Porto e pontile «incompatibili con la conservazione dei siti». La Direzione generale ambiente contesta le realizzazioni ai Pioppi e a Ronchi

Sgridata dall’Europa

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Il por­to e il pon­tile per la real­iz­za­ti rispet­ti­va­mente in local­ità Piop­pi di Peschiera e Ronchi di Castel­n­uo­vo han­no causato la mes­sa in mora all’Italia da parte del­la Direzione gen­erale ambi­ente del­la Com­mis­sione euro­pea; del­la deci­sione è sta­ta data comu­ni­cazione, in questi giorni, ai rap­p­re­sen­tan­ti del Coor­di­na­men­to comi­tati Bas­so Gar­da che ave­vano seg­nala­to il caso a Brux­elles. In base alle infor­mazioni in suo pos­ses­so, recita il doc­u­men­to fir­ma­to dal capo unità Georges Krem­lis, la Com­mis­sione ha ritenu­to che «la Repub­bli­ca ital­iana sia venu­ta meno agli obb­lighi derivan­ti dall’art. 6 del­la diret­ti­va 92/43/Cee aven­do omes­so di adottare le oppor­tune mis­ure per evitare il degra­do degli habi­tat nat­u­rali e degli habi­tat di specie, nonché la per­tur­bazione delle specie per cui la zona è des­ig­na­ta». Due le opere con­tes­tate: il pon­tile di attrac­co in local­ità Ronchi di Castel­n­uo­vo e le rel­a­tive attiv­ità di «i cui effet­ti sug­li uccel­li e il loro habi­tat nel Bas­so Gar­da se uti­liz­za­to nel peri­o­do di sver­na­men­to per gli uccel­li, è sta­to con­sid­er­a­to dalle autorità ital­iane essere incom­pat­i­bile con gli obi­et­tivi di con­ser­vazione del sito». Analo­ga moti­vazione per il por­to dei Piop­pi di Peschiera e il suo impat­to «a causa dell’aumento sig­ni­fica­ti­vo del traf­fi­co lacuale». La Com­mis­sione ha chiesto al Gov­er­no ital­iano di inviare le pro­prie osser­vazioni in mer­i­to alla mes­sa in mora, un provved­i­men­to che in quest’area è già sta­to adot­ta­to dal­la Com­mis­sione euro­pea per la man­ca­ta val­u­tazione com­p­lessi­va di impat­to ambi­en­tale per i lavori alla vari­ante alla statale 11. Sul prog­et­to del por­to dei Piop­pi, il Grup­po eco­logi­co ave­va scrit­to all’allora sin­da­co Bruno Dal­la Pel­le­g­ri­na evi­den­zian­do i rischi ambi­en­tali con­nes­si alla real­iz­zazione di una strut­tura por­tuale così grande e al con­seguente aumen­to di numero di moto­scafi. La doman­da di real­iz­zazione del prog­et­to era sta­ta pre­sen­ta­ta in data 14 agos­to 2000, e richia­ma­va la legge regionale 23/99 «pro­gram­mi inte­grati di riqual­i­fi­cazione urban­is­ti­ca, edilizia ed ambi­en­tale»; il 18 dicem­bre 2000 il con­siglio comu­nale approva­va un accor­do di pro­gram­ma inte­gra­to e la con­feren­za di servizi con­vo­ca­ta, pri­ma in data 23marzo 2001 e poi il 26ottobre 2001, si era espres­sa a favore del prog­et­to. La Provin­cia di Verona ave­va espres­so, l’11gennaio 2002, giudizio favorev­ole di com­pat­i­bil­ità ambi­en­tale e in data 14 feb­braio 2002 era sta­to sot­to­scrit­to dal sin­da­co l’accordo di pro­gram­ma defin­i­ti­vo; una vol­ta por­ta­to in con­siglio comu­nale, la real­iz­zazione del por­to era sta­ta approva­ta con i voti con­trari dei grup­pi all’opposizione Aril­i­ca e Gente di Lago.

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