Ben 43 professionisti tra geometri, ingegneri, architetti e geologi aiuteranno a rivedere i rilievi delle abitazioni lesionate. Da un incontro con cittadini e agenzie immobiliari «escono» decine di mini appartamenti

Sfollati, i proprietari offrono le prime case

12/12/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
se.za.

A Salò, l’emergenza cos­ta cir­ca 15 mila euro al giorno, e l’attività per riportare la situ­azione alla nor­mal­ità pros­egue in maniera fre­net­i­ca. L’altra sera il sin­da­co ha incon­tra­to i tito­lari delle agen­zie immo­bil­iari e alcu­ni pro­pri­etari di appar­ta­men­ti. «Abbi­amo 280 per­sone sparpagli­ate in 14 alberghi, che io vor­rei lib­er­are in tem­pi bre­vi, mag­a­ri entro — ha det­to il sin­da­co -. Vi chiedi­amo di met­tere a dis­po­sizione case e allog­gi sen­za chiedere deposi­ti cauzion­ali. E’ pos­si­bile stip­u­lare con­trat­ti di sei mesi-un anno, in dero­ga a quel­li sta­bil­i­ti dal­la legge sull’equo canone». Fat­ti i con­ti, Cipani reperisce una quar­an­ti­na fra bilo­cali e trilo­cali. Il numero esat­to si conoscerà solo domani o mart­edì. Qual­cuno ha espres­so dub­bi sul­la pos­si­bil­ità di sis­temare gli extra­co­mu­ni­tari. C’è però da con­sid­er­are un altro aspet­to: sene­gale­si, maroc­chi­ni, rumeni, pak­istani ecc. sono meno legati a un deter­mi­na­to luo­go. Accettano insom­ma, di trasferir­si più facil­mente in un paese vici­no, come Vobarno o Gavar­do, che non i res­i­den­ti da molti anni a Salò, aman­ti del lago, e niente affat­to inten­zionati ad andarsene. I pri­mi, che rap­p­re­sen­tano comunque una mino­ran­za, potran­no quin­di cer­care una soluzione ester­na; gli altri, invece, cam­bier­an­no local­ità solo in man­can­za di alter­na­tive. Il con­trib­u­to men­sile per chi tro­va casa in affit­to in ques­ta fase oscil­la tra 200 e 400 euro men­sili, con la pos­si­bil­ità di aggiungerne altri 100 per ogni anziano, dis­abile o invali­do. Il ben­efi­cio è con­ces­so a decor­rere dal­la data di sgombero fino al reper­i­men­to di una sis­temazione sta­bile (e al mas­si­mo entro la fine del­lo sta­to di emer­gen­za, fis­sa­ta in un anno). Sul Gar­da esistono numerosi appar­ta­men­ti vuoti, abi­tati solo in estate. Ma sono pochi i pro­pri­etari inten­zionati ad affit­tar­li, per­chè temono che gli inquili­ni resti­no a lun­go. Il sin­da­co non vuole usare le maniere for­ti, come la req­ui­sizione. Preferisce ricer­care l’accordo, e una soluzione amichev­ole. E le agen­zie immo­bil­iari pos­sono recitare un ruo­lo di rilie­vo, man­te­nen­do i canoni a liv­el­li acces­si­bili e con­vin­cen­do i pro­pri­etari a dare una mano a chi si tro­va in dif­fi­coltà. In un’altra riu­nione, svoltasi ieri mat­ti­na nel­la dell’Istituto Bat­tisti, parec­chi tec­ni­ci del­la zona (ingeg­neri, architet­ti, geometri, geolo­gi) han­no rispos­to all’appello lan­ci­a­to da Gio­van­ni Cia­to, respon­s­abile dell’ufficio Edilizia pub­bli­ca e pri­va­ta. «L’emergenza è ces­sa­ta — ha spie­ga­to Cia­to -, ma le ferite restano. Nei prossi­mi giorni la com­pleterà le ver­i­fiche. Par­tendo dalle schede com­pi­late su cias­cun edi­fi­cio, noi dob­bi­amo andare a ricon­trol­lare le inag­i­bil­ità parziali e tem­po­ra­nee, per vedere se sono già sta­ti effet­tuati i lavori di mes­sa in sicurez­za. E inoltre dare una rispos­ta alle domande pre­sen­tate dopo il 9 dicem­bre, ter­mine ulti­mo fis­sato dall’assessore regionale Mas­si­mo Busce­mi». Se le relazioni saran­no favorevoli, il sin­da­co potrà revo­care le ordi­nanze di evac­uazione che ave­va fir­ma­to. C’è inoltre da val­utare la situ­azione di molti anziani che, pur aven­do la casa inag­i­bile, non vogliono abban­donarla. O dei pro­pri­etari che rifi­u­tano di aprire la por­ta. Altri, invece, affer­mano di non vol­er sis­temare niente finchè non arrivano i con­tribu­ti, met­ten­do a ris­chio, soprat­tut­to nel cen­tro stori­co, dove uno è attac­ca­to all’altro, anche l’edificio vici­no. Il coman­dante del­la , San­dro Moran­di, ha invi­ta­to a tele­fonare e a chiedere aiu­to nel caso in cui sia nec­es­sario sgomber­are e il pri­va­to fac­cia resisten­za. All’iniziativa pro­mossa da Cia­to han­no ader­i­to 43 pro­fes­sion­isti, e sono state for­mate 17 squadre com­poste da due o tre tec­ni­ci. L’obiettivo è sem­pre quel­lo di accel­er­are i tem­pi per tornare alla normalità.

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