.g.

Sei­cen­to mila pezzi sgan­ciati sul Trivene­to tra il ’40 e il ’45 Impos­si­bile deter­minare la quan­tità di ordig­ni sgan­ciati sul ter­ri­to­rio ital­iano e la per­centuale ines­plosa. Basti pen­sare — ricor­da il colon­nel­lo Arturo Por­ri­no, capo sezione bonifi­ca del­la Quin­ta direzione Genio mil­itare di Pado­va che si occu­pa delle oper­azioni di bonifi­ca dell’Italia set­ten­tri­onale e del cen­tro — che sul solo Trivene­to nel sec­on­do con­flit­to mon­di­ale furono river­sate 600mila bombe d’aereo; di queste si cal­co­la che il 10 per cen­to, ovvero 60mila, non siano esplose. Ebbene fino­ra ne sono state recu­per­ate 5mila. I con­ti sono presto fat­ti. Dal pun­to di vista stori­co è inter­es­sante leg­gere un rap­por­to del giug­no 1948 redat­to dalle com­pag­nie di smi­na­tori dell’epoca, poco più di un centi­naio di uomi­ni fal­cidiati dalle esplo­sioni acci­den­tali. Al 30 giug­no 1948 risul­ta­vano con­trol­lati 6721 Comu­ni. Il mate­ri­ale fat­to bril­lare: qua­si sette mil­ioni di car­tuc­ce e bombe a mano, 5,5 mil­ioni di proi­et­tili di artiglieria; 250mila bombe d’aereo; dieci mila quin­tali di esplo­sivi. Per non dire degli ordig­ni del­la Pri­ma guer­ra mon­di­ale fini­ti chissà dove e che una min­uziosa rispos­ta del sot­to­capo di Sta­to mag­giore Pietro Badoglio all’on. Fradelet­to, min­istro per le terre lib­er­ate rias­sume con dovizia di par­ti­co­lari. Su un fronte di cir­ca 300 chilometri dall’Adamello alla Foce del Piave e con una pro­fon­dità media di cir­ca 8 chilometri furono uti­liz­za­ti qua­si 8 mil­ioni tra proi­et­tili e bombe ines­plose. Una quan­tità impres­sio­n­ante e causa spes­so di tragi­ci inci­den­ti, tan­to da indurre il Coman­do supre­mo ad adde­strare spe­ciali repar­ti per pro­cedere alla rac­col­ta e allo sgombero degli ordig­ni; poi ci ha pen­sato la sec­on­da guer­ra mon­di­ale a rimesco­lare le carte.