Tra i tanti esclusi dall’elenco dei posti barca c’è anche un natante illustre. Quasi da museo. Portese: niente ormeggio per una bissa secolare. È troppo lunga

Sfrattata la storia del lago

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Agosti­no De Miche­li ha un diavo­lo per capel­lo. La sua «bis­sa», una tipolo­gia di imbar­cazione tipi­ca del Gar­da, una delle ultime rimaste in cir­co­lazione, è sta­ta esclusa dai sorteg­gi per l’assegnazione dei posti bar­ca a Portese e a San Felice. Il moti­vo? «Han­no sta­bil­i­to che i natan­ti ammes­si non devono super­are la lunghez­za di sette metri e 35 — spie­ga -; e la mia bar­ca ne misura 7 e 39. L’hanno esclusa per quat­tro centimetri».Bocciata, dunque, sen­za avere avu­to la pos­si­bil­ità di parte­ci­pare al sorteg­gio. Come se alla -San­re­mo sta­bilis­sero che i ciclisti più alti di un metro e 90 devono rimanere a casa.«Questa bis­sa, costru­i­ta dal mae­stro d’ascia Gioia, è sem­pre sta­ta usa­ta dai pesca­tori di Portese — aggiunge De Miche­li -. Io l’ho acquis­ta­ta da loro, e rimes­sa in ses­to gra­zie all’abilità di Mat­tia Manovali. L’ho muni­ta di una bel­la vela in cana­pa di lino, e persi­no bat­tez­za­ta, col nome Gel­sa. Da cen­to anni è sem­pre sta­ta qui, nel por­to di Portese. E adesso devo por­tar­la via. È inutile che par­li­no di tradizioni se poi non ven­gono rispettate».Da anni Agosti­no, che lavo­ra nel repar­to psichi­atri­co dell’ospedale di Gavar­do, si ded­i­ca al recu­pero di ogget­ti che ricor­dano il pic­co­lo mon­do anti­co: dai pesan­ti man­tel­li dei con­ta­di­ni alle pietre dei broli; dai pezzi di uli­vo (che trasfor­ma in scul­ture) ai torchi per la stam­pa. Ha fotografa­to e archivi­a­to le immag­i­ni delle merid­i­ane di mez­za provin­cia. «Ho la licen­za di pesca­tore — pros­egue -, e nel tem­po libero esco a pren­dere luc­ci, sar­dine (in mag­gio), per­si­ci e cavedani. Di aole nem­meno l’ombra. Sparite anche le anguille. Il ricor­do più bel­lo? I car­pi­oni pre­si nel gol­fo di Salò, col vec­chio Bepi Car­lòt che ave­va l’osteria in mez­zo a Portese».«Sulla bis­sa sali­vano in quat­tro, e rema­vano in pie­di, alla vene­ta — con­tin­ua -, ma è una bar­ca pesante da con­durre. In pas­sato usci­vano in cop­pia. Una alle reti, l’altra tira­va. In giro non se ne trovano più. Ce ne sono un paio in sec­ca all’isola Cavaz­za. La mia è un pez­zo stori­co, che meriterebbe ben altra con­sid­er­azione. Invece non tro­va più pos­to, là dove è rimas­ta da un sec­o­lo, per quat­tro mis­eri centimetri».Tutto fini­to? «Ho inoltra­to ricor­so attra­ver­so l’avvocato Ambro­gio Flo­ri­oli, ex sin­da­co di San Felice. Ma è sta­to respin­to. E pen­sare che negli ulti­mi anni qual­cuno è rimas­to nel por­to sen­za pagare il canone, e altri, adesso, han­no fat­to doman­da pur non essendo pro­pri­etari di una bar­ca, pre­sen­tan­do la di quel­la di un amico».L’assegnazione dei posti, effet­tua­ta a Salò, nel­la sede del Con­sorzio dei comu­ni riv­ieraschi, ha soll­e­va­to malu­mori e sospet­ti. Tan­to che la è inter­venu­ta a con­trol­lare, per vedere se esistono irregolarità.San Felice ha una disponi­bil­ità di cir­ca 150 posti pub­bli­ci, la stra­grande mag­gio­ran­za nel­la frazione di Portese e appe­na un ses­to nel pic­co­lo molo del capolu­o­go. Inevitabile che, di fronte alle 210 domande, nascessero scon­tri e polemiche. Molti dei boc­ciati han­no pre­sen­ta­to ricor­so, otte­nen­do però rispos­ta negativa.In pas­sato decide­va l’Ispettorato di Desen­zano. Poi ha assun­to l’incarico il Comune (peri­o­do 2003 fine 2006) che, ora, ha cedu­to il com­pi­to al Con­sorzio, ris­er­van­do il 30% degli spazi ai pro­pri residenti.Il por­to di Portese è sta­to divi­so in due set­tori: uno ris­er­va­to alle barche a vela (45), l’altro a quelle a motore (78), con l’aggiunta di due posti per il bat­tel­lo spazz­i­no del e per i . 27 gli spazi asseg­nati a San Felice.

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