Indagine dell’associazione «La Fonte». Tra le richieste dei residenti l’aumento dei servizi pubblici

Servono abitazioni ma a prezzi popolari

Di Luca Delpozzo
s.za.

San Felice è il ter­zo cen­tro del­la Valte­n­e­si, dopo Maner­ba e Padenghe. In un sec­o­lo la popo­lazione è rad­doppi­a­ta, pas­san­do dai 1.672 res­i­den­ti del 1901 ai qua­si 3mila del­l’ul­ti­mo cen­si­men­to (2001). La cresci­ta degli anni Novan­ta è dovu­ta all’ar­ri­vo di nuove famiglie, con bam­bi­ni molto pic­coli. La per­centuale degli anziani (ultra65enni) con­tin­ua a rimanere sta­bile: da parec­chio tem­po oscil­la infat­ti tra il 15% e il 20%. Il ter­ri­to­rio occu­pa una super­fi­cie di 26 chilometri qua­drati, com­pre­so il lago, fino al con­fine con la spon­da veronese. Le abitazioni dei res­i­den­ti (1.232) sono più numerose delle sec­onde case (905). Suc­cede lo stes­so a Maner­ba (1.716 con­tro 1.232), Pueg­na­go (1.111 a 155) e Polpe­nazze (839 a 508). Nelle altre local­ità del­la Valte­n­e­si capi­ta invece il con­trario. A Moni­ga preval­go­no le sec­onde case (1.019 con­tro 749). Idem a Padenghe (2.120 a 1.546) e a Soiano (773 a 682). Dopo avere rac­colto questi, e una serie di altri dati, l’As­so­ci­azione cul­tur­ale «La Fonte», gui­da­ta da Mario Rosi­na, ha effet­tua­to un’indagine tra i cit­ta­di­ni, illus­tran­do i risul­tati alla popo­lazione nel­l’ex Monte di Pietà. Al ques­tionario, che affronta­va vari temi (dai servizi alla san­ità, dal­la scuo­la alle asso­ci­azioni, dal com­mer­cio al tur­is­mo, ecc.) han­no rispos­to 108 cit­ta­di­ni. Loren­za Bac­co­lo, ad esem­pio, si è sof­fer­ma­ta sul dis­cor­so del­l’edilizia. Il 60% degli inter­vis­ta­ti ritiene che lo svilup­po sia sta­to equi­li­bra­to con la tutela del­l’am­bi­ente, il 26% lo giu­di­ca insuf­fi­ciente (nel sen­so che vor­rebbe più abitazioni), il 14% ecces­si­vo. Per quan­to riguar­da il futuro, il 58% aus­pi­ca nuovi inter­ven­ti, ma in modo lim­i­ta­to, e con par­ti­co­lare atten­zione riv­ol­ta ai servizi: creazione di cen­tri ricre­ativi, sportivi, cul­tur­ali e di assis­ten­za. Il 31% chiede altre abitazioni, in par­ti­co­lare eco­nom­i­co-popo­lari. Il 42% sostiene che sarebbe il caso di recu­per­are il pat­ri­mo­nio esistente. Sul tema delle sec­onde case, il 50% giu­di­ca oppor­tuno penal­iz­zarne la costruzione, il 13% le ritiene invece una risor­sa impor­tante e il restante 37% pen­sa che, se lim­i­tate, con­sentono all’e­cono­mia locale di soprav­vi­vere. L’84% boc­cia lo svilup­po edilizio dei comu­ni lim­itrofi, in par­ti­co­lare Maner­ba e Padenghe. Tre su quat­tro con­sid­er­a­no suf­fi­ciente o buona la disponi­bil­ità di verde pub­bli­co, ma il 60% esprime un giudizio neg­a­ti­vo sul gra­do di fruibil­ità. Il 67% affer­ma che il ter­ri­to­rio è una risor­sa da preser­vare, affinchè le gen­er­azioni future ne pos­sano godere; per il 25% va invece sfrut­ta­to, man­te­nen­do comunque un gius­to rap­por­to tra rispet­to del­l’am­bi­ente e crescita.