L’Ispettorato ha agito attraverso i carabinieri di Torri colpendo anche le barche di chi era in lista per il posto

Sequestri al porto Retelino, è caos. Il Comune: «Non lo sapevamo»

07/12/2005 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

L’assessore alla por­tu­al­ità, Car­lo Chin­car­i­ni, non usa mezzi ter­mi­ni dopo il seque­stro di una deci­na di imbar­cazioni e di alcune pic­cole imbar­cazioni per il soc­cor­so di sur­fisti, effet­tua­to dai di Tor­ri su manda­to dell’Ispettorato di Por­to, ad inizio novem­bre nel por­to Retelino del paese. «Noi declini­amo qual­si­asi respon­s­abil­ità per ciò che accade nei por­ti», mette le mani avan­ti l’assessore, «la legge 12 del 1998 prevede l’assegnazione dei demani lacuali, per i quali è avvenu­to il trasfer­i­men­to delle com­pe­ten­ze ai comu­ni, anche per i por­ti. La l’ha appli­ca­ta subito, men­tre il Vene­to non l’ha anco­ra fat­to, nonos­tante i nos­tri con­tinui solleciti».La vicen­da dei sequestri, se non fos­se per la seri­età del prob­le­ma che coin­volge centi­na­ia di cit­ta­di­ni del­la spon­da veronese del Gar­da, sarebbe addirit­tura com­i­ca. Lo spie­ga diret­ta­mente Chin­car­i­ni: «I cit­ta­di­ni sono infe­roc­i­ti, ci tro­vi­amo la fila di gente in uffi­cio che viene a chieder­ci l’assegnazione dei posti bar­ca nei por­ti. L’ultimo episo­dio poi ha dell’incredibile, ci siamo trovati in Comune i pro­pri­etari che cer­ca­vano la loro bar­ca, di cui noi non sape­va­mo nulla».Prosegue l’assessore alla por­tu­al­ità, Car­lo Chin­car­i­ni: «Sono andati anche dai cara­binieri di Mal­ce­sine per fare la denun­cia di fur­to e anche loro non sape­vano cosa era suc­ces­so. Solo più tar­di si è saputo che le barche era­no state seques­trate dai cara­binieri di Tor­ri». «Alcune delle imbar­cazioni rimosse con l’accusa di occu­pazione abu­si­va, però», con­tin­ua l’assessore, «in realtà era­no di cit­ta­di­ni che ave­vano il pos­to asseg­na­to dal­la grad­u­a­to­ria dell’Ispettorato e occu­pa­vano spazi liberi, pro­prio per­ché non anco­ra asseg­nati, nonos­tante la grad­u­a­to­ria sia sta­ta fat­ta nell’ottobre 2004».L’amministrazione di pazien­za non ne ha più. Chin­car­i­ni chiede: «Vor­rem­mo a questo pun­to almeno sapere dove sono state por­tate le barche per dare risposte alla gente che si riv­olge a noi. Cer­to che se è questo il prin­ci­pio del­la devo­lu­tion, siamo a pos­to. Come mai nel Trenti­no queste cose non accadono?».A Mal­ce­sine i por­ti sono cinque, denom­i­nati in base alla local­ità dove si trovano: Cas­sone, Madon­ni­na, Mal­ce­sine por­to vec­chio, Navene e Retelino, quest’ultimo teatro del seque­stro di barche, sit­u­a­to due chilometri a nord di Mal­ce­sine e costru­ito una venti­na di anni fa. «Questi por­ti», pre­cisa Chin­car­i­ni, «dispon­gono di cir­ca 300 posti bar­ca, di cui il 10 per cen­to a motore, il resto a vela. Se fos­sero sis­temati però ne potreb­bero con­tenere molti di più. Si uti­liz­za zolo il 70 per cen­to dei posti disponi­bili. In ques­ta situ­azione non si sa più di chi sono i posti bar­ca, non si sa chi può entrare o dove deve ormeg­gia­re. I cit­ta­di­ni non pos­sono mica por­tar­si le barche in can­ti­na. C’erano per­sone che ave­vano le boe, ma poiché era sta­to comu­ni­ca­to che ave­vano ottenu­to il pos­to bar­ca han­no rin­un­ci­a­to alla boa, poi non è più sta­to asseg­na­to loro il pos­to, così ci sono decine di barche in giro sen­za avere una con­dizione legittima».L’assessore alla por­tu­al­ità con­clude: «Se venisse trasferi­ta la com­pe­ten­za dal­la Regione ai Comu­ni, noi potrem­mo dare risposte imme­di­ate, in base a regole omo­ge­nee per tut­to il lago e con gli introiti si potreb­bero miglio­rare le infra­strut­ture, pulire i fon­dali, con­trol­lare gli ormeg­gi, illu­minare e seg­nalare adeguata­mente. Ad esem­pio, il Retelino è il por­to meno agi­bile, ha addirit­tura l’entrata al rovescio rispet­to al favore del vento».