Martedì l’evento gastronomico che attira visitatori da tante zone d’Italia. Salvo errori, niente pioggia per la festa del tortellino Attesi 4.000 ospiti sul ponte per gustare la specialità

Sera del Nodo d’Amore baciata dalle previsioni

Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

Si pre­an­nun­cia un even­to spe­ciale per la sera di mart­edì, quan­do si svol­gerà la 16esima “Fes­ta del Nodo d’Amore”, ded­i­ca­ta al ful­cro del­la gas­trono­mia locale, il tortelli­no. La man­i­fes­tazione, che s’avvantaggia d’ una macchi­na orga­niz­za­ti­va ben oli­a­ta, quest’anno dovrebbe infat­ti pot­er con­tare su un tem­po atmos­feri­co favorev­ole. Si pre­an­nun­cia infat­ti un cli­ma cal­do e piacev­ole, mod­er­a­to dal­la ven­ti­lazione tipi­ca di molte ser­ate nel­la val­la­ta del Min­cio. «Spes­so e volen­tieri», dichiara Nadia Pasquali, con­sigliere dell’Arv (Asso­ci­azione ris­tora­tori valeg­giani), l’associazione orga­niz­za­trice, «negli anni scor­si abbi­amo avu­to sul­la tes­ta la spa­da di Damo­cle del tem­po incer­to ed abbi­amo dovu­to preparare scru­tan­do il cielo e con­sul­tan­do le pre­vi­sioni atmos­feriche. Non è facile orga­niz­zare sapen­do che un pio­vas­co ti può man­dare a monte il lavoro di mesi e mesi. Quest’anno invece sot­to questo pro­fi­lo siamo tran­quil­li per­ché il bel tem­po pare assi­cu­ra­to». Pro­prio l’anno scor­so invece, dopo qualche set­ti­mana di vari­abil­ità metere­o­log­i­ca, i ris­tora­tori decis­ero di rischiare e la fes­ta venne bag­na­ta dal­la piog­gia, anche se l’accelerazione dei tem­pi per­mise di portare a ter­mine il pro­gram­ma (la cena e i fuochi).Ma se fino all’anno scor­so veni­va con­sid­er­a­ta in caso di piog­gia una pos­si­bile alter­na­ti­va, la sud­di­vi­sione degli ospi­ti nei vari ris­toran­ti che aderiscono alla man­i­fes­tazione, quest’anno si cam­bia rot­ta. «Diven­ta­va un bel prob­le­ma sia a liv­el­lo orga­niz­za­ti­vo che eco­nom­i­co», spie­ga Gian­ni Verone­si, seg­re­tario dell’Arv, «pen­sare a smo­bil­itare uomi­ni e strut­ture sul ponte vis­con­teo per trasferir­si nei vari ris­toran­ti. Così da ora in avan­ti o si fa sul ponte o la fes­ta salta». Lo si può capire per­ché, al di là di una pre­li­batez­za come il tortelli­no, il fas­ci­no del­la man­i­fes­tazione sta in buona parte anche nel­lo splen­di­do sce­nario in cui si svolge: la valle del Min­cio, con gli oltre 600 metri del ponte vis­con­teo, il fiume sot­tostante ed il castel­lo scaligero sul­la collina.Mentre viene con­fer­ma­ta la chiusura del­la stra­da provin­ciale che scende a Borghet­to e con­giunge, attra­ver­so il ponte vis­con­teo, le due sponde del Min­cio (da lunedì alle 7,30 fino a mer­coledì alle 20), la macchi­na orga­niz­za­ti­va va avan­ti. Gli oltre 4.000 ospi­ti avran­no a dis­po­sizione: 98 cuochi, 95 some­li­er e 318 camerieri. Pri­ma anco­ra però dovran­no essere preparati i 600 mila tortelli­ni che ver­ran­no scodel­lati per l’occasione, con­di­ti col bur­ro fuso e pron­ti a rice­vere una spruz­za­ta di grana. «E pen­sare», riv­ela Romano Bres­sanel­li, pres­i­dente dell’Arv, «che per un cer­to peri­o­do ci siamo chi­esti se ripro­porre ques­ta man­i­fes­tazione che ci dà tan­to, ma impeg­na anche tan­tis­si­mo gli asso­ciati e non solo. Poi, sti­mo­lati da tan­ti, asso­ciati, cli­en­ti e fig­ure isti­tuzion­ali, abbi­amo but­ta­to il cuore oltre l’ostacolo».

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